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Falkland, conflitto passato e futuro

A 31 anni dalla guerra, Argentina e Gran Bretagna si sfidano ancora per la sovranità sulle isole. Vecchi nazionalismi, ma anche interessi: l'area ha giacimenti di gas e petrolio, e le isole sono una base per l'Antartide in vista dello sfruttamento delle risorse che lì si trovano.

La guerra nelle Falklands

Sono passati quasi 31 anni da quando, il 15 giugno 1982, le truppe britanniche completarono la riconquista delle isole Falkland, arcipelago del Sud Atlantico che venne invaso dai militari argentini il 2 aprile 1982.  La contesa per le Falkland (Malvinas per gli argentini) si trascina da 180 anni  con la rivendicazione di Buenos Aires basata essenzialmente sulla vicinanza delle isole con il suo territorio mentre Londra legittima il controllo dell’arcipelago con la volontà dei poco più di 3 mila abitanti (in gran parte di origine scozzese) di restare fedeli all’Union Jack.

L’Argentina in  realtà deve alla sonora ma onorevole sconfitta (6 navi britanniche vennero affondate dagli aerei e dai missili argentini) subita alle Falkland il suo ritorno alla democrazia poiché fu proprio la disfatta delle Malvinas a far crollare la giunta militare presieduta dal generale Leopoldo Galtieri. Ciò nonostante il tema della rivendicazione territoriale è sempre riapparso con cadenza regolare anche in modo provocatorio  e un po’ guascone come accadde l’anno scorso alla vigilia delle Olimpiadi di Londra  quando gli argentini diffusero un video effettuato all’insaputa delle autorità di Port Stanley che mostrava un loro atleta che si allenava all’alba sulle Islas Malvinas e si concludeva con l’efficace slogan “Per competere sul suolo inglese ci alleniamo sul territorio argentino” .

Londra non gradì e da allora la guerra di parole tra i due Paesi ha visto alzare ulteriormente i toni fino alle dichiarazioni di inizio anno della presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner che ha inviato una lettera al premier britannico David Cameron chiedendo ufficialmente di aprire negoziati per la restituzione delle Malvinas appellandosi al rispetto di una risoluzione dell’Onu del 1960 nella quale si chiede a tutti gli stati membri delle Nazioni Unite di ''porre fine al colonialismo in tutte le sue forme e manifestazioni''. La dura lettera sottolinea che le Falkland-Malvinas si trovano  ''a circa 14 mila chilometri da Londra'' denunciando la cacciata della popolazione argentina delle isole da parte delle forze britanniche nel 1833, epoca nella quale in realtà sulle Falkland si trovava solo una piccola guarnigione militare di Buenos Aires sbarcata tre mesi prima.

La risposta di Cameron non si è fatta attendere. Tramite il suo portavoce, ha replicato che gli abitanti delle Falkland ''hanno manifestato chiaramente il desiderio di rimanere britannici'' e la Gran Bretagna è ben determinata a ''proteggere gli interessi degli abitanti delle Falkland''.  Per smorzare le polemiche sul colonialismo Londra ha replicato con il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Per questo l’amministrazione delle Falkland ha indetto per il prossimo 11 e 12 marzo un referendum sullo status politico delle isole del quale Londra invita fin d'ora il governo argentino a rispettare il risultato della consultazione il cui esito è scontato. 

Il botta e risposta sembra piacere sia alla Kirchener sia a Cameron, forse perché aiuta i due leader, entrambi in crisi di consensi soprattutto per l’andamento dell’economia, a sviare l’attenzione mediatica con l’arma del patriottismo. Cameron infatti ha ribadito che Londra è “pronta a difendere le Falkland anche combattendo” ricordando che  ''abbiamo importanti dispositivi di difesa sul territorio”. Affermazioni che hanno consentito alla presidente argentina di denunciare le minacce militariste britanniche.

Dopo l’invasione a sorpresa del 1982, che la settantina di Royal Marines di guarnigione a Port Stanley non poterono contrastare, Londra ha schierato sulle isole un dispositivo di tutto rispetto con 4 cacciabombardieri Typhoon, una mezza dozzina tra elicotteri, aerei cargo e cisterne volanti, 1.500 militari (incluso un battaglione di fanteria), una fregata lanciamissili e un pattugliatore.  Quanto basta a scoraggiare avventure militari da parte di un’Argentina messa in ginocchio anche sul piano militare dalle numerose crisi economiche e finanziarie degli ultimi anni. Crisi che l’hanno costretta a rinunciare all’ammodernamento delle sue forze armate che schierano oggi gli stessi aerei e navi del conflitto di 30 anni or sono.

Oltre i nazionalismi, il controllo delle Falkland ha un’enorme valenza economica non solo per i giacimenti di gas e petrolio rinvenuti in mare e la pescosità delle sue acque ma anche perché le isole costituiscono un attrezzato trampolino per l’Antartide in vista del potenziale sfruttamento delle sue immense risorse. Per questo la guerra del 1982, da molti definita come l’ultimo conflitto coloniale, può anche essere interpretata come il primo scontro per il controllo del continente Antartico.

Proprio su quel conflitto sono emersi recentemente documenti segreti e declassificati dagli archivi di Stato di Kew che rivelano come  il premier Margaret Thatcher venne colta di sorpresa dall'invasione argentina delle Isole Falkland. "Non mi sarei mai e poi mai aspettata che gli argentini invadessero le Falklands. Era una cosa troppo stupida, perfino per essere presa in considerazione" disse la “Lady di ferro” in una relazione a porte chiuse al Parlamento. I documenti rivelano anche che la Thatcher respinse un appello del presidente statunitense Ronald Reagan che aveva implorato di non "umiliare gli argentini" aprendo a un negoziato internazionale. Una richiesta alla quale la Thatcher rispose con fermezza. "Non ho mandato le mie truppe dall'altra parte del mondo solo per consegnare le isole della regina a un gruppo di contatto". La Thatcher minacciò anche il presidente francese Francois Mitterrand per impedire la consegna al Perù di un carico di missili antinave Exocet che avrebbero potuto rafforzare gli arsenali argentini che con questo tipo di arma affondarono due navi di Sua Maestà.