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Il confronto

Eutanasia, la resistenza dei vescovi francesi è una lezione per la Cei

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Da anni l’episcopato francese motiva il suo “no” alla legge su eutanasia e suicidio assistito e, ora che è stata approvata, la condanna è netta. Alcuni vescovi hanno anche avvertito i parlamentari pro-eutanasia che non potranno accostarsi alla Comunione. Una linea molto diversa da quella della Cei, favorevole a una legge “democratica”.
- I punti principali della nuova legge francese, di Tommaso Scandroglio

Vita e bioetica 20_07_2026 English
Aveline (ImagoEconomica) + Zuppi (ritaglio via LaPresse)

Lo scorso mercoledì 15 luglio l’Assemblea nazionale francese ha approvato la legge eutanasica sul “diritto di uccidersi o di essere uccisi” di cui la Bussola si è prontamente occupata. Oltre al merito della grave questione, vale la pena fare qualche osservazione sulla posizione assunta dai vescovi francesi di fronte ad una scelta traumatica di questo genere. Per i quattro anni precedenti il voto in parlamento l’episcopato aveva partecipato al dibattito nazionale, esponendo le motivazioni della ragione e della fede. Subito dopo la notizia dell’approvazione, i vertici della Conferenza episcopale, con a capo l’arcivescovo di Marsiglia, il cardinale Jean-Marc Aveline, hanno emesso un comunicato che esprime la loro condanna dell’accaduto e annuncia un futuro impegno perché la battaglia sulla vita non può finire.

Il tono del comunicato dei vescovi francesi è solenne, duro, impegnato e la condanna della scelta politica fatta è espressa con un linguaggio non paludato: «Questo 15 luglio 2026 segna una grave frattura nella storia del nostro Paese. (…) i deputati hanno iscritto nella legge francese la possibilità di provocare la morte. Questa scelta rompe con la lunga tradizione di assistenza il cui scopo è alleviare la sofferenza e accompagnare ogni persona fino alla fine naturale della sua vita».

Secondo l’episcopato francese le posizioni ideologiche e gli interessi politici hanno avuto la meglio sul confronto serio e approfondito; questa accusa sembra rivolta anche al presidente Emmanuel Macron che si era impegnato a garantire proprio quanto invece non è avvenuto. Le gravi conseguenze – dice il comunicato – si possono già immaginare: cambierà il rapporto con la vulnerabilità, verranno degradati i legami tra le generazioni e i legami sociali di fiducia tra chi si prende cura e i pazienti, mentre i poveri potranno sentirsi spinti a morire. Chiara anche la volontà di «un rinnovato impegno, insieme a famiglie, operatori sanitari, volontari, familiari, associazioni e cappellani», con l’invito alle strutture sanitarie cattoliche ad essere «fedeli testimoni dei principi etici essenziali e del rispetto dei valori umani fondamentali». Ancora, i cattolici sono «animati dalla ferma speranza donata loro dal Vangelo (…). Perché il Cristo in cui credono è venuto perché il mondo abbia la vita».

I vescovi francesi non hanno parlato con cautela istituzionale, hanno fatto capire che anche in politica ci sono i momenti del sì o del no, non considerano la Repubblica come superiore al bene, non hanno temuto e non temono lo scontro nella vita sociale e continueranno la lotta anche in futuro, confidano nei valori naturali ma ancor più nel Vangelo di Cristo.

C’è poi un altro aspetto importante da considerare. Alcuni vescovi nelle loro diocesi hanno sì adoperato argomenti di ragione per condannare l’approvazione della legge iniqua, ma si sono affidati espressamente anche e soprattutto alla dottrina della Chiesa e al Vangelo. La Chiesa non è una lobby politica a sostegno di una qualche proposta di legge o contro un’altra, essa serve la Verità di Cristo che illumina poi anche il retto pensare in modo da avere leggi giuste. In questo quadro è stato molto significativo che alcuni vescovi abbiano dichiarato la loro opposizione alla nuova legge nell’omelia durante la celebrazione eucaristica e non in un freddo comunicato curiale, senza il timore di “dividere” la propria comunità. Ancora più importante è che alcuni di essi abbiano avvertito prima del voto che i parlamentari cattolici che avessero votato a favore della legge non avrebbero potuto accostarsi al sacramento della Comunione. La verità della fede ha delle esigenze di coerenza anche nella vita pubblica. Si sa che anche l’episcopato francese conosce divisioni interne, ma in questa occasione dalla Francia è giunto qualche segnale combattivo nuovo e positivo.

Risulta abbastanza facile notare la differenza tra questa linea e la posizione assunta dall’episcopato italiano nei confronti dell’iter di una legge dello stesso tipo (anzi, su certi aspetti anche peggiore), per fortuna al momento congelata in Parlamento. Il 19 febbraio 2025 la presidenza della Conferenza episcopale italiana (Cei) aveva reso pubblica una nota in cui non si opponeva alla discussione in Parlamento di un disegno di legge che prevedeva il suicidio assistito nel perimetro di alcuni limiti stabiliti dalla Corte costituzionale, che invitava un intervento legislativo del Parlamento sulla questione. In questo modo la Cei, pur dichiarando nella sua nota che «la dignità non finisce con la malattia», accettava che il Parlamento, legiferando sul “diritto alla morte”, riconoscesse quel diritto. A questo scopo i vescovi hanno anche invitato i parlamentari ad un «ampio confronto che rappresenti il Paese e le reali necessità dei suoi cittadini», prefigurando così che, se la legge sul suicidio assistito fosse stata approvata dopo una rispettosa discussione non divisiva, sarebbe stata accettabile. La democrazia partecipativa e integrativa più che la legge naturale e il Vangelo, mai citati nel documento della Cei, i bisogni dei cittadini più che la legge divina, sarebbero il valore da salvaguardare nel rispetto della democrazia.

Dobbiamo anche ricordare che in molte occasioni il quotidiano Avvenire, di proprietà della Cei, come a suo tempo segnalato da molti articoli pubblicati sulla Bussola, ha ospitato numerosi pareri favorevoli a recepire completamente quanto richiesto dalla Corte costituzionale e a discutere del tema in Parlamento, esplicitamente scegliendo per un sì ad una eventuale legge. L’unità che i vescovi volevano fosse rispettata per il bene della democrazia veniva trasformata in divisione dentro il mondo cattolico.

Si tratta di due linee molto diverse tra loro.