a cura di Andrea Zambrano
  • LA SMANIA DELLO SMARTPHONE

Fedeli alla linea

Il ministro Valeria Fedeli è l'esempio classico del giovanilismo acuto di certi personaggi che sono al comando. Adesso si è messa in testa che i ragazzini delle medie a 13 anni devono avere lo smartophone in classe. Ovviamente la cosa fa imbestialire pedagoghi et similia. Ma la Fedeli, che è in tutto e per tutto fedele alla linea, non molla. La linea è appunto quella del giovanilismo imposto dai colossi Usa delle telecomunicazioni: consumare, connettersi, rimbambire i cervelli. La Sinistra di queste cose ne va pazza, perché ha confuso lo strumento con il fine e perché è ammorbata di progressismo a tutti i costi. Crede che lo smartphone sia un fine di emancipazione e non uno strumento al pari della lavatrice. 

Lo dimostra la profonda ignoranza della Fedeli che per convincerci della bontà dello smarphone in classe ci ha sipiegato che esso serve come strumento didattico. Una balla colossale, una fake news, questa sì. Per il semplice motivo che una calcolatrice o una voce di wikipedia possono essere utilizzati anche in altre modalità. Ad esempio andando nella biblioteca della scuola a scartabellare tra gli scaffali. O forse che cosa dovrebbe aiutare i ragazzi? Per costruire un ponte prima di usare costosi programmi informatici bisogna avere appreso le basi dell'ingegneria strutturale. E questa te la danno i libri e se servono supporti informatrici, possono essere veicolati e maneggiati con l'ausilio dei prof. 

Dare in mano uno smarphone a dei ragazzi è come dare una Porsche Carrera in mano al mio numero 3. Non saprebbe neanche come accenderla. E lo smarphone per un 13enne non fa eccezione. E' vero che lo utilizzano meglio di noi, ma solo dal punto di vista meccanico. Perché l'uso che lo fanno è esclusivamente ricreativo: giochi, video su youtube per ascoltare la musica, app per scaricarla e chat, tipo watsapp o hangout per comunicare, programmi di foto super ritoccate e uno okkio fugace alle donne nude. I più sgamati hanno pure il profilo Instagram. In questo modo, se non hanno lo smarphone, piuttosto che usare il telefono e chiedere a un amico di andare a prendere il gelato sotto casa, non escono. Perché per lor lo smartphone è diventato il fine e non il mezzo.  

Ministro Fedeli: nessuna di queste applicazioni è didattica, vuole sfidarmi? Lo dico da padre che sta combattendo con la "prima volta" (in senso digitale, cosa avevate capito?) del suo figlio maggiore, che guarda caso ha 13 anni. Da questo si evince che lei i ragazzi non li frequenta, o se li frequenta lo fa senza vedere che cosa fanno. Non ho ancora trovato 13enni che costruiscono ponti con autocad. Ergo: più che di didattica avrebbero bisogno di capire che il telefono non è quell'oggetto che utilizzano per mandare faccine e ascoltare Ghali nelle cuffie. Ma che è appunto una lavatrice. Se non si sa come usarla e soprattutto se non ti serve, che la usi a fare? 

Se qualcuno ci dimostrasse che l'uso del tablet o dello smartphone in classe fa diventare i nostri figli più geni dei cinesi e più laboriosi degli indiano, allora bè, potremmo anche prenderlo in considerazione, ma a noi non frega nulla della didattica se questa dimentica completamente l'aspetto educativo. Questa smania giovanilista di considerare i ragazzi come contenitori da imbottire è devastante. Sono Per-So-Ne. Così facendo sta ancora di più caricando sulle loro spalle il peso di crescere senza punti di riferimento, persi nella rete con la scusa della modernità. Se lo Stato interferisce con il mio concetto di educazione, a me non sta più bene.