• FRANCIA NEL CAOS

Ex generali a Macron: “Si rischia la guerra civile”

La Francia è «in pericolo» per le misure contro la patria, l’antirazzismo di maniera, «l’islamismo e le orde suburbane» che stanno disintegrando la nazione. Una ventina di generali in pensione, insieme a un centinaio di alti ufficiali e oltre mille soldati, manifestano le loro preoccupazioni in una lettera a Macron. E il governo che fa? Minaccia di punire i soldati che hanno firmato.

Il governo francese ha minacciato di punire gli ufficiali e i soldati che hanno firmato una lettera aperta di 19 generali dell’esercito in pensione che nei giorni scorsi hanno avvertito il presidente Emmanuel Macron del pericolo che sta correndo il Paese: una guerra civile, provocata da misure antipatriottiche, insulsi programmi in apparenza antirazzisti, cancellazione di tutto ciò che riguarda la storia coloniale francese e orde suburbane e violente di immigrati.

I generali e i militari dell’esercito non hanno fatto altro che descrivere la situazione attuale di un Paese, la Francia, nel quale ogni giorno si contano omicidi, atti di violenza, incendi di chiese, polemiche sugli insegnamenti universitari di una sinistra connivente con l’islamismo, ipotesi di modifiche grammaticali della lingua (per renderla più politicamente corretta), nuove leggi che stravolgono l’ethos cristiano e limitano le libertà e i diritti di chiese, fedeli, genitori, scuole…

La lettera è stata pubblicata il 21 aprile sulla rivista Valeurs Actuelles e firmata appunto da 19 generali in pensione insieme a “un centinaio di alti ufficiali e più di mille soldati”. In essa i militari manifestano al presidente Macron le loro preoccupazioni per un Paese ormai allo sbando: «L’ora è grave, la Francia è in pericolo, diversi pericoli mortali la minacciano. Noi… non possiamo rimanere indifferenti al destino del nostro bel Paese. Le nostre bandiere tricolori non sono solo un pezzo di stoffa, ma simboleggiano la tradizione… Su queste bandiere, troviamo le parole “Honneur et Patrie” in lettere d’oro. Ora, il nostro onore oggi sta nel denunciare la disintegrazione che sta colpendo il nostro Paese. Un declino che, attraverso un certo antirazzismo, ha un solo obiettivo: creare sul nostro suolo un malessere, persino l’odio tra le comunità».

Proseguono i firmatari: «Oggi, alcuni parlano di razzismo, indigenismo e teorie decoloniali, ma attraverso questi termini è la guerra razziale che questi odiosi e fanatici sostenitori vogliono… una disintegrazione che, con l’islamismo e le orde suburbane, sta portando al distacco di molte parti della nazione, trasformandole in territori soggetti a dogmi contrari alla nostra Costituzione… l’odio prevale sulla fraternità durante le manifestazioni in cui il potere usa le forze dell’ordine come agenti per procura e capri espiatori di fronte ai francesi in gilet gialli che esprimono la loro disperazione… mentre individui infiltrati e incappucciati saccheggiano i negozi e minacciano queste stesse forze dell’ordine».

La lettera sottolinea la spirale di violenza in atto: «I pericoli crescono, la violenza aumenta di giorno in giorno. Chi avrebbe previsto dieci anni fa che un giorno un insegnante sarebbe stato decapitato fuori dalla sua scuola? Ora, noi, servitori della nazione… non possiamo essere spettatori passivi di tali azioni. Quindi, chi guida il nostro Paese deve imperativamente trovare il coraggio necessario per sradicare questi pericoli… è sufficiente applicare senza debolezze le leggi che già esistono. Non dimenticate che, come noi, la grande maggioranza dei nostri concittadini è stufa dei vostri vacillanti e colpevoli silenzi. Come disse il cardinale Mercier, primate del Belgio: “Quando la prudenza è ovunque, il coraggio non è da nessuna parte”. Quindi, signore e signori, basta procrastinare, l’ora è seria, il lavoro è colossale; non perdete tempo e sappiate che siamo pronti a sostenere le politiche che prenderanno in considerazione la salvaguardia della nazione… se non si fa nulla, il lassismo continuerà a diffondersi inesorabilmente nella società, causando alla fine un’esplosione e… domani la guerra civile metterà fine a questo caos crescente, e i morti, di cui sarete responsabili, si conteranno a migliaia».

Come non cogliere la passione per la difesa della dignità e della tradizione del proprio Paese, come non leggere la commozione di uomini che hanno speso la propria vita al servizio della Francia e ora, proprio per questo, non possono tacere? Ebbene, il ministro della Difesa, Florence Parly, non ha capito nulla di tutto ciò e ha annunciato che i soldati in servizio attivo che hanno firmato la lettera saranno puniti per aver violato una legge che impone loro di rimanere politicamente neutrali. Non c’è nulla di politicamente di parte nella lettera, l’unica parte che prendono i militari francesi è quella della patria, non certo di un partito politico! Solo un cieco non lo vede… E infatti i partiti e i leader della sinistra francese, promotori di una narrazione islamo-sinistra della storia di Francia nelle università, hanno reagito violentemente all’appello dei militari. A cominciare da Jean-Luc Mélenchon: «Stupenda dichiarazione di militari che si arrogano il diritto di chiamare i loro colleghi in servizio attivo a un intervento contro gli islamo-gauchisti… è il momento di mobilitarsi per difendere i valori che questa gente [i militari, ndr] calpesta... i militari chiedono una caccia alle streghe e una difesa di “valori di civiltà” in opposizione alla Repubblica».

La risposta (assente) dei socialisti francesi è rappresentata dall’ufficializzazione della candidatura alle prossime presidenziali di Christiane Taubira, colei che ha accelerato la dissoluzione della nazione francese promuovendo la legge sulle cosiddette “nozze gay”. Marine Le Pen, leader del Rassemblement National e in forte competizione con Macron  per le presidenziali del 2022, ha risposto con una propria lettera aperta ai generali francesi e sempre sulle colonne di Valeurs Actuelles ha condiviso le preoccupazioni e l’analisi sulla drammatica situazione che vive la Francia, invitandoli ad affiancare e sostenere la propria sfida elettorale.

Un ulteriore esempio della dissoluzione denunciata dai 19 generali? Ieri, giornata storica per la fine della latitanza in Francia di alcuni brigatisti rossi italiani (vedi l’articolo a parte di Stefano Magni), tutta la sinistra francese ha urlato contro gli arresti, definendoli vergognosi. Non c’è futuro per un Paese nel quale un’ampia parte della classe dirigente ritiene “vergognosi” gli arresti di pluriomicidi ed ex terroristi, mentre dimentica la giustizia e il dolore dei familiari delle vittime.

Ma ora che molti militari hanno preso posizione, tutta la politica dovrà fare i conti con l’onore nazionale del popolo francese.

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