a cura di Stefano Fontana
  • CHIESA SENZA IDEE

Dsc, la grande assente contro il Coronavirus

Nell’attuale atteggiamento della Chiesa nei confronti del da farsi di fronte all’epidemia da coronavirus si nota in modo molto evidente la grande assenza della Dottrina sociale della Chiesa. Non sono al corrente di vescovi che abbiano parlato in questo senso. In generale si è auspicata una generica solidarietà e una generica speranza, sostenendo che “insieme ce la faremo”. Quando non si è continuato a riproporre i temi del riscaldamento globale, della tutela dell’ambiente e delle migrazioni che col coronavirus non hanno niente a che vedere. Alla loquacità su questi argomenti ormai piuttosto scontati in bocca ad ecclesiastici, ha corrisposto una pressoché totale afasia su cosa abbia da dire la Dottrina sociale della Chiesa sullo sconvolgimento prodotto dall’epidemia. Mentre chiudevano le chiese e si sopportava senza protestare le restrizioni governative e i soprusi delle forze dell’ordine, si mostrava anche un’assenza nell’uso della Dottrina sociale.

In due ambiti la Chiesa avrebbe potuto riproporre la propria Dottrina sociale. Un primo livello poteva essere quello della lettura delle carenze messe a nudo dall’epidemia e dell’organizzazione delle risposte. Come mai la sanità pubblica era stata de-finanziata da tutti i governi degli ultimi dieci anni? L’organizzazione centralistica sia nazionale che regionale è accettabile o la Dottrina sociale fornisce altri modelli? Le misure per la liquidità alle imprese soddisfano le esigenze delle banche o quelle delle imprese? La burocrazia statale dovrebbe essere alleggerita? Il sistema del volontariato in questo caso ha funzionato o deve essere rivisto? L’apporto della scienza è stato di chiarezza o di confusione e quale deve essere il rapporto con la politica? La sospensione delle attività produttive era giustificata? Purtroppo non è stato nemmeno denunciato un sistema sanitario che conferma – anche nella calamità - e anzi aumenta le pratiche dell’aborto.

Poi c’è il livello delle risposte da dare per la ricostruzione nel dopo-coronavirus. Nemmeno in questo ambito, ancora più importante del precedente, la Chiesa non ha fornito nessuna indicazione, mostrando la grande assenza sul campo della sua Dottrina sociale. Eppure i temi collegati con la Dottrina sociale sono tanti: una globalizzazione da ripensare di sana pianta dopo che il virus ci ha fratto riscoprire i muri e temere i ponti, una concezione naturalistica della natura da cui liberarsi dato che la Madre Terra non è sempre così materna come l’ecologismo vorrebbe, un’Unione Europea in stato comatoso della quale dichiarare la morte clinica e approfittare per rilanciare l’Europa di Giovanni Paolo II, una dimensione nazionale e locale da recuperare come luogo della risposta primaria all’emergenza, la denuncia dei poteri globali che potrebbero cogliere l’occasione del coronavirus per portare aventi i loro disegni universalistici, la necessità della riscoperta dell’economia reale e familiare, la contraddizione di una sanità che mobilita i propri volontari per la difesa della vita dei colpiti da coronavirus e non ferma le uccisioni per aborto, sena nemmeno notare la contraddizione tra le due cose. Nessuno di questi temi è stato toccato dalla Chiesa, come se non avesse una propria Dottrina sociale.

Questi due livelli non esauriscono però l’apporto che la Dottrina sociale della Chiesa avrebbe potuto dare. L’apporto ancora più decisivo è di tipo verticale e non orizzontale.

Il valore, anche pubblico, di una messa non dipende dalla presenza di fedeli, nonostante la sempre più diffusa concezione che la messa sia soprattutto “assemblea” più che “sacrificio”. Tuttavia, aver sospeso le messe col popolo ha diminuito la percezione di questo significato pubblico della messa. La Chiesa è stata così sorpassata da quei sindaci che, con la fascia tricolore, hanno affidato al Cielo la propria città.

Questo atteggiamento ha anche messo in evidenza una dipendenza della Chiesa di oggi dal potere politico. Non solo la Chiesa non pretende l’autonomia giuridica che le è propria, anche in forza del Concordato oltre che per motivi sostanziali, e si sottomette passivamene alle disposizioni statali senza criterio, ma oggi si mette in una posizione di dipendenza dallo Stato in molti altri campi: dal finanziamento dell’otto per mille in sede di dichiarazione dei redditi all’inclusione della scuola cattolica nel sistema integrato di istruzione pubblica, dalla dipendenza delle Caritas diocesane dagli appalti delle amministrazioni locali alla sottomissione alla magistratura civile nei casi di supposti abusi sui minori. Il primo punto della Dottrina sociale della Chiesa è il corretto rapporto tra la Chiesa stessa e lo Stato. Se la Chiesa si concepisce come una agenzia sociale tra le altre soggetta alla Costituzione e alle leggi statali, la Dottrina sociale della Chiesa è finita: diventa la grande assente.