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USA

Dopo l'Iran, Trump se la prende con la Nato

L'incontro fra Donald Trump e Mark Rutte (Segretario generale della Nato) è stato seguito da commenti di fuoco del presidente Usa contro gli Alleati. Vuole ritirarsi dall'Europa? Uscire dalla Nato? Più facile che la riorganizzi su basi di lealtà.

Esteri 10_04_2026
Mark Rutte e Donald Trump in una foto dell'ottobre scorso (AP)

L’incontro fra il presidente americano Donald Trump e il Segretario generale della Nato Mark Rutte, all’indomani dell’inizio della tregua in Iran, poteva essere una resa dei conti finale, ma è difficile capire le mille sfumature di un dialogo avvenuto a porte chiuse, senza neppure foto ufficiali di una stretta di mano. La crescente irritazione di Trump per gli alleati europei era troppo evidente. Li ha ripetutamente accusati di non aver collaborato nello sforzo bellico contro l’Iran, di aver ostacolato le operazioni (come la Spagna che ha negato l’uso delle sue basi, nel suo piccolo anche l’Italia quando ha negato Sigonella), di non aver mandato le sue navi, nemmeno quando Teheran ha bloccato lo stretto di Hormuz. Dall’altra parte, Rutte cerca di gettare acqua sul fuoco. Il presidente e il segretario parlano due lingue diverse, paiono riferirsi addirittura a due differenti periodi storici dell’Alleanza Atlantica.

Rutte parla come se si fosse ancora in una Nato coesa sotto la leadership americana, come ai tempi delle presidenze di Reagan, Bush sr. e Clinton. Prima dell’incontro alla Casa Bianca, un reporter della Cnn gli chiede se ritenga se il mondo sia più sicuro oggi, dopo i bombardamenti di Israele e Usa sull’Iran. E Rutte, senza esitare risponde: «Assolutamente... grazie alla leadership del presidente Trump, degradare queste capacità è davvero, davvero molto importante per la tua e la mia sicurezza qui negli Stati Uniti, in Europa, in Medio Oriente». Praticamente è l’opposto di quel che dichiarano quasi tutti i governi europei della Nato, Italia inclusa. Certo, «so» che gli europei avrebbero voluto agire con la diplomazia, spiega Rutte nell’intervista «ma corriamo il rischio che ciò porti a un momento simile a quello della Corea del Nord, in cui si parla così a lungo che, a un certo punto, è troppo tardi per una soluzione, perché a quel punto avrebbero messo le mani sulla capacità nucleare».

Dopo l’incontro con il presidente americano, il Segretario generale dichiara che: «Se la pace vuole avere una possibilità, se la speranza di libertà vuole essere mantenuta, gli Stati Uniti devono svolgere un ruolo potente e attivo negli affari mondiali. Come Primo Ministro dei Paesi Bassi, e ora come Segretario Generale della Nato, ho sviluppato un'incrollabile comprensione del valore della leadership americana».

I toni degli interventi di Trump paiono invece venire da un altro mondo. Subito dopo l’incontro con Rutte, il presidente pubblicava sul suo social network, Truth, un messaggio scritto tutto con caratteri maiuscoli: «La Nato non c’era quando ne avevamo bisogno e non ci sarà quando ne avremo bisogno ancora! Ricordatevi della Groenlandia, quel grande pezzo di ghiaccio governato così male!». Non c’è alcun riferimento a leadership americana, alla libertà, all’unità degli alleati. Niente di tutto questo. Solo recriminazioni, in gran parte ingiustificate (la Nato c’è stata eccome, quando gli Usa ne avevano bisogno, dopo l’11 settembre). E di nuovo la minaccia sulla Groenlandia, l'enorme isola artica governata dalla Danimarca, che Trump dichiara senza mezzi termini di voler annettere.

Rutte come spiega questo atteggiamento? «Fatemi essere assolutamente chiaro: è evidentemente deluso da molti alleati Nato e comprendo questo punto» perché «è vero che non tutte le nazioni europee hanno mantenuto i propri impegni», ha spiegato. Ma «allo stesso tempo ho potuto sottolineare che la grande maggioranza dei Paesi europei si è dimostrata collaborativa con le basi, la logistica, i sorvoli e il rispetto degli impegni», sottolineando che «l’Europa, in quanto piattaforma di proiezione di potenza per gli Stati Uniti, ha svolto un ruolo di primo piano nelle ultime sei settimane».

Ma Trump ha deciso di ritirarsi dalla Nato, a prescindere dall’impegno europeo? A domanda dei reporter, alla Casa Bianca, la portavoce del presidente, Karoline Leavitt, non ha risposto certamente di “no”. Non lo ha escluso. Ha dichiarato che il ritiro degli Usa dalla Nato è un tema di cui il presidente “ha discusso” e che sarebbe stato “oggetto di discussione” con Mark Rutte.

Quel che il presidente ha realmente intenzione di fare con l'Alleanza è affidato alle speculazioni e alle rivelazioni di insider della Casa Bianca. Come quelli sentiti, in anonimato, dal Wall Street Journal, secondo i quali Trump starebbe pensando, non a un ritiro, ma a una riorganizzazione dell’Alleanza, con premi e punizioni sulla base della lealtà dimostrata.

L’ipotesi più gettonata è che saranno penalizzate la Spagna e la Francia che, nel conflitto iraniano (e non solo) hanno dimostrato poca lealtà all’alleanza con gli Usa. Dalla Francia sarà difficile ritirare qualcosa, perché è una potenza nucleare quasi completamente autonoma. Dalla Spagna potrebbero invece esser ritirati uomini e basi, per trasferirli verso alleati che si sono dimostrati più collaborativi: Lituania, Polonia, Romania e Grecia. Ma si aprirebbe un problema non da poco, perché un aumento della presenza militare americana in Lituania, Polonia e Romania comprometterebbe l’appeasement di Trump con la Russia di Putin, finora l’unico obiettivo diplomatico coerentemente perseguito dall’amministrazione americana. E una Grecia rafforzata dagli Usa, comprometterebbe invece i rapporti con la Turchia di Erdogan, finora buon alleato di Trump, politicamente e personalmente.

Insomma anche “riorganizzare” la Nato non è facile come sembra. E può dare adito ai prossimi passi falsi.