a cura di Stefano Fontana
  • L'ENCICLICA DEL PAPA

Fratelli tutti e le due diverse fratellanze

Ci sono due modi di intendere la fratellanza umana. Un primo modo è quello del pensiero moderno che fa coincidere la fratellanza con la cittadinanza. Il secondo è quello classico e cristiano che premette la fratellanza alla cittadinanza come suo criterio di legittimazione. L’espressione “genere umano” (humanum genus) che diede il nome all’enciclica di Leone XIII sulla Massoneria, può pure essere inteso nei due sensi. Nel primo caso essa indica la cittadinanza universale resa tale da un comune potere politico, nel secondo la realtà della comunione universale tra gli uomini connessa con la loro natura e con il loro fine.

Di solito, le due concezioni di fratellanza si fondano anche su due diverse visioni dell’uguaglianza. Nel caso del pensiero moderno si deve dare una uguaglianza non solo di natura ma anche di esistenza, di vita e di collocazione nella società. Nel secondo caso, invece, l’uguaglianza di natura non richiede una uguaglianza sociale di fatto, anzi chiede il contrario. Leone XIII nell’enciclica suddetta, insegnava infatti: “Chi guardi  alla comune origine e natura, al fine ultimo assegnato, ai diritti e ai doveri che ne scaturiscono, non c’è da dubitare che gli uomini sono tutti uguali fra loro. Ma poiché capacità pari in tutti è impossibile, e per le forze dell’animo e del corpo l’uno differisce dall’altro, e tanta è nei costumi, delle inclinazioni e delle qualità personali la varietà, è assurdissima cosa voler confondere e unificare tutto questo, e recare negli ordini della vita civile una rigorosa assoluta uguaglianza”.

La fratellanza come cittadinanza è propria del pensiero moderno, dell’illuminismo, della Rivoluzione francese e della Massoneria. Secondo queste teorie, nello stato di natura l’uomo non era fratello di nessuno, anzi gli uomini cozzavano l’uno contro l’altro combattendosi a vicenda dato che non esistevano leggi e tutto si fondava sulla forza e sul potere inteso come avere la forza per ottenere ciò che si vuole. Più che un fratello, ognuno era un lupo per l’altro. La cittadinanza che nasce dal contratto sociale non ha quindi alle spalle una natura umana di socievolezza come di solito si dice con l’espressione “l’uomo è un animale sociale”, anzi ha una situazione di asocialità naturale. La cittadinanza nasce quindi sa se stessa, dal contratto sociale e dal potere che lo permette e lo fonda. Si tratta di una cittadinanza artificiale e la cosiddetta “fraternità” che è presente per esempio nel motto della Rivoluzione francese, si configura così, come una cittadinanza artificiale nella quale gli individui sono accostati e sommati grazie ad un potere altrettanto artificiale. Questa idea di fratellanza come cittadinanza universale ha quindi bisogno di un potere politico unico a livello globale, il che spiega la tensione universalistica delle armate della Rivoluzione francese, di quelle napoleoniche e infine delle armare rosse. Spiega anche l’idea massonica di una cittadinanza universale senza presupposti morali e senza finalità di tipo religioso, una cittadinanza spacciata per fratellanza ma che in realtà non lo è.

In cosa consiste la differenza principale tra le due visioni? Per il pensiero moderno, illuminista e massonico, la fraternità, vista come cittadinanza, è costruita dagli uomini, mentre per la concezione classica e cristiana è qualcosa di ricevuto e non di prodotto da noi. Ricevuto in due sensi: prima di tutto nel senso dell’ordine naturale in quanto tutti gli uomini sono dotati della medesima natura frutto della creazione; secondariamente nel senso soprannaturale, in quanto tutti sono chiamati da Dio alla salvezza. Ambedue questi piani sono indisponibili, non nascono dall’uomo e quindi non sono artificiali. La cittadinanza politica ne dipende. Non è possibile separare i due piani, che dipendono ambedue da Dio, sicché il concetto cristiano di fratellanza richiede la presenza di Dio nella pubblica piazza, cosa che invece l’altro concetto esclude decisamente, proponendo una fratellanza senza Dio.

Si ha la netta impressione che l’enciclica Fratelli tutti non faccia una proposta chiara tra queste due. Sembra che la fratellanza sia vista come un dato di fatto esistenziale nel quale il cristianesimo e la Chiesa si debbano inserire, dando il loro apporto e collaborando. Ma in questo modo il ruolo di Dio nella fratellanza umana, sia come Creatore che come Salvatore, può essere trascurato o considerato uno dei tanti  elementi tra gli altri.