• BOLOGNA

Gay Bride, la banalità conformista delle "nozze" omo

A Bologna inaugurano l'esposizione Gay Bride: tutto l'armamentario necessario per le "nozze" gay. Siamo passati dal "pride", orgoglio, al "bride", sposa nel matrimonio delle "nuove famiglie". Ormai maschio e femmina non si sposano più, quindi il business si riorienta sui nuovi scenari.

Il Bologna Pride

Il modello non è il regale sposalizio di Kate e William. Ma semmai quello molto più glam di Elton John. Follow the money, si diceva: segui il soldo. E il soldo porta oltre le leggi, lontano dalle consuetudini e sideralmente liberato da quel pizzico di moralità che ormai non c'è più, schiacciata dal consumo sessuale che ha sostituito il piacere fine a se stesso e la sua spasmodica ricerca di felicità.

La strategia è semplice: i matrimoni, per chi ancora li sceglie, sono un business, il catering, i fiori, l'allestimento etc.... Negli ultimi dieci anni si è creata la figura del wedding planner al quale si può affidare un desiderio per vederselo immediatamente tradotto in realtà, fossero anche i confetti passion fruit perché la mandorla è così retrò, stantia, insomma un retaggio clericale.

Va da sé che l'impellente edonismo consumistico, per stupire e restare sempre sulla breccia, debba inventarsi ogni volta qualche cosa di nuovo. Eccolo: a Bologna da oggi sono aperte le porte del primo salone dedicato ai matrimoni same sex. Sì, avete capito bene. E non iniziate subito con questi dettagli stucchevoli che in Italia il matrimonio “omo” non è permesso dalla legge quindi non si vede quale sarebbe la ragione per promuovere padiglioni e bla bla bla...

Non lo sapete che il consumo precede il bisogno? Il mondo va così. Si crea un prodotto e poi si cerca il consumatore. Il quale sarà attratto dalle sirene della novità, condita in questo caso dalla causa nobile del matrimonio gay, contro le discriminazioni, il principio di realtà e cose così. Due giorni, oggi e domani, per il primo Gay Bride Expo. Non pride, perché ormai il tempo dell'orgoglio è già un dato acquisito. Ma bride. Il Collins Cobuild dice che bride è “la donna che si sta per sposare”. Insomma: il salone della sposina gay. A Bologna hanno fatto le cose in grande tanto che l'evento ha avuto il patrocinio di Bologna Fiere e dell'Arcigay, che si è affrettata a dire che i matrimoni same sex nei paesi dove questi sono concessi hanno già prodotto un aumento di pil delle economie nazionali, tanto per far sentire in colpa i bigotti che ci precludono questi scenari di ripresa.

A proposito di sensi di colpa: gli organizzatori hanno coniato il neologismo “migranti d'amore”. Eh sì perché per potersi sposare all'estero, mettiamo in Spagna, i due innamorati devono lasciare la Patria. Si usa proprio questo termine, come un fante in partenza per Cefalonia. Vedrete, il concetto farà fortuna, anche perché è accompagnato alla parola migrante, un altro passpartout moderno per esercitare la dittatura del diritto sganciato dal dovere.

Sul sito c'è tutto: gli ospiti, gli eventi collaterali, dai dj set ai cabarettisti, ma manca la cosa più interessante: la differenza con gli altri matrimoni, quelli per intenderci che non hanno mai avuto bisogno di fiere e padiglioni per imporsi, ma che oggi sono però in calo costante Istat: quelli cioè tra uomo, maschio, fresco di rasatura, smoking blu lucido e lei, che quel giorno riesce sempre ad essere una creatura celestiale che si dona di bianco vestita al suo maschio alfa e che così bella non sarà forse mai più.

“Esistono operatori commerciali che hanno scelto di rivolgersi alle persone omosessuali per dare corpo ai loro sogni”, recita la spiegazione sul sito. E ancora: “Esistono realtà che sostengono spose lesbiche e sposi gay nei viaggi all'estero, nel viaggi verso la felicità dove il matrimonio è consentito”. E tutti a immaginarsi frotte di pietose e volenterose agenzie di viaggi, pasticceri, gioiellieri, creatori di bomboniere, fioristi tutti gentili e pronti a soddisfare le esigenze. Soprattutto di cassa.

La torta gay ad esempio da che cosa si differenzia rispetto alle millefoglie a cui siamo abituati? E i vestiti? E i fiori? E gli scherzi? Immaginiamo che verrà scartato quello della carotina tra le due noci che una volta si riservava alle sposine. Quel che è sicuro è che il business è davvero dietro l'angolo, perché ormai gli eterosessuali non si sposano più e conviene attrezzarsi con nuove praterie, scovate negli omosessuali, i quali non sembra abbiano chiesto in comitato di poter avere un Expo apposito per studiare le loro nozze. Ma lo abbiamo capito: il consumo precede il bisogno. Che col tempo verrà.

Per fare questo però deve proseguire l'operazione di sensibilizzazione che anche a Bologna Fiere avrà i suoi momenti clou con convegni e seminari sui risvolti legislativi circa le nozze gay. Chapeau, davvero originali: questa volta non ci avevamo pensato. Una sola cosa però non abbiamo capito: finito tutto, quando è ora di andare in camera...chi prende in braccio chi?