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succede a cipro

Figlio “tarocco”, ultima frontiera dell'egoismo della Pma

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Se il figlio in provetta è un prodotto perché non taroccarlo? A Cipro abbiamo il primo bambino nato da donatore contraffato. Inutile “incolpare” a clinica: sono le regole del gioco della provetta che permettono di costruire a tavolino esseri umani.

Editoriali 20_08_2026

Prima o poi doveva accadere. I bambini tarocco sono tra noi. La storia è questa, nata da un’inchiesta della BBC. La Dogus IVF Centre è una clinica della fertilità che si trova nella zona settentrionale di Cipro, chiamata Cipro del Nord. Questo territorio è giuridicamente cipriota, ma de facto è in mano ai turchi dal 1974. Un territorio in cui, a livello pratico, non si applicano le normative europee. Ciò ha permesso a questa clinica di chiudere entrambi gli occhi sulla serietà e sicurezza delle procedure di fecondazione artificiale così da proporre prezzi stracciati rispetto a tutta Europa.

L’indagine della BBC avrebbe scoperto che, tra il 2012 e il 2024, circa 30 bambini sarebbero stati concepiti in quella clinica, non tramite i “donatori” scelti dai committenti, ma tramite altri “donatori” selezionati dalla clinica medesima. Probabilmente questa truffaldina procedura ha coinvolto un numero ben superiore di bambini, dato che l’indagine della BBC ha riguardato solo coppie o persone single di nazionalità inglese.

Tra queste troviamo Rachel che, come donna single, nel 2012 si rivolse alla clinica Dogus per avere un bambino. L’ovocita sarebbe stato il suo, ma necessitava di un uomo per lo sperma. La clinica informò Rachel che poteva scegliere il suo donatore sul sito della Cryos International, la più grande banca del seme al mondo che ha sede in Danimarca. Rachel quindi indicò alla Dogus il donatore scelto, un uomo di nome Ditto di nazionalità danese.

Una volta nato il figlio di Rachel, quest’ultima iniziò a sospettare che qualcosa non fosse andato per il verso giusto quando fece richiesta alla Dogus di inviarle un referto medico che confermasse l'utilizzo dello sperma di Ditto, richiesta però che non fu mai soddisfatta. I dubbi crebbero ancor di più man mano che il figlio cresceva: i suoi tratti somatici erano mediterranei, non del nord Europa. La certezza che Ditto non era il padre del bambino arrivò con il test del DNA. Questo rivelò che il padre genetico era turco. Non un errore della clinica, bensì una strategia di business ben precisa: i donatori turchi costano meno, ma tu li fai pagare come se fossero europei. Non solo, ma la BBC ha scoperto che Cryos International ha inserito la clinica Dogus nella sua lista nera dal 2016, proprio perché scoprì simili irregolarità.

Molti si sono scandalizzati per questa vicenda, ignorando però che il peccato originale da cui è scaturita deve essere rintracciato nella stessa pratica della fecondazione artificiale. In altri termini, quanto accaduto deriva di necessità dalla natura della procedura della fecondazione extracorporea: una procedura che tratta il bambino come una cosa perché non viene concepito tramite l’unica modalità degna della sua dignità, ossia per mezzo di un rapporto coniugale, bensì tramite l’intervento di un tecnico di laboratorio. Ed infatti il bambino, in modo coerente, viene chiamato dagli addetti ai lavori “prodotto del concepimento”.

Ora, se è un prodotto, può venire selezionato usando un catalogo di “donatori”, scartato se è difettoso, congelato se è in soprannumero, esposto al rischio di morire dato che le tecniche sono molto fallaci, smembrato per sottoporlo a sperimentazioni. Se è un prodotto, può essere anche taroccato, ossia contraffatto. Tu volevi una borsa di Gucci e poi scopri che ti sei portata a casa un falso fatto in Turchia.

Rachel voleva il suo bambino 100% prodotto in Europa ed invece ha scoperto che al 50% è made in Turkey dove la manodopera costa meno. Rachel desiderava customizzare il figlio, come se fosse un’auto, con alcune caratteristiche ed invece le hanno consegnato un figlio adulterato, non corrispondente al modulo di richiesta firmato. Un bimbo tarocco. E lo diciamo con sommo rispetto di quel povero bambino, la cui dignità non è minimamente scalfitta dall’avere un padre turco e non danese, ma con altrettanto profondo senso della realtà dei fatti. Superfluo aggiungere che certi inconvenienti non accadono se si mette al mondo un bambino alla vecchia maniera, in un letto dove due persone si amano. Insomma, la vecchia scuola è la più sicura perché è la più genuina.

La gran parte della responsabilità di questa vicenda chiaramente ricade sulla clinica Dogus, ma una parte di colpa assai significativa ricade anche su queste coppie e addirittura persone single che hanno accettato e con entusiasmo le regole del gioco della provetta, regole del gioco che ti permettono di costruire a tavolino il bimbo tagliato su misura per te. Il dolo della Dogus si fonda sul dolo di questi aspiranti genitori che considerano il figlio un oggetto che si deve adattare ai gusti e ai bisogni del committente. L’operato della prima è figlia delle scelte riproduttive dei secondi.

È poi significativo che Rachel, come molte altre persone, abbia scelto la fecondazione artificiale in qualità di donna single, privando così il bambino non solo del suo padre biologico, ma anche di qualsiasi altra figura maschile il quale, almeno, avrebbe potuto tentare di fungere da surrogato di padre per questo bambino. Insomma questa vicenda mette di nuovo ancora in luce che il motore della fecondazione artificiale è l’egoismo che per alcuni viene chiamato fittiziamente “tutela dei diritti civili”. Esistono solo i desideri dell’adulto e il bambino viene ridotto a strumento di soddisfazione di tali desideri.

Un’ultima considerazione che riguarda l’aspetto mediatico. Vicende come queste rischiano di far spostare più in là nel sentito comune il limite dell’accettabile. Il racconto di queste aberrazioni infatti fa scattare la censura etica solo sulle irregolarità, non sulla pratica della fecondazione extracorporea in sé stessa che, tra l’altro e come abbiamo visto, per sua natura apre le porte a queste derive. Dunque una certa narrazione potrebbe condurre il signor Rossi a qualificare la fecondazione artificiale come pratica moralmente accettabile a patto di rispettare alcune regole. Si rifiuta l’estremo perché non rispettoso delle norme, ma si condivide ciò che è normato. Il legale diventa lecito.