• 70° ANNIVERSARIO

E il regime cinese celebra se stesso

Da settimane il regime prepara a Pechino i festeggiamenti per ricordare i 70 anni della Repubblica Popolare. Tutto deve apparire bello, il messaggio è che solo il Partito comunista può guidare la Cina al successo e alla prosperità.

Xi Jinping pronuncia il discorso celebrativo

È già da parecchie settimane che tutta la Cina è mobilitata a preparare la celebrazione del 70° anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese. In cantiere per oggi, primo ottobre, c’è una maestosa parata militare in Pechino con il gruppo dirigente schierato sulla tribuna della Porta di Tiananmen. Nella capitale una mostra sui successi e vittorie ottenuti è stata aperta il 23 settembre e visitata anche dai più alti dirigenti. Per preparare le celebrazioni locali, frequenti sono state le parate militari e civili di prova. Misure di sicurezza sono estese ad ogni settore della vita dei cittadini, dalla proibizione del volo di droni, al controllo di tutti i mezzi di comunicazione, e persino al controllo facciale di chi frequenta determinati locali. Decorazioni e fiori sulle strade sono visibili dovunque. Le metropoli sono liberate da immigrati disoccupati. Molti si danno da fare ad eliminare le spazzature e ad abbellire ogni ambiente poco decoroso. Tutto deve apparire bello, tutto deve essere “cinesizzato”!  Il messaggio è che solo il Partito comunista può guidare la Cina al successo e alla prosperità, solo il Socialismo dalle caratteristiche cinesi può salvare la Cina!

Anche i capi della Chiesa cattolica si sono adeguati all’atmosfera festiva e hanno indetto in tutte le chiese l’alzata della bandiera, il canto dell’inno nazionale e preghiere speciali per la patria, proprio per domenica 22 settembre, il primo anniversario della firma dell’Accordo provvisorio tra Cina e Vaticano. Notizie e foto di tali celebrazioni sono diffuse abbondantemente. Gli stessi responsabili, però non sanno o fingono di non sapere le notizie di misure restrittive per l’educazione cattolica dei fanciulli sotto i 18 anni, di distruzione di edifici religiosi, di controllo delle attività religiose nelle chiese, di costrizione per i sacerdoti non ufficiali ad accettare i principi di autonomia e di indipendenza della Chiesa propugnati dall’Associazione patriottica.

Si nota, indubbiamente, un clima di forte entusiasmo: tutti lo condividono, e a buon ragione, dati i risultati concreti innegabili che sono stati compiuti in questi 70 anni, da quando cioè Mao Zedong ha dichiarato che “il popolo cinese si è alzato in piedi!” Il livello di vita e il benessere generale sono certamente migliorati e la Cina ha assunto un ruolo mondiale primario.

L’entusiasmo è però anche intenzionalmente sollecitato dalla presente dirigenza politica del paese e dal suo “cuore”, cioè dal Presidente Xi Jinping, come tale è ufficialmente chiamato. Si prospetta persino che per l’occasione gli si attribuiranno altri titoli ancor più altosonanti, reminiscenti di quelli di Mao Zedong. La motivazione per sollecitare l’entusiasmo è capibile date le presenti difficoltà economiche, prodotte dalla guerra commerciale con gli Stati Uniti. Il popolo non deve preoccuparsene: tutto sarà risolto nel meglio e la Cina diventerà la prima nazione nel mondo!

I disturbi nello Xinjiang e le dimostrazioni  in Hong Kong contro l’amministrazione locale e le indebite interferenze di Pechino non preoccupano tanto i dirigenti cinesi, dal momento che, dato il controllo capillare dei mass media, in Cina la maggioranza della popolazione è tenuta all’oscuro dei fatti reali. Anzi è imbevuta di propaganda mirata: “in Xinjiang ci sono terroristi; in Hong Kong i dimostranti sono tutti criminali che fanno uso di violenza e di forza bruta”.

Non si può non notare l’eccessiva importanza che è data all’apparenza, alla messa in scena: purtroppo, molti gradualmente sono indotti a considerarle realtà. Pur condividendo la gioia del successo e del miglioramento ottenuti dagli sforzi industriosi del popolo cinese, non si può non provare un certo grado di tristezza di fronte alla manipolazione a cui questo popolo buono e paziente è sottoposto.