a cura di Anna Bono
  • Testimoni di Cristo

Due sacerdoti vittime della violenza endemica nei loro paesi

Un sacerdote messicano, don José Guadalupe Popoca, è stato ucciso con colpi di arma da fuoco alla testa forse durante un tentativo di rapina a Galeana, nello stato di Morelos. Il suo corpo senza vita è stato trovato la mattina del 31 agosto nella sua parrocchia di San Nicolàs de Bari. Aveva 44 anni ed era stato ordinato sacerdote il 15 agosto 2007. Monsignor Ramon Castro Castro, vescovo di Cuernavaca, la diocesi a cui appartiene la parrocchia di don José, ha espresso la propria costernazione in un video messaggio nel quale ha sollecitato le autorità a indagare sulle motivazioni del crimine e ha chiesto di pregare per l’anima del sacerdote e perché Dio conceda alla comunità di don José la forza di sopportare la grave perdita. Il Morelos è considerato il nono stato più violento dei 32 che compongono il Messico. Tra gennaio e luglio 2021 si sono registrati 769 omicidi e dieci rapimenti. È stato invece liberato il 31 agosto ed è già tornato a casa sano e salvo monsignor Julius Agbortoko Agbor, vicario generale della diocesi di Mamfe, nel Camerun sud occidentale, che era stato rapito domenica 29 agosto nel seminario maggiore di Mamfe da alcuni giovani armati. Si è trattato di un sequestro a scopo di estorsione. I rapitori hanno infatti chiesto un riscatto di 20 milioni di franchi CFA (circa 30.500 euro). Tuttavia monsignor Agbor sarebbe stato liberato senza che la somma fosse stata pagata. Gli autori del sequestro sono dei separatisti, fanno cioè parte dei gruppi antigovernativi che da quattro anni combattono per l’autonomia delle province camerunesi anglofone perché ritengono di essere discriminate ed emarginate dalla maggioranza francofona del paese. Il conflitto ha provocato migliaia di morti e oltre 700.000 tra sfollati e rifugiati. In Africa si vanno moltiplicando i sequestri a scopo di estorsione anche per somme, come in questo caso, relativamente modeste.