Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Beata Vergine Maria del Monte Carmelo a cura di Ermes Dovico
Sì definitivo

Francia, passa la legge su eutanasia e suicidio assistito

Ascolta la versione audio dell'articolo

Con 291 voti favorevoli e 241 contrari, l’Assemblea Nazionale ha approvato la legge sul fine vita. Il testo sarà sottoposto all’esame del Consiglio costituzionale, ma il via libera di quest’ultimo appare scontato. Il monito dei vescovi ai politici cattolici.

Vita e bioetica 16_07_2026
Assemblea Nazionale, una seduta nel gennaio 2025 (Ap-LaPresse)

Dopo l’aborto in Costituzione nel marzo 2024, ovvero il “diritto” all’omicidio dei concepiti, ora la Francia ha esteso il “diritto” alla morte con l’eutanasia e il suicidio assistito. Lo ha fatto a seguito del voto di ieri, 15 luglio 2026, all’Assemblea Nazionale (291 favorevoli, 241 contrari), sostanzialmente nella stessa forma delle tremende previsioni già approvate il 25 febbraio e il 30 giugno 2026, nonostante le sonore bocciature da parte del Senato della Repubblica. Si tratta di una delle più gravi normative per l’eutanasia dell’Occidente, inclusi i nuovi divieti e i vincoli per l’obiezione di coscienza e gli obblighi per gli istituti sanitari di ispirazione religiosa. Morte ai nascituri, agli inadatti e ai “terminali”: questa la tragica sintesi del decennio di “progresso” guidato dal presidente francese Emmanuel Macron, in realtà un ulteriore passo verso la barbarie.

Macron aveva promesso una legge sul suicidio assistito durante la campagna elettorale per il suo secondo mandato all’Eliseo nel 2022. Questo cambiamento normativo, insieme a quello dell’aborto in Costituzione, è uno dei più distruttivi nella storia recente della Francia, che si aggiunge alla legalizzazione del “matrimonio” tra persone dello stesso sesso, avvenuta nel 2012, sotto la presidenza del socialista François Hollande e con il medesimo sostegno dei frammassoni d’oltralpe.

L’Assemblea Nazionale, ovvero la camera bassa del parlamento francese, ha votato a favore della legge pro eutanasia nonostante le forti critiche degli oppositori, la contrarietà più volte espressa dalla maggioranza del Senato, gli appelli della società civile e della Chiesa cattolica. Tuttavia, il voto di ieri non segna la fine dell’iter di questa legge, poiché il primo ministro Sébastien Lecornu ha chiesto al Consiglio costituzionale, la massima autorità costituzionale francese, di esaminare la legge dopo la sua approvazione. L'ufficio di Lecornu ha dichiarato che il Consiglio costituzionale è stato convocato dopo che la mancanza di dibattito in Senato, soprattutto la sua ripetuta contrarietà, ha fatto sì che il testo non raggiungesse un livello tale da «soddisfare sia le aspirazioni dei suoi sostenitori sia le preoccupazioni di coloro che temono per la sua attuazione». In realtà, il primo ministro tenta di superare le polemiche sull’approvazione della norma, voluta di fatto solo dalla maggioranza dei deputati liberal-socialisti e dalle sinistre, con l’escamotage di una scontata approvazione dei giudici del Consiglio costituzionale, in gran parte nominati da Macron e dai ‘suoi’ presidenti dei due rami del parlamento.

Anche stavolta, nei giorni precedenti al voto, la Chiesa cattolica non ha fatto mancare i suoi richiami e le sue preoccupazioni, avvertendo i deputati cattolici che se avessero votato a favore della normativa non avrebbero potuto ricevere la Santa Comunione. Il vescovo di Bayonne, Lescar e Oloron, monsignor Marc Aillet, ha rivolto un serio avvertimento ai parlamentari cattolici che sostengono l'iniziativa. In un'intervista rilasciata a France Catholique, il vescovo ha affermato che un voto favorevole a una legge che autorizza la morte volontaria costituisce una grave contraddizione con la fede cattolica e comporta conseguenze spirituali. Infatti, un parlamentare che si dichiari cattolico e al tempo stesso appoggi una legge che consente l'uccisione di un malato «si pone oggettivamente in contrasto con un insegnamento costante della Chiesa». Richiami simili a privilegiare la cura e il rispetto per la dignità umana sono venuti anche dai vescovi di Saint Denis, mons. Étienne Guillet, e da quello di Montpellier, mons. Norbert Turini. Degno di nota il fatto occorso 10 giorni or sono, quando, durante la Messa domenicale del 5 luglio nella chiesa della Madeleine, il parroco di Châteaudun, padre François Yambressinga, ha condannato la proposta di legge sul suicidio alla presenza del deputato e sindaco di Châteaudun, Philippe Vigier, deputato del gruppo centrista dei Democratici (Groupe Les Démocrates), che è il relatore generale della legge stessa. Il deputato si è sentito «attaccato personalmente» e ha «chiarito apertamente» la questione con il sacerdote, che è sostenuto dal vescovo di Chartres, mons. Philippe Christory. «Non si ha cura della vita dando la morte», ha sottolineato padre Yambressinga prima di invitare i fedeli a «pregare per la vita» e a «pregare per i parlamentari affinché non approvino norme contro di essa».