• IL PICCOLO MACIEJ

Eutanasia infantile forzata, il copione si ripete in Belgio

Dopo Charlie, Isaiah e Alfie, il copione si ripete in Belgio: Maciej, 6 anni, affetto da cardiomiopatia e danni cerebrali. I medici negano il permesso ad avere una nuova consulenza medica, le cartelle mediche sono inaccessibili. Adesso la decisione di rimuovere il ventilatore e la conseguente battaglia dei genitori che si oppongono. Parte una campagna che arriva anche in Italia. 

Giovedì i medici del Sint-Jan di Bruges, in Belgio, staccheranno il respiratore al piccolo Maciej, contro la volontà dei genitori e malgrado gli evidenti segnali di una coscienza minima che consente al bambino di stringere le mani, di aprire gli occhi e di reagire al tocco dei genitori.

Dopo Charlie Gard, Isaiah Haastrup e Alfie Evans, i casi di abbandono terapeutico e di ostinata negazione del diritto alla cure, anche in condizioni stabilizzate non relative alla fase terminale di una malattia, continuano a moltiplicarsi in molti Paesi del Nord Europa in cui la cultura eutanasica ha fatto breccia sia nelle legislazioni sia negli ingranaggi del sistema sanitario.    

Maciej è un bambino di 6 anni che dopo 6 mesi dalla nascita sviluppa una febbre fortissima che gli lascia dei danni cerebrali. In quel primo grave episodio i medici dicono ai genitori che non c’è più niente da fare ma gli organi di Maciej tornano a funzionare perfettamente dopo il distacco dei sostegni vitali.

Dopo una rapida guarigione, la famiglia è stata in grado di portare il figlio a casa. Maciej è stato però catalogato come disabile a seguito di una diagnosi di cardiomiopatia. La famiglia si è sempre sforzata per cercare di fornire la migliore assistenza possibile per il proprio figlio ma, sfortunatamente, tutto è cambiato il 3 novembre scorso. Quella mattina Maciej è stato nuovamente ricoverato in ospedale a Bruges presso l’AZ Sin-Jan. Tutto si è svolto come la volta precedente con Maciej che aveva la febbre alta.

Quando la famiglia ha raggiunto l'unità di emergenza, lo stesso medico che aveva detto loro di salutare il figlio qualche anno prima, ha comunicato che non avrebbero portato il figlio in reparto perché non c'era speranza e non erano in grado di aiutarlo. Quando il papà ha chiesto di mettere la loro decisione per iscritto, improvvisamente il medico ha cambiato idea e deciso di portare Maciej in reparto, raccontano.

In queste settimane il bambino ha superato alcune prove di svezzamento nel respirare senza respiratore, Eppure i dottori insistono nel sostenere che non c’è speranza e che deve essere rimosso dal supporto vitale anche senza il consenso dei genitori. Inoltre i medici non stanno dando il permesso ai genitori di avere una seconda opinione medica e ancora non sono state fornite le copie delle cartelle mediche ma stanno pressando per la rimozione del ventilatore per il giorno giovedì 21.

La corsa contro il tempo non esclude interventi della Polonia e di altri attori della comunità internazionale. Coinvolta in qualche modo anche l'Italia, dato che la famiglia ha infatti dato procura a SteadfastOnlus per agire sul fronte medico, legale, mediatico e di raccolta fondi.