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Ecofollie: l'eco-peccato si ripara interrando piantine

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Sciocchezze in diocesi di Forlì nel nome dell'ecologia. Per riparare all'eco-peccato del volo aereo dei giovani in Gmg, verranno messe a dimora 3000 piantine. L’offesa all’ambiente ha preso il posto dell’offesa a Dio. 

Editoriali 05_03_2024 English

Nella Chiesa ormai accade di tutto. Cose impensabili, stranezze inaudite, sciocchezze travestite da novità pastorali. Adesso si fanno anche gli atti di riparazione per aver viaggiato in aereo e per aver così contribuito all’emissione di gas nell’atmosfera. Bisogna riparare l’ingiustizia commessa verso l’ambiente, pentirsi di averlo fatto, piantare pianticelle in riparazione del torto inflitto e per compensare l’anidride carbonica prodotta, seminare speranza per un mondo più verde … il tutto alla presenza del vescovo diocesano.

Succede nella diocesi di Forlì-Bertinoro. Domenica scorsa 3 marzo si è svolta una cerimonia con la partecipazione del Vescovo Livio per mettere a dimora nel “Bosco Laudato si’ La Pieve” la prima di tre mila piantine. Nei giorni prossimi di sabato 16 e domenica 17 marzo continuerà la piantumazione. Ad organizzare sono stati l’Istituto Diocesano Sostentamento Clero, la Pastorale vocazionale e la pastorale giovanile. Il titolo dell’iniziativa suona così: “Piantiamo la speranza”. Sono invitati “tutti i giovani in gruppo o singolarmente”. Quali giovani, tutti ma in particolare quelli che hanno partecipato alla Giornata mondiale della Gioventù di Lisbona del 2023. Infatti, la motivazione di tutta questa iniziativa è di compiere un gesto di “consapevolezza ecologica e di riparazione” per il viaggio di questi giovani a Lisbona. Viaggiando essi hanno inquinato ed ora bisogna riparare l’offesa inflitta all’ambiente, l’eco-peccato, in quanto eco-offesa, richiede una eco-riparazione.

Le perplessità sull’enciclica Laudato sì sono tante e diffuse, ma nessuno dei suoi critici può essere giunto a prevedere simili banalità come conseguente della sua applicazione. Forse nemmeno il suo autore può essere arrivato a prevedere superficialità così imbarazzanti. La speranza cristiana ridotta ad attività di giardinaggio, l’uso tecnico del linguaggio da vivaio (“mettere a dimora”), un viaggio in aereo concepito come peccato da riparare, l’ambiente personalizzato come il soggetto che ha subito l’ingiuria o l’ingiustizia che sia, il vescovo inteso come il direttore responsabile del vivaio. Ci si chiede da dove provenga un parto immaginifico di questo genere.

Nei giorni scorsi si è discusso sulla nuova stretta dell’Unione Europea sull’“ecocidio”. Sono stati definiti i reati da perseguire e sono state date indicazioni agli Stati di formare forze dell’ordine e giudici. Ci si è inventati l’eco-reato, molto simile allo psico-reato di Orwell. Parlare di ecocidio vuol dire considerare l’ambiente un essere vivente, una persona che può essere uccisa, e significa presentare l’uomo, ossia la persona vera, come responsabile di quel delitto. A questo stravolgimento delle parole e quindi della realtà ora si aggiunge anche la diocesi di Forlì-Bertinoro, che crea l’eco-peccato, l’eco-confessione e l’eco-riparazione. Ma a questo punto, invece di riparare l’offesa inflitta all’ambiente andando a Lisbona, la prossima volta non sarebbe meglio non mandare i giovani alla GMG dell’anno che verrà?

La cosa che più di tutte suona male in queste iniziative pastorali superficialmente emotive e prive di serio fondamento spirituale e teologico è l’uso della parola riparazione. Una parola molto alta dal punto di vista teologico e nella vita spirituale e morale del cristiano. Il “nuovo Adamo” ripara la disobbedienza di Adamo. Gesù ha riparato presso il Padre per i nostri errori e per i nostri peccati. Il sacrificio di Cristo ha un valore di riparazione, di espiazione e di redenzione.

Entrando poi nella vita morale cristiana, imporre una riparazione a chi è giusto che sia punito è lodevole; la giustizia richiede che si ripari al torto inflitto a chi è stato derubato restituendo il mal tolto. Il Catechismo dice che «ogni colpa commessa contro la giustizia e la verità impone il dovere di riparazione». È inspiegabile come si possa applicare questa tradizione sapienziale cristiana sulla riparazione ad una presunta ingiustizia commessa contro l’ambiente, dico presunta perché sappiamo quanto la questione ambientale sia dibattuta e sfruttata da ideologie e da interessi.

La parola riparazione poi ci riporta con la mente a Fatima. L’Angelo invita al sacrificio e alla preghiera in riparazione dei peccati dai quali Dio è offeso. L’oltraggiato Cuore di Maria chiede tramite i Pastorelli riparazione. La devozione dei primi sabati viene indicata come un mezzo di riparazione. Per i Pastorelli la riparazione è un atto di amore per rallegrare Dio reso triste dai nostri peccati.

Se confrontiamo questi significati della riparazione qui sommariamente ripresi con la riparazione che sta alla base della iniziativa della diocesi di Forlì-Bertinoro si prova un senso di desolazione. L’offesa all’ambiente ha preso il posto dell’offesa a Dio, il peccato è visto come cosa profana, la riparazione non implica la “conversione” a Dio ma una nuova “consapevolezza ecologica”, i nostri eco-peccati possono essere riparati tramite una prassi come quella di “mettere a dimora” delle piantine. Il peccato e la riparazione sono cose mondane, e la speranza si riduce ad un ambiente verdeggiante.