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Droni su Mosca e Kiev, ma il massacro è in trincea

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Attacchi dall'alto sulle rispettive capitali, ma è sul territorio che la battaglia si fa sempre più violenta e la controffensiva ucraina va assumendo le proporzioni di un vero tritacarne.

Attualità 31_07_2023

Ieri mattina l'Ucraina ha scagliato contro Mosca tre droni, uno dei quali è stato abbattuto dai sistemi di difesa aerea russi, mentre gli altri due sono stati fermati dai sistemi di disturbo elettronico e sono precipitati sul complesso commerciale Moscow-City. Lo ha annunciato il ministero della Difesa russo mentre il sindaco della capitale russa, Sergej Sobjanin, ha riferito che «le facciate di due complessi di uffici sono stati lievemente danneggiate» e un addetto alla sicurezza è rimasto ferito. L'attacco ha determinato la chiusura prudenziale dell'aeroporto di Vnukovo, uno dei quattro aeroporti di Mosca, ma le operazioni sono poi riprese entro meno di un'ora.

Un ennesimo attacco simbolico che ha l’obiettivo di mostrare la capacità degli ucraini di raggiungere Mosca e diverse regioni russe ma probabilmente anche quello di indurre i russi a scatenare pesanti rappresaglie sui centri abitati ucraini: risposta che nelle valutazioni di Kiev potrebbe imporre all’Occidente e alla NATO un maggiore coinvolgimento nel conflitto. Opzione che col tempo diviene sempre più stringente per l’Ucraina di fronte al pieno insuccesso della controffensiva che da due mesi si infrange sulle munite linee difensive russe.

Mosca per ora si limita a rispondere con attacchi di droni e missili in profondità sul territorio ucraino tesi a distruggere depositi di armi e munizioni, aeroporti, batterie di difesa aerea e stabilimenti produttivi militari come quelli per la produzione dei droni aerei e marittimi come quelli che l'Ucraina ha utilizzato per attaccare il ponte di Crimea il 17 luglio.

Vladimir Putin, in conferenza stampa ha detto ieri che «le forze armate russe hanno lanciato una serie di attacchi preventivi ai luoghi da cui questi droni vengono inviati e in cui vengono prodotti». Il presidente russo, al termine del vertice Russia-Africa, ha detto incontrando i giornalisti a San Pietroburgo che «le risorse della mobilitazione in Ucraina si esauriscono« e che le forze ucraine dall’inizio della controffensiva, il 4 giugno, «hanno perso 415 carri armati».

Impossibile trovare conferma a questi dati come alle stime russe che valutano in almeno 60 mila i morti e feriti ucraini nella controffensiva: del resto Kiev non fornisce dati dettagliati limitandosi a sostenere di aver riconquistato in due mesi poco più di 200 chilometri quadrati (più o meno la superfice dell’Isola d’Elba).

Fonti militari ucraine e occidentali sentite dal Financial Times hanno però di fatto confermato le dichiarazioni di Putin riferendo che le truppe di Kiev avrebbero già perduto il 25 per cento dei mezzi e armamenti occidentali forniti per la controffensiva.

Del resto analisti e reporter sui media statunitensi (l’ultimo è il New York Times) hanno evidenziato le difficoltà ucraine nella controffensiva finora fallimentare: militari inesperti, reclute spesso troppo anziane per l’assalto di fanteria, carenza di munizioni, coordinamento e supporto aereo, superiorità dei russi in tutti i settori inclusa la guerra elettronica.

Ciò nonostante su quasi tutti i fronti sta crescendo l’intensità delle battaglie e secondo fonti del Pentagono citate dal New York Times, la controffensiva ucraina avrebbe raggiunto la massima spinta con migliaia di rinforzi che si stanno riversando sulla prima linea, molti addestrati ed equipaggiati dall’Occidente e finora tenuti di riserva.

Dopo sette settimane di infruttuosi tentativi di superare gli avamposti che proteggono la prima delle tre linee fortificate della cosiddetta Linea Surovikin, posta a difesa della regione di Zaporizhia e degli accessi alla Crimea e al Mare d’Azov, le truppe ucraine hanno guadagnato terreno raggiungendo la prima linea russa nel settore di Orekhov-Rabotino riuscendo a incunearsi nelle postazioni russe pur lasciando sul terreno, secondo fonti russe almeno 39 dei circa 120 mezzi corazzati impiegati dai tre battaglioni ucraini inviati all’assalto. Alcuni mezzi corazzati occidentali di origine americana, francese e svedese sino stati caduti in mano ai russi che li hanno mostrati come trofei.

Per respingere l’assalto i russi impiegato intensamente tutto il loro arsenale: artiglieria, aerei, elicotteri, missili anticarro e le munizioni vaganti (o droni kamikaze) Lancet, sempre più protagoniste sul campo di battaglia

Più a est, sempre sul fronte di Zaporizhia si è combattuta un’altra feroce battaglia che ha visto gli ucraini attaccare con decisione nel settore del cosiddetto Saliente di Vremevsky, dove le linere russe si incuneano nel territorio controllato dagli ucraini.

Obiettivo dell’attacco il villaggio di Staromayorsk (la cui conquista è stata annunciata il 27 luglio dal presidente Volodymyr Zelensky) che i russi hanno difeso efficacemente per diversi giorni prima di ritirarsi nei sobborghi meridionali per poi contrattaccare in forze non prima di aver bersagliati dalle colline circostanti con l’artiglieria i rinforzi ucraini in arrivo.

La caduta della cittadina metterebbe in difficoltà il fronte russo in quel settore e le ultime notizie di fonte russa che giungono dal campo di battaglia riferiscono che le truppe scelte della fanteria aviotrasportata russa hanno riconquistato il villaggio ridotto in macerie. Lo schema di battaglia registrato a Staromayorsko Rabotino si ripete da due mesi all’infinito trasformando la controffensiva ucraina nell’ennesimo tritacarne di questa guerra.

E a proposito di tritacarne, violentissime battaglie si registrano anche intorno a Bakhmut/Artemovsk dove gli ucraini cercano da oltre un mese di penetrare da nord e sud intorno al perimetro della città per riprenderne il controllo.

Negli ultimi giorni la battaglia più intensa si sta consumando intorno al villaggio di Klescheyevka, a sud di Bakhmut, dove i russi hanno tenuto il centro del villaggio, appoggiati dall’artiglieria, bloccando la penetrazione delle truppe ucraine e respingendole dai sobborghi dell’abitato che viene ogni giorno preso d’assalto dalle truppe di Kiev che continuano a far affluire riserve nonostante le forti perdite.

Nelle ultime ore la fitta pioggia ha rallentato gli attacchi ucraini nelle regioni di Zaporizhia e Donetsk mentre più a nord, lungo il confine tra le regioni di Luhansk (controllata quasi interamente dai russi) e Kharkiv (tornata sotto il controllo di Kiev nel settembre 2022), sono le forze di Mosca ad aver assunto decisamente l’iniziativa conquistando posizioni su posizioni nelle ultime due settimane verso Kupyansk e Lyman.

I russi hanno oltrepassato il fiume Zherebets a ovest di Svatovo- Kremennaya costituendo una testa di ponte allargatisi progressivamente investendo le difese ucraine verso le quali vengono fatti affluire rinforzi. Anche ieri gli ucraini hanno dovuto ammettere ulteriori avanzate russe in questo settore dove sono stati conquistati i villaggi di Sergivka, Nadzheda e Novoegorovka e le alture circostanti.

Un più ampio sfondamento russo in questo settore potrebbe mettere in difficoltà lo schieramento ucraino nelle regioni di Karkhiv e Donetsk. Nelle retrovie, secondo fonti militari ucraine, i russi schierano 100.000 uomini con 900 carri armati e altrettanti pezzi d’artiglieria anche se non è chiaro se questo concentramento di forze verrà impiegato per una offensiva su vasta scala o se per il momento avrà solo il compito di indurre gli ucraini a rinforzare questo fronte sottraendo riserve preziose all’offensiva in atto a Zaporizhia e Bakhmut.



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