• VOLUTA DA MACRON

Francia, con la scusa dell’"odio" passa la legge bavaglio

Il Parlamento francese ha approvato la cosiddetta Legge Avia, che richiede a piattaforme online come Facebook, Twitter e YouTube di rimuovere “contenuti odiosi” entro 24 ore dalla segnalazione. In caso contrario previste multe esorbitanti. Ma chi definisce l’“odio”? In realtà, si tratta di un pretesto per censurare le idee che si discostano dal politicamente corretto.

Nel silenzio più assordante dell’opinione pubblica mondiale, la Francia approva una legge bavaglio in aperta violazione della libertà di parola e coscienza e delega alle multinazionali la censura del web. Il 13 maggio scorso, il Parlamento francese ha adottato una legge che richiede a piattaforme online come Facebook, Google, Twitter, YouTube, Instagram e Snapchat di rimuovere “contenuti odiosi” (entro 24 ore dalla segnalazione) e “contenuti terroristici” (entro un’ora). In caso contrario, potrebbero essere commisurate multe esorbitanti fino a 1.25 milioni di euro o pari al 4% delle entrate globali della piattaforma, quando ci sarà una ripetuta e mancata rimozione del contenuto.

Tra i contenuti online ritenuti “odiosi”, ai sensi della cosiddetta Legge Avia (dal nome della proponente deputata del gruppo di Macron), rientrano “l’istigazione all’odio o alla discriminazione o insulti per motivi di razza, religione, etnia, genere, orientamento sessuale o disabilità”. La legge francese si è direttamente ispirata alla controversa legge tedesca NetzDG, adottata nel 2017 ed esplicitamente menzionata nell’introduzione alla Legge Avia, dove tra l’altro si legge che: “Nessuno può contestare l’esacerbazione dei discorsi d’odio nella nostra società... gli attacchi agli altri per quello che sono, a causa delle loro origini, della loro religione, del loro sesso o del loro orientamento sessuale... la lotta contro l’odio, il razzismo e l’antisemitismo su Internet è un obiettivo di interesse pubblico che giustifica... disposizioni forti ed efficaci... questo strumento (Internet) di apertura al mondo, all’accesso alle informazioni, alla cultura, alla comunicazione, può diventare un vero inferno per coloro che diventano il bersaglio di ‘nemici’ o molestatori nascosti dietro schermi e pseudonimi. Secondo un sondaggio condotto a maggio 2016, il 58% dei nostri concittadini considerano Internet come il principale luogo di discorsi sull’odio…”.

I parlamentari di Macron - pur riconoscendo che “l’odio” online è difficile da perseguire secondo le leggi esistenti e che “sono state presentate poche denunce e poche indagini hanno avuto successo, poche sentenze sono state emesse” - non hanno preso atto della limitatezza del fenomeno. No, hanno scelto di adottare la censura come la panacea del problema e delegato il compito di attuarla alle stesse piattaforme online che, come avviene in Germania, pur di non incorrere in sanzioni esorbitanti, censureranno ogni opinione che diverga dal “politically correct”. Lo scopo della legge sembra essere stato duplice: non solo ottenere l'effettiva censura del discorso attraverso la rimozione o il blocco dei messaggi online, ma anche produrre gli effetti agghiaccianti della censura sul dibattito online in generale. Bibbia, Vangelo, ragioni della biologia umana, matrimonio, libertà di educazione, diritti dei genitori, dignità umana… tutto potrebbe essere censurato dai giganti del web, senza possibilità d’appello da parte dell’utente e senza che alcun dibattito possa svilupparsi.

Secondo il ministro della Giustizia, Nicole Belloubet, “la gente ci penserà due volte prima di attraversare la linea rossa, se sa che c’è un’alta probabilità di essere censurata”. La legge nasce dalla ferma volontà di Macron, che ha assegnato l’incarico di elaborarla alla parlamentare Laetitia Avia. Nonostante la recente perdita della propria maggioranza alla Camera, il presidente francese non ha per nulla smarrito il suo piglio autoritario. Le critiche contro la nuova legge bavaglio proseguono in tutta la Francia. La Commissione nazionale consultiva sui diritti umani, organo pubblico, ha denunciato il pericolo di censura. E l’osservatorio indipendente La Quadrature du Net, organizzazione che vigila contro la censura e la sorveglianza online, ha aspramente criticato la possibilità di censure preventive e di massa per tutti coloro che dissentono dal linguaggio e dai contenuti politicamente corretti.

Il 22 maggio, Guillaume Roquette, direttore editoriale di Le Figaro, ha scritto: “Con il pretesto di combattere i contenuti ‘odiosi’ su Internet, [la Legge Avia] sta istituendo un sistema di censura tanto efficace quanto pericoloso... l'odio è il pretesto sistematicamente usato da coloro che vogliono mettere a tacere le opinioni dissenzienti. Questo testo è pericoloso perché introduce la punizione penale... della coscienza”. È pericoloso oltremodo perché delega la regolamentazione e la sanzione del dibattito pubblico su Internet a multinazionali americane e non, quando necessario, alla propria polizia e magistratura nazionale. Ma la Francia, che si vanta d’essere la culla dei diritti umani (convinzione tutt’altro che fondata), non dovrebbe accettare la libertà di espressione? Jean Yves Camus, editorialista di Charlie Hebdo, ha definito la legge “un placebo per combattere l'odio” e ha sottolineato che non è stato “l’odio online che ha ucciso Ilan Halimi, Sarah Halimi, Mireille Knoll, le vittime di Bataclan, Hyper Cacher e Charlie; è un’ideologia chiamata antisemitismo e/o islamismo... Chi determina cos’è l'odio e invece cos’è il diritto di critica o di dissentire? Un vaso di Pandora è appena stato aperto... C’è il rischio di una marcia lenta ma inesorabile verso un linguaggio digitale iper-normativizzato da un ‘politically correct’ definito da minoranze attive”.

Sempre in questi giorni non poteva mancare la voce di Éric Zemmour, che si è chiesto: “Che cos’è l’odio? Non lo sappiamo! Hai il diritto di non amare... hai il diritto di amare, hai il diritto di odiare. È un sentimento... Non può essere giudicato, legiferato”. L’ambizioso Macron che voleva incarnare la nuova ‘grandeur’ reale francese, imbavagliando gli stessi francesi e la loro libertà di parola e coscienza, ora si è fatto artefice del pensiero terribile di Louis Antonie de Saint-Just: “Le législateur commande à l’avenir; il ne lui sert de rien d’être faible: c’est à lui de vouloir le bien et de le perpétuer; c’est à lui de rendre les hommes ce qu’il veut qu’ils soient…”. Cioè: “Il legislatore comanda sul futuro; non ha senso che sia debole: spetta a lui desiderare il bene e perpetuarlo; sta a lui restituire agli uomini ciò che vuole che siano”.