• L'ENCICLICA DEL PAPA/3

Fratelli tutti, ma la libertà religiosa è senza Cristo

Fratelli tutti omette l’affermazione primaria dell’unica vera religione piegando sia la Chiesa che la libertà ad una funzionalità orizzontale. Si ammette la relativizzazione della fede cristiana e si avanza l’idea che il Vangelo sia una delle fonti di ispirazione per realizzare la fraternità universale. Così la Chiesa si accomoda tra gli artefici di un mondo senza Cristo. 

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Nella nuova enciclica Fratelli tutti si trova un po’ di tutto, senza ordine e senza chiarezza. In effetti, non è un gran complimento, ma è difficile affermare il contrario. All’interno di questa specie di bazar, l’attenzione è caduta in modo particolare sui paragrafi dedicati alla libertà religiosa. Al n. 279, Francesco scrive: «Come cristiani chiediamo che, nei Paesi in cui siamo minoranza, ci sia garantita la libertà, così come noi la favoriamo per quanti non sono cristiani là dove sono minoranza. C’è un diritto umano fondamentale che non va dimenticato nel cammino della fraternità e della pace: è la libertà religiosa per i credenti di tutte le religioni. Tale libertà manifesta che possiamo “trovare un buon accordo tra culture e religioni differenti; testimonia che le cose che abbiamo in comune sono così tante e importanti che è possibile individuare una via di convivenza serena, ordinata e pacifica, nell’accoglienza delle differenze e nella gioia di essere fratelli perché figli di un unico Dio”».

La libertà religiosa, nel suddetto paragrafo, viene connessa al contributo che tutte le religioni possono dare per la realizzazione di una pacifica forma di convivenza; essa è funzionale alla creazione di una fratellanza universale, alla quale ogni religione offre le “tante cose” che essa ha in comune con le altre. È interessante notare che il testo non si riferisce, come ci si sarebbe aspettato, alla dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa; viene invece preceduto, al n. 277, dalla citazione, accuratamente troncata, del n. 2 di Nostra Aetate. Questi due dettagli – l’omissione di Dignitatis Humanae e la presenza della dichiarazione sul dialogo interreligioso chirurgicamente, come vedremo, selezionata – non sono senza effetto. E purtroppo, questo effetto, appare minaccioso dei fondamenti della Rivelazione, per essere invece funzionale al “nuovo umanesimo” senza Gesù Cristo, che si sta instaurando a grandi passi.

Ma andiamo con ordine. DH esordisce con la chiara affermazione che «Dio stesso ha fatto conoscere al genere umano la via attraverso la quale gli uomini, servendolo, possono in Cristo trovare salvezza e pervenire alla beatitudine. Questa unica vera religione crediamo che sussista nella Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato la missione di comunicarla a tutti gli uomini». È questo l’orizzonte insuperabile, entro il quale va collocata la difesa della libertà religiosa; un orizzonte, come si vede, che esorcizza la tentazione di un indifferentismo religioso e indica alla Chiesa la strada dell’evangelizzazione come un obbligo insostituibile. In questo contesto, la libertà religiosa non è dunque la legittimazione della rivendicazione dell’individuo o di gruppi di scegliersi la religione che pare loro; ed ancor meno è il punto di arrivo dell’azione della Chiesa, bensì la condizione minima affinché la persona possa, senza costrizioni, aprirsi al riconoscimento dell’altrettanto libera iniziativa di Dio, di donarsi all’uomo in Cristo e nella Chiesa, anche se questo riconoscimento, a livello contingente, può non verificarsi, o verificarsi solo in parte. È un limite posto a poteri esterni, in primis quello statale, in virtù non di arbitrio, ma del fatto che è proprio dell’uomo ricercare liberamente la verità su di sé, sul mondo e su Dio. Si tratta dunque di affermare la dimensione squisitamente verticale e spirituale dell’uomo, a fronte di numerosi e ripetuti riduzionismi.

Cosa fa invece Fratelli tutti? Omette completamente l’affermazione primaria dell’unica vera religione e della missione della Chiesa, dimentica la dimensione verticale della libertà religiosa e piega sia la Chiesa che la libertà ad una funzionalità orizzontale. Al n. 276 si legge infatti: «La Chiesa “ha un ruolo pubblico che non si esaurisce nelle sue attività di assistenza o di educazione”, ma che si adopera per la “promozione dell’uomo e della fraternità universale”». Nessun accenno alla missione soprannaturale della Chiesa, senza la quale non vi può essere nemmeno alcuna promozione umana, né autentica fratellanza. 

Il numero successivo è l’ammissione palese della completa relativizzazione della fede cristiana e dell’immanentizzazione della missione della Chiesa. Il n. 277 richiama infatti Nostra Aetate, 2, ma omettendo quegli incisi e passaggi scomodi; in primis l’inciso che chiarisce che, pur riconoscendo il bene presente in altri religioni, esse in «molti punti differisc[o]no da quanto essa stessa [la Chiesa] crede e propone»; e poi, cosa ancora più grave, si tralascia completamente il paragrafo che ricorda il dovere inderogabile della Chiesa di annunciare Gesù Cristo, senza limitarsi al semplice riconoscimento dei beni presenti in altre religioni. La Chiesa infatti «annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è “via, verità e vita” (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose» (NA, 2). 

Ma nella nuova enciclica, non c’è traccia di questo preciso obbligo della Chiesa, che è il senso della sua esistenza. Anzi, il seguito del n. 277 è persino peggio; non solo il Vangelo è drasticamente ridotto ad una dimensione orizzontale, ad una musica senza la quale «avremo perso la gioia che scaturisce dalla compassione, la tenerezza che nasce dalla fiducia, la capacità della riconciliazione che trova la sua fonte nel saperci sempre perdonati-inviati» e «avremo spento la melodia che ci provocava a lottare per la dignità di ogni uomo e donna». Ma addirittura si avanza l’idea che il Vangelo è semplicemente una delle fonti di ispirazione per realizzare questa meravigliosa fraternità universale: «Altri bevono ad altre fonti. Per noi, questa sorgente di dignità umana e di fraternità sta nel Vangelo di Gesù Cristo».

Un deista del Seicento o del Settecento inglese, o un von Harnack, non avrebbero scritto diversamente. La persona divina di Gesù Cristo, la Sua mediazione universale vengono completamente taciuti; l’ordine della natura – che nell’enciclica è soprattutto l’affermazione di una pur legittima convivenza tra diverse religioni – diventa avulso da quello della grazia. L’ordine sociale – nella visione di Francesco – può stare in piedi da solo, l’unità del genere umano si realizza a prescindere dall’adesione a Gesù Cristo e dall’azione soprannaturale della Chiesa. Anzi. Il Vangelo è semplicemente una delle fonti che possono contribuire al bene comune.

Nel (comprensibilmente) discusso e discutibile incontro interreligioso di Assisi, nel 1986, Giovanni Paolo II, nella piazza inferiore della Basilica di San Francesco, aveva testimoniato Cristo, unico Salvatore, davanti a tutti i rappresentanti delle altre religioni riuniti: «Professo di nuovo la mia convinzione, condivisa da tutti i cristiani, che in Gesù Cristo, quale Salvatore di tutti, è da ricercare la vera pace». Qualche giorno prima, il 22 ottobre, lo stesso pontefice, durante l’Udienza generale, aveva così chiaramente sintetizzato l’insegnamento di Ad Gentes: «Secondo il Concilio, la Chiesa è sempre più consapevole della sua missione e del suo dovere, anzi della sua essenziale vocazione di annunciare al mondo la vera salvezza che si trova soltanto in Gesù Cristo, Dio e uomo. Sì, è soltanto in Cristo che tutti gli uomini possono essere salvi. [...]. Consapevole della comune vocazione dell’umanità e dell’unico disegno di salvezza, la Chiesa si sente collegata a tutti e ad ognuno, come Cristo “si è unito in certo modo ad ogni uomo”. E a tutti e a ognuno essa proclama che Cristo è il centro del mondo creato e della storia». 

Fratelli tutti decide invece di spegnere questo annuncio, di far accomodare la Chiesa tra gli artefici di un mondo nuovo senza Cristo, di dare il via libera all’idea che l’unità del genere umano si potrà realizzare a prescindere dalla persona divina di Cristo, semmai servendosi del Vangelo come di uno tra i tanti testi ispiratori di principi umanitari. 

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