• LA STRAGE

Farneta, il ricordo dei certosini massacrati dai nazisti

Dal settembre del 1943, la Certosa dello Spirito Santo di Farneta aprì le sue porte a rifugiati di ogni genere, inclusi antifascisti ed ebrei. I nazisti prelevarono i monaci l'anno successivo e trucidarono loro e tutti i loro ospiti. «Se veniamo uccisi voi dite che è stato a causa della carità» furono le ultime parole di padre Costa, procuratore della Certosa.

Certosa di Farneta

Qualche tempo fa ho avuto il privilegio e la grazia di essere invitato in una Certosa, quel luogo dove alcuni uomini, seguendo l'esempio dei padri del deserto, cercano incessantemente Dio unendo la vita eremitica a quella cenobitica. Una scelta di vita radicale; come radicale è la clausura che si vive in questo luogo e come radicale è il fascino che promana da questa vita.

La maggior parte dei lettori ricorderà lo splendido film del 2005 intitolato Il grande silenzio, girato nella Grande Chartreuse dal documentarista Philip Gröning. Come non restare affascinati ed incantati da quella vita così semplice eppure così ricca, così distante dalla nostra quotidianità eppure così vicina alla vera Vita? La Certosa che ho visitato è una delle ultime due attive in Italia, la Certosa dello Spirito Santo di Farneta (LC); l'altra è quella di Serra San Bruno, in Calabria. Durante questa mia visita – della quale serberò per sempre il ricordo – ho potuto approfondire la conoscenza di un fatto di sangue del quale avevo letto e che avevo poi rimosso.

Dal settembre 1943 la certosa aprì, senza nessun clamore, le sue porte a rifugiati di ogni genere: orfani sfollati da Firenze, giovani in fuga dagli arruolamenti forzati, antifascisti ed ebrei. Uomini di ogni religione, credo politico, appartenenza. Vengono ospitati per la maggior parte nelle case dei mezzadri della Certosa ma, col passare del tempo ed il crescere del loro numero, anche accolti nella Certosa.

Il 2 settembre del 1944 le SS fecero irruzione nella Certosa. Da tempo conoscevano l'attività clandestina dei religiosi e conoscevano con buona approssimazione il numero e l'identità dei rifugiati. Eppure il fronte si avvicinava: la Quinta Armata statunitense entrò a Lucca – a soli otto chilometri da Farneta – il 5 settembre, pochissimi giorni dopo. Ma le SS considerarono una priorità espugnare questo covo di cospiratori...

Tutti coloro i quali erano nella Certosa vennero prelevati. I monaci vennero spogliati del loro abito e rivestiti di indumenti civili; non per questo, nelle ore di prigionia, rinunciarono ai loro doveri religiosi. In breve tempo a tutti fu chiaro il destino che li attendeva: la maggior parte dei prigionieri venne uccisa in piccoli gruppi, in uno stillicidio terribile di morte. I monaci trucidati furono 12: alcuni fucilati, altri finiti con un colpo in testa dopo una barbara impiccagione con del filo spinato. Alcune testimonianze parlano di «torture inenarrabili». Vennero uccisi anche 40 civili, tra ebrei rifugiati, mezzadri e semplici passanti. Tra questi un mendicante, trovatosi per caso a elemosinare alla porta della Certosa; e due ragazzi sordomuti di 13 e 15 anni. Diversi conversi vennero deportati in Germania e furono liberati solo nel febbraio del 1945.

A tutti i monaci uccisi fu conferita la medaglia al valor civile; a padre Antonio Costa, procuratore della Certosa e maggior responsabile dell'ospitalità offerta ai fuggiaschi, la medaglia al valor militare. Tra le ultime parole di padre Costa, riferite da un sopravvissuto, ci sono queste: «Se veniamo uccisi voi dite che è stato a causa della carità». Quattro monaci scampati all'eccidio rientrarono nella Certosa il 23 novembre; sulla strada del ritorno salvarono la vita ad un soldato tedesco condannato alla fucilazione dai partigiani.

Sulla vicenda sono stati celebrati tre processi (Firenze 1947, La Spezia 1948, La Spezia 2004). Non è stato avviata alcuna causa di canonizzazione (che l'Ordine Certosino non promuove per millenaria consuetudine).

Per chi volesse saperne di più:

- Luigi Accattoli, La strage di Farneta, Rubbettino, Soveria Mannelli 2013.