• DOMENICA DI RESURREZIONE

È risorto, e guida la sua Chiesa

Ringraziandovi del grande affetto e sostegno con cui seguite La Nuova BQ, vi proponiamo una lettura originale della Resurrezione, capace di riassumere in un solo sguardo il senso stesso della rivelazione: la Pala della Trinità di Lorenzo Lotto.
- Giovedì Santo ll - Venerdì Santo ll - Sabato Santo

Lotto - Pala della Trinita

Glorificami, o Padre, con quella gloria che era mia fin dal principio del mondo. Queste parole di Gesù rimangono come sospese nell'aria, rimangono nell'anima dei discepoli dopo le ore interminabili della passione e della croce, rimbalzano sul corpo freddo del Redentore che, calato dalla croce, giace esanime tra le braccia della Madre.

Lotto - Pala della Trinita

 

Tra gli infiniti modi di rappresentare questa gloria, dopo lo sconcerto di una morte infame, c'è n'è uno capace di riassumere in un solo sguardo il senso stesso della rivelazione. Si tratta della Pala della Trinità che campeggia nella Sagrestia della Chiesa di Sant'Alessandro della Croce in quel di Bergamo.
Il titolo rivela già l'intento profondo del suo autore, Lorenzo Lotto, che, con la semplicità della sguardo della fede, ha saputo realizzare un'opera di grandissima originalità.

Il Risorto appare in un cielo irradiato di luce solare mentre sale al Padre. Non percepiamo immediatamente la Trinità, segnalata dal titolo della Pala. Quello che ci abbraccia, caldo e persuasivo, è lo sguardo del Redentore il quale, terminata la sua Missione di dolore, ritorna in quella gloria che gli era propria. Il lenzuolo bianco, testimone della sua risurrezione, si è colorato di rosso e di blu, denunciando così la vera natura umana del Cristo e la sua, altrettanto vera, natura divina.
Cristo ci mostra, nell'ascendere al Padre, le mani e i piedi piagati, memoria perenne della sua morte in croce. E sono proprio quelle mani piagate che ci rivelano altre mani, quelle del Padre.

Dietro a Cristo infatti si staglia, cangiante di luce, la sagome di Dio Padre. Mai visto nella storia dell'arte un Dio Padre così! Invisibile eppure presente. Il Padre, il Figlio e lo Spirito, sotto forma di colomba, sono in quel cielo come un'epifania quotidiana. Ci verrebbe fatto di uscire da quella sagrestia e ritrovare anche nel nostro cielo quella stessa rivelazione gloriosa.

Le mani del Padre e del Figlio formano un quadrato che, rimandando ai quattro punti cardinali, sembra disegnare nella volta celeste la totalità della creazione. Ciò che era fin dal Principio, ora ci è rivelato. Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede. Se la risurrezione di Cristo fosse solo un fatto privato, un privilegio che riguardasse solo la seconda persona del Verbo, vana la nostra speranza. E invece quel corpo robusto da contadino racconta della nostra carne, proprio la nostra, che ora sale nella gloria del Padre.

I piedi piagati di Gesù poggiano su un doppio arco, un arcobaleno di luce, che riafferma e compie la prima alleanza di Dio con l'umanità, quella di Noè. Sotto quest'arco, come inatteso, scorgiamo un paesaggio rupestre.

Come appare sola, e ignara di ciò che accade nel suo cielo, quella campagna! L'immagine rimanda prepotentemente alla solitudine che abbiamo sperimentato tutti noi, all'inizio di questa Quaresima, quando Papa Benedetto ha lasciato la reggenza della Chiesa. Nella vastità di questo paesaggio assolato Lotto ci ha dipinti. Sì, ha dipinto noi, tutti noi, anche noi uomini smarriti del 2000, nei panni delle pecore della parabola. Ma quelle pecore non sono né smarrite, né sole. C'è un pastore con loro. Ed è incredibile in quel pastore così minuscolo si rifletta lo stesso Pastore che campeggia nel cielo. Sì, è incredibile, ma nei panni fragili dei Papi c'è sempre, in ogni secolo, la Presenza solerte del Cristo che non ci lascia soli.
Lo abbiamo sperimentato noi per la consolazione provata, dopo i giorni dello smarrimento, con l'affacciarsi di Papa Francesco alla finestra di Pietro.

Inutile e sterile ogni confronto tra i Papi, in essi, in qualunque modo si pongano è lo stesso Pastore che ci guida, il Pastore grande delle pecore che sceglie spesso vie umili per restare fra i suoi.