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Frédéric Ozanam, l'esempio di un vero moderato

Il fondatore della Società San Vincenzo de Paoli è un esempio di moderatismo valido per i giorni nostri. I tempi che visse lui, a cavallo fra Napoleone e la Rivoluzione del 1848, sono infatti incredibilmente simili al nostro 2013.

Ozanam

Grande intellettuale della Sorbona e insieme assiduo frequentatore delle soffitte della Parigi dei poveri. E poi padre di famiglia, giornalista, persino uomo politico coraggioso, capace di buttarsi nella mischia in un frangente delicatissimo come quello della Francia del 1848.


C'è anche la grande figura di Antoine Frédéric Ozanam - laico cattolico francese dell'Ottocento, fondatore della Società di San Vincenzo de Paoli, proclamato beato da Giovanni Paolo II nel 1997 - tra i protagonisti dell'edizione 2013 del Meeting. A lui è infatti dedicata una mostra itinerante che in occasione del bicentenario della sua nascita (avvenuta nella Milano napoleonica il 23 aprile 1813) la Società di San Vincenzo ha dedicato al suo fondatore e che in questi giorni fa appunto tappa alla kermesse di Rimini. Si tratta di un'opportunità molto importante per riscoprire una figura come quella di Ozanam, che pare un po' ingiustamente caduta nel dimenticatoio. Mentre invece sarebbe particolarmente preziosa da riscoprire soprattutto in un tempo come quello di oggi.


Ho l'impressione, infatti, che il tempo in cui Ozanam è vissuto sia straordinariamente simile al nostro. Anche la Francia della prima metà del XIX secolo era un Paese che stava vivendo una fase di profonde trasformazioni. Con Napoleone era finita un’epoca ma il ritorno all’Ancien Régime si stava rivelando una risposta impossibile. Era anche quello un momento in cui gli indignati scendevano in piazza, infiammati dalla questione sociale: presto sarebbe arrivato il 1848, l’anno delle grandi rivolte e del manifesto di Karl Marx. In un contesto del genere, anche nella Chiesa si fronteggiavano idee diverse sul rapporto con la modernità e contemporaneamente c’era da fare i conti con un laicismo emergente nella società. Non si tratta di uno scenario per molti versi sovrapponibile a quello che stiamo vivendo oggi?

Ozanam l'ha vissuto due secoli fa; e l'ha fatto mettendo in campo una serie di idee e di scelte concrete che hanno portato Giovanni Paolo II a definirlo un “precursore della dottrina sociale della Chiesa” (la Rerum Novarum sarebbe arrivata quasi quarant'anni dopo la sua morte). Aveva vent'anni quando - insieme ad alcuni amici studenti cattolici del grande ateneo parigino - si lasciò provocare dall'obiezione anticlericale di un seguace di Saint-Simon, il nome più in vista allora del socialismo utopista: “ma voi laici cattolici per i poveri che affollano la Parigi di oggi che cosa fate?” Nacque così la Società di San Vincenzo, con la sua carità concreta tuttora molto ben conosciuta da migliaia di famiglie anche nell'Italia di oggi. Nacque con un intento apologetico (doveva servire a rafforzare la fede dei giovani, apertamente minacciata dalle idee dominanti nella Francia post-rivoluzionaria), ma anche con un intento di trasformazione della società. E infatti Ozanam avrà sempre ben chiaro il legame tra il servizio ai poveri e l'azione politica.


Il suo programma sarà una battaglia a tutto campo contro gli egoismi, che lo porterà a schierarsi contro la nuova borghesia rampante che non voleva vedere l'esercito dei senza lavoro o gli operai sfruttati senza rispetto per la loro dignità. Ma - nello stesso tempo - resterà sempre fermo nel denunciare la contraddizione del socialismo, che in nome dei poveri nega loro la libertà. E sarà lucidissimo nel vedere nella battaglia per il divorzio portata avanti dai socialisti all'Assemblea Nazionale francese un altro volto di quello stesso egoismo che lui combatteva prendendosi cura degli ultimi.


Tutti temi che la crisi oggi ha riportato di grande attualità e che fanno di Ozanam un modello da riscoprire per la politica di oggi. In particolare ne fanno un grande interprete di una politica moderata, aggettivo forse oggi utilizzato un po' troppo a cuor leggero. Per lui infatti definirsi moderato significava porsi consapevolmente nella posizione più scomoda, quella di chi si batte per temperare gli opposti egoismi avendo a cuore il bene di tutti.


«Se la questione che agita attualmente il mondo intorno a noi - scriveva Ozanam già nel 1836 - non è né un problema di persone né un problema di forme politiche, ma un problema sociale; se è la lotta tra quelli che nulla hanno e quelli che troppo hanno; se è lo scontro violento fra l’opulenza e la povertà che fa tremare il suolo sotto i nostri passi, il nostro dovere di cristiani è di interporci fra questi nemici irriconciliabili e di fare in modo che gli uni si spoglino come per l’adempimento di una legge e che gli altri ricevano come un beneficio; che gli uni cessino di esigere e gli altri di rifiutare; che l’uguaglianza si restauri finché sia possibile tra gli uomini; che la comunità spontaneamente rimpiazzi l’imposta e i prestiti forzosi; che la carità faccia ciò che la giustizia da sola non saprebbe fare». Il programma di un autentico moderato. Quello di cui - forse - nell'Italia di oggi si sente più la mancanza.

Giorgio Bernardelli è l'autore di “Storia di F. Ozanam. L'uomo che non aveva paura della crisi” (ed. Lindau, Torino 2013)