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Cristiani Perseguitati
a cura di Anna Bono
Islam

Essere cristiani alle Maldive

La costituzione stabilisce che tutti i cittadini sono musulmani e consente agli stranieri di praticare la fede solo in privato

Le Maldive sono uno dei paesi in cui il fondamentale diritto alla libertà di religione e di culto è violato. L’islam è la religione di stato Lo ha stabilito la costituzione adottata nel 2008, in base alla quale tutti i cittadini maldiviani sono musulmani, non possono praticare o seguire altre religioni. L’abiura e la conversione al cristianesimo o ad altre religioni può essere punita con la pena di morte o con ingenti sanzioni pecuniarie. Succede quindi che persino i famigliari di un convertito al cristianesimo ne siano all’oscuro. I convertiti devono quindi praticare la loro fede nella più assoluta segretezza. Quanto ai cristiani residenti nel paese, per lo più provenienti da India e Sri Lanka e impiegati nel settore turistico, possono praticare la fede solo in privato. Per loro anche riunirsi in una abitazione per pregare è estremamente rischioso. Va da sé che non esistono in tutto il paese chiese ufficiali, riconosciute. A peggiorare la situazione dei cristiani adesso sono gli effetti delle ulteriori restrizioni adottate con l’approvazione nel settembre del 2025 di nuove norme riguardanti la libertà di parola e i mass media. Il 18 settembre è stato promulgato il Media and Broadcasting Regulation Act che ha introdotto severi controlli sui mass media. La legge vieta tra l’altro l’accesso on line a materiali – testi, documenti, video… – non musulmani. È stata inoltre istituita una commissione composta da sette membri che ha facoltà di bloccare siti web, sospendere i mass media e sanzionare i giornalisti. Sono previste pesanti pene pecuniarie (fino a 6.485 dollari per le emittenti) e la sospensione delle licenze in caso di contravvenzione. La nuova commissione ha già usato i propri poteri per chiedere la rimozione di materiali che a suo parere violano i principi religiosi islamici. Molte sono state le critiche a livello locale e internazionale, ma il governo ha difeso la legge accusando anzi i giornalisti di diffondere notizie false. Il Ministro degli Esteri Abdulla Khaleel ha addirittura affermato che la legge tutela la libertà di espressione e il Ministro dell’Informazione Ibrahim Waheed ha dichiarato che il disegno di legge rappresenta un passo avanti verso la responsabilità e la professionalità.