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Medio Oriente

Essere cristiani in Kuwait

I fedeli devono fare molta attenzione, mantenere un basso profilo, evitare di mostrare segni visibili della loro fede e testimoniarla con il comportamento più che a parole

Il Kuwait fa parte del vicariato apostolico dell’Arabia settentrionale insieme al Bahrein, al Qatar e all’Arabia Saudita. Sono tutti paesi musulmani nei quali essere i cristiani non è facile. Nel Kuwait la Chiesa cattolica ha quattro parrocchie: la co-cattedrale della Sacra Famiglia a Kuwait City, a lungo sede del vicariato; la chiesa parrocchiale di Nostra Signora d’Arabia ad Ahmadi; la parrocchia di Santa Teresa a Salmiya; la parrocchia di san Daniele Comboni a Jleeb Al-Shuyoukh, meglio nota come Abbasiya. L’agenzia di stampa AsiaNews ha incontrato di recente nella co-cattedrale padre Dominic Santamaria, un sacerdote indiano che da oltre 52 anni svolge lì la sua missione. “Una missione – ha spiegato ad AsiaNews – oggi sempre più difficile. Bisogna mantenere un basso profilo anche nel mostrare pubblicamente segni visibili come le croci, ma che va vissuta con fede e coraggio, testimoniandola con il nostro comportamento più che a parole. Oggi possiamo e dobbiamo proclamare Gesù con i gesti, con un approccio gentile, prestando, al tempo stesso, grande attenzione al linguaggio che utilizziamo, ai discorsi. Bisogna essere coraggiosi, per restare anche a fronte di qualche timore o pericolo mostrando così il volto della santità con il nostro approccio gentile, senza forza”. Pur immersi in un contesto che richiede prudenza ed espone anche a pericoli, i cristiani del vicariato – spiega il sacerdote – mostrano una fede viva e tanto entusiasmo: “sono molto attivi e partecipi, sono disposti a compiere sacrifici pur di partecipare alle celebrazioni e la cattedrale è il loro punto di riferimento. Spesso vengono anche dalle altre parrocchie dove incontrano maggiori difficoltà. Oggi vi sono maggiori controlli, le persone devono prestare più attenzione e anche il rapporto fra i locali e gli ‘expat’ (gli immigrati, N.d.A.) è più complicato. I lavoratori migranti si rivolgono alla chiesa per chiedere aiuto, anche a livello finanziario, perché la loro condizione soprattutto sul piano economico è più difficoltosa. Politica, dialogo interreligioso, riferimenti ad alcuni Stati sono oggi tema sensibile”. Dal 1973, l’anno del suo arrivo, ricorda di aver celebrato 8.124 battesimi, 748 matrimoni e più di 300.000 messe. Nonostante le difficoltà, conclude padre Santamaria, “chiedo solo di poter continuare a pregare e di mantenere sempre una vita santa”.