• IL SANTO

Francesco di Sales, patrono e modello dei giornalisti

La Chiesa celebra oggi san Francesco di Sales, proclamato nel 1923 patrono di giornalisti e scrittori cattolici. Il motivo risiede in un’idea che ebbe ai tempi della difficilissima missione nel Chiablese calvinista. Quando dimostrò cosa significhi scrivere della Verità.

Anno 1587, Parigi. È una fredda sera di gennaio. Un giovane ventenne è divorato dall’angoscia. La notte è entrata nel suo cuore. Non ci sono luci. Neanche le stelle illuminano il suo cammino. Cerca pace per la sua anima errando per le vie della città francese. È il giovane Francesco di Sales (1567-1622) che prova angoscia perché convinto di essere un predestinato alla dannazione. Nello sconforto, vaga senza meta.

Nel suo pellegrinare trova una chiesa. Vi entra e vede una statua della Vergine Maria. S’inginocchia. Pur volendo, non riesce a pregare, ma a un certo punto il suo sguardo fissa una tavoletta con la preghiera mariana del “Memorare”. Francesco la recita piangendo. Improvvisamente, come riferirà, “ebbe l’impressione che il suo male gli fosse caduto ai piedi come croste di lebbra che si staccassero dal suo corpo”. Si alza confortato e rinvigorito. Il velo dell’oscurità si spezza ed entra una luce, una nuova alba.

Un episodio che segna la vita di Francesco di Sales. Necessario concentrarsi su un elemento chiave: il santo francese trova una tavoletta su cui vi è scritta una preghiera. Solo alla vista di questa, il santo riesce a superare la crisi che lo divora. È difficile non pensare a quanto quella tavoletta scritta abbia ispirato, successivamente, l’idea di fissare sul muro le sue “Controversie”, i volantini missionari che scriverà in opposizione alle tesi protestanti di Calvino.

Ed è proprio da queste “Controversie” che nasce il Francesco di Sales protettore dei giornalisti e degli scrittori cattolici. Fu Pio XI a proclamarlo, il 26 gennaio 1923, patrono di “tutti quei cattolici, che con la pubblicazione o di giornali o di altri scritti illustrano, promuovono e difendono la cristiana dottrina” (enciclica Rerum omnium). E all’indomani del Vaticano II, Paolo VI volle nuovamente additare il vescovo di Ginevra come modello dei giornalisti cattolici nella lettera apostolica Sabaudiae gemma.

Ma in quale periodo storico nascono questi volantini? Siamo nel 1594 in una zona a sud del Lago di Ginevra: la località è il Chiablese, zona montana francese e svizzera situata nel Nord della Savoia. Fu in questa terra che il giovane Francesco fu mandato a svolgere la sua prima missione. Il futuro santo era diventato sacerdote da soli nove mesi. La popolazione - di sessantamila abitanti - era divisa: politicamente legata alla Savoia, religiosamente dominata da Ginevra che aveva aderito al protestantesimo sin dal 1526 ed era stata retta per un quarto di secolo dalla dittatura di Calvino. Nel 1591 tutto ormai sembrava perduto per i cattolici. Questo lo scenario: i ginevrini avevano rioccupato il Chiablese e circa cinquanta sacerdoti cattolici - precedentemente inviati per riconvertire la popolazione - erano stati costretti alla fuga. Proprio in questo panorama così intricato e destabilizzante, sia a livello politico che religioso, nascono le “Controversie”.

La genesi dei foglietti volanti redatti da Francesco di Sales è assai intrigante. 18 settembre 1594: il giovane sacerdote comincia la sua missione di predicatore. Davanti a sé trova solo sette uditori. Ma non solo. All’uscita della chiesa, dopo la predica, troverà ben altro popolo pronto a infliggergli una fitta sassaiola. Francesco non demorde e insiste nella predicazione domenicale, ma il risultato è lo stesso. Intanto le autorità avevano emanato il divieto alla popolazione di entrare nelle chiese cattoliche, minacciando e ricattando quanti fossero intenzionati a fare il contrario. C’era, dunque, bisogno di cercare un’altra via per parlare sia a coloro che non rinunciavano alla fede cattolica, sia a chi era in ricerca di Dio.

Da questa esigenza nasce la geniale idea del Sales. Nel gennaio del 1595, Francesco comincia a scrivere le sue prediche su dei fogli volanti da far circolare il più possibile tra la popolazione del Chiablese. Parole impresse su carta che parlano della Chiesa, di Dio e del suo Vangelo. I fogli vengono attaccati sui muri, inseriti sotto le porte delle case. È un vero e proprio dilagare di parole: un fiume che vuole entrare nei cuori di tutti. E così sarà: nella notte di Natale del 1596 la celebrazione pubblica della Messa vedrà - per la prima volta a Thonon, il centro maggiore della zona - una straordinaria presenza di popolo.

Francesco di Sales, con quel gesto, aveva dato il via - inconsapevolmente - alla stampa cattolica, ma non solo. Aveva affidato alla comunicazione un’importante e fondamentale missione: scrivere della Verità, partendo dalla Verità stessa. Basterebbe pensare che le sue “Controversie” si basavano soprattutto sulle Sacre Scritture, le parole più importanti per qualsiasi comunicatore della Fede. Guardare all’esempio di Francesco di Sales vuol dire riscoprire, sempre, la vocazione della scrittura al servizio di Dio, al servizio dei fratelli. Inoltre, l’esempio del santo francese ci fa riflettere su quanto sia inscindibile il rapporto tra parola e testimonianza, tra ciò che si scrive e ciò che si vive.

Uno dei più suggestivi e poetici ritratti di Francesco di Sales ce lo ha consegnato papa Montini nella già citata epistola apostolica Sabaudiae Gemma (29 gennaio 1967), scritta in occasione del IV centenario della nascita del santo francese. Afferma di lui Paolo VI: “Acuta intuizione di mente, intelligenza forte e chiara, giudizio penetrante, incredibile amorevolezza e bontà, sorridente soavità di volto e di parola, quieto ardore di spirito sempre operoso, rara semplicità di vita non senza un modesto vanto del suo lignaggio, pace serena e tranquilla, moderazione sempre inalterata e sicura, non però disgiunta da fortezza - la dolcezza nasce da chi è forte - con la quale sapeva amare teneramente, ma anche essere fermo e raggiungere il suo intento; sublime elevatezza di mente e amore della bellezza, desideroso di dare agli altri i sommi beni: il cielo e la poesia; zelo quasi infinito per le anime e amore di Dio, che quale fulgidissimo sole precede in lui le altre virtù: e tutte queste doti la sovrabbondanza della grazia divina sublimò e accrebbe: ecco le linee principali che, con altre simili, tracciano la sublime figura del Sales”.

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