• DOPO IL VOTO

Francia, la sconfitta del popolo cattolico

Non si può che constatare la sconfitta del popolo cattolico in Francia. Entrambi i candidati presidenti, Le Pen e Macron, sono "laici" nel senso francese del termine, due volti dell'illuminismo: giacobino l'uno, napoleonica l'altra. La proposta cattolica, emersa per la prima volta in tempi recenti con Fillon è stata bocciata per lo scandalo personale del candidato.

Manif pour Tous a Parigi

Dopo il successo al primo turno di Emmanuel Macron e di Marine Le Pen (qualificatisi per il ballottaggio rispettivamente con il 23,75 e con il 21,53 per cento dei voti) se si guarda alla sostanza delle cose ci si avvede che l’esito delle elezioni presidenziali francesi non è poi la svolta storica che molti pretendono sia.

“En Marche!”, il partito di Macron, non è un nuovo fiore improvvisamente e miracolosamente sbocciato nel deserto. E’ un’abile e tempestiva… reincarnazione grazie alla quale il blocco sociale e di interessi che si riconosceva nel vecchio Partito Socialista di François Mitterand è sfuggito al baratro in cui lo stavano precipitando le fallimentari presidenze di Sarkozy e di Hollande. Nell’arco di soli dodici mesi da quando venne fondato il 6 aprile dello scorso anno, domenica scorsa En Marche! ha condotto il suo candidato Macron alla vittoria al primo turno delle elezioni presidenziali. Se En Marche! fosse davvero qualcosa di autenticamente nuovo, una marcia trionfale del genere costituirebbe una novità assoluta nella storia dei movimenti politici di tutti i tempi, ma non è così. Resta ad ogni modo un caso sorprendente: mai prima infatti era accaduto in una grande democrazia che un blocco sociale e di interessi riuscisse in così poco tempo a liberarsi dal proprio storico partito di riferimento ormai allo sbando, e a ricollocarsi indenne e con successo sulla scena della vita pubblica come una forza nuova e senza macchia. 

Ex alto funzionario del ministero francese della Finanze poi divenuto nel 2008 alto dirigente della banca Rothschild, Emmanuel Macron è stato sotto Hollande ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale dall’agosto 2014 all’agosto 2016. Soltanto allora, diversi mesi dopo la fondazione di En Marche!, si è dimesso dal governo per potersi più liberamente impegnare  nella campagna elettorale che lo ha portato al successo dell’altro ieri. Di pari passo un’efficace e potente campagna massmediatica provvedeva a cambiare la sua immagine: in pochi mesi da sperimentato seppur giovane ministro socialista è stato fatto divenire agli occhi dell’opinione pubblica un uomo nuovo di orientamento “centrista”. E centrista viene pure spacciato il suo programma, benché sia di chiara ispirazione socialista. D’improvviso abbandonato da tutti i grandi giornali e telegiornali che da decenni lo portavano in palma, il vecchio Partito Socialista, ormai ridotto a un relitto abbandonato alla sua sorte, veniva frattanto lasciato nelle mani di un candidato perdente disposto a raccogliere il poco che resta dello storico voto di sinistra.

Se da un lato Macron non è affatto il “nuovo”, dall’altro nemmeno Marine Le Pen è poi in realtà quel “vecchio” che si dice. E’ vero  che il Front National, fondato da suo padre nel 1972, non finge di essere neonato. Tuttavia da quando nel 2011 Marine Le Pen ne è divenuta il leader, il Front ha riformato il suo stile e molti suoi contenuti per andare a raccogliere nell’elettorato di centro i consensi cui punta per diventare partito di governo. Entrambi rafforzatisi raccogliendo voti di centro, Macron e Le Pen, come pure i loro rispettivi partiti, hanno poi un importante elemento in comune: sono tutti quanti “laici” nel senso più che mai francese della parola. Sono insomma eredità diverse del medesimo illuminismo francese: rispettivamente del suo volto di sinistra, giacobino, e del suo volto di destra, napoleonico.

In questo quadro sarebbe inutilmente auto-consolatorio nascondersi che queste elezioni segnano una grave sconfitta della presenza cristiana nella vita pubblica della Francia. Per la prima volta dai tempi di De Gaulle l’area di centro, ove si concentra il grosso del voto dei cattolici, aveva in François Fillon un candidato esplicitamente cattolico, nel cui programma trovavano per la prima volta rilievo la famiglia, l’educazione nonché l’iniziativa responsabile delle persone e delle comunità in campo sia economico che sociale. Non a caso il popolo di “Manif pour tous” si era mobilitato riuscendo a rimetterlo in corsa quando venne rivelato che, con gesto inopportuno anche se non illegittimo in Francia, aveva a suo tempo assunto la moglie quale proprio assistente parlamentare. Purtroppo la reticenza che dimostrò nella circostanza gli fece perdere definitivamente il sostegno di tanti elettori quanti ne bastarono per far restare fuori dal turno di ballottaggio lui che era in partenza un candidato sicuro. E’ questo un incidente di cui si dovranno purtroppo subire a lungo le conseguenze sia in Francia che altrove.