Follia “cattulmana”: il funerale è in chiesa, ma il defunto è islamico
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Nel quartiere muore il fedele islamico e il funerale si fa in chiesa con un para-culto interreligioso. Il parroco di Sant'Anna (Torino) si inventa la categoria del «simpatizzante cristiano». Ma quella salma non poteva entrare in chiesa. E il gesto sa di sottomissione e falsa carità. Il vescovo che ne pensa?
Il defunto è islamico, ma il suo funerale è stato fatto in parrocchia. Le cronache della deriva “cattulmana” nella Chiesa sono sempre gravide di notizie. Venerdì scorso, nella chiesa parrocchiale di Sant’Anna a Torino si è celebrato il funerale di un fedele molto speciale. Un islamico. Precisamente iraniano, quindi sciita, che è stato accompagnato in chiesa dalla famiglia ed è stato ricevuto con tutti gli onori dalla comunità cristiana locale.
C’era proprio tutto l’armamentario del culto cattolico: l’incenso a benedire la salma, le preghiere a Dio e il celebrante, che però non era il parroco – impegnato nelle sacrosante vacanze di luglio -, ma il rettore del seminario di Pinerolo, don Cristiano Magagna, amico di famiglia.
C’è solo un piccolo non trascurabile problema: la Chiesa non riserva riti funerari a chi non è battezzato e non professa la religione cattolica. Ma come è stato possibile un funerale in chiesa a un islamico?
La notizia, uscita dal portone della chiesa, è rimbalzata di bocca in bocca con l’incredulità delle cose impossibili ed è arrivata anche alla Bussola. Che ha cercato conferma dal parroco.
«Bè, non proprio un funerale – ci spiega don Valter Danna, parroco di Sant’Anna e già vicario generale della Diocesi di Torino -. È stata piuttosto una preghiera di congedo per un architetto iraniano molto conosciuto e la cui famiglia è simpatizzante della parrocchia».
Simpatizzante? Che categoria è quella del simpatizzante per la Chiesa? Noi conoscevamo i battezzati, i pagani, i catecumeni e i proseliti… ma i simpatizzanti proprio non li abbiamo mai contemplati. E soprattutto, può un simpatizzante della Chiesa, ammesso che l’attributo possa avere un qualche valore, ricevere un funerale cattolico?
«Non mettetemi nei guai – insiste il parroco -, sono state fatte le cose per bene. Non un funerale con l’acqua benedetta e le campane, per intenderci, ma una serie di preghiere a Dio di tipo interreligioso con delle letture appropriate». Non proprio: in chiesa, alla presenza di numerose persone islamiche (come testimonia la foto che pubblichiamo in esclusiva), si è levato il profumo soave dell’incenso durante la benedizione della bara. Mentre il figlio dell’uomo ha fatto un ricordo del padre, sotto gli occhi del celebrante che in quanto amico di famiglia, ha annuito. Confusione assoluta sotto la Mole.
«Ma non voglio che si parli di questa cosa», ha aggiunto don Danna (in foto), intuendo che la notizia non sia del tutto normale. «Più che non normale, diciamo insolita.
A me non è mai capitata una cosa del genere, però l’importante è che non lo si presenti come un funerale, ma come un saluto, un congedo. Del resto, il funerale non è un sacramento, ma un sacramentale».
Insomma, i sacramentali originano dai sacramenti quindi il fatto che un semplice congedo abbia avuto bisogno di una chiesa, un sacerdote celebrante, il coinvolgimento delle preghiere e delle letture cristiane; e poi il popolo che ha partecipato per il semplice fatto che la famiglia del de cuius era conosciuta in parrocchia perché il figlio aveva fatto la scuola materna lì… insomma chiamarlo congedo e non funerale è davvero difficile, anche se la forma di culto scelta è talmente ibrida e confusionaria che si fa fatica davvero a capire che cosa sia stato.
Di sicuro, è stato un funerale perché quando una bara entra in chiesa per essere onorata in un qualche modo, stiamo parlando di un funerale. Solo che quel defunto non doveva essere lì.
C'è da sottolineare, inoltre, la neanche tanto veleata sottomissione di tutta l'operazione. «La moglie ci teneva che venisse in chiesa», ha detto il parroco. E così per accontentarla... ci siamo capiti. Invece di spiegare alla donna, a sua volta di religione musulmana, che semplicemente non si poteva fare e magari approfittarne per fare un piccolo annuncio di Vangelo, si è deciso di chinare la testa per un sentimentalismo travestito da falsa carità e da sottomissione. Niente male. I musulmani chiedono, i cattolici acconsentono. Domani esigeranno, magari con la violenza?
E poi? Ha ricevuto anche un funerale islamico? «Non lo so», ha tagliato corto Danna, ignorando del resto che adesso per il povero architetto defunto, ricevere un funerale cattolico potrebbe anche metterlo nei guai con la sua confessione di appartenenza, la quale, a differenza della deriva cattolica di casa nostra, è molto severa nei confronti di queste commistioni.
In ogni caso, questo è successo e ciò che desta stupore è la normalità con la quale si è deciso di contravvenire alle più comuni e profonde regole della Chiesa che vieta esequie religiose a chi è formalmente un pagano. Ma si vede che il parroco, avrà avuto le sue rassicurazioni dal vescovo di Torino, il cardinale Roberto Repole (in foto), anche se quel «non mettetemi nei guai», tradisce un po’ di apprensione per un via libera che potrebbe anche costargli caro, nel caso in cui il vescovo non fosse al corrente anche se risulta davvero difficile che il parroco possa subire conseguenze per questo sincretismo del lutto.
Ah, a proposito di Repole. Corre voce che il suo, sia uno dei nomi più in corsa per succedere a Zuppi come prossimo presidente della Cei. Chissà, in questa confusione potremmo anche assistere ad un appello degli islamici di Torino affinché lo diventi. Ormai non ci stupiremmo neppure più.
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