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Giappone

Donna, "padre" di suo figlio

Una donna dona il suo ovocita alla compagna che poi partorisce un bambino. La prima donna "cambia" sesso, si "sposa" con la compagna e poi chiede di essere riconosciuta padre del bambino.

Gender Watch 28_09_2026

Tenetevi forte perché la storia che andiamo a raccontarvi - un mix perfetto di omosessualità, transessualità ed utero in affitto - è assai complicata. Siamo in Giappone e c’è una coppia lesbica formata da Yuki e Akari (nomi di fantasia). A Yuki (la donna a destra nella foto) vengono prelevati degli ovociti e fecondati con il seme maschile di un donatore. L’embrione concepito viene trasferito nell’utero della sua compagna Akari (la donna a sinistra nella foto), la quale diede alla luce un bambino nel novembre del 2024. Il bambino viene registrato come figlio solo di Akari, infatti per la legge giapponese il bambino è figlio di chi l’ha partorito e non può avere due mamme. Il bambino non ha un padre legale.

Il mese dopo Yuki “cambia” sesso e per l’anagrafe diventa un uomo. I due nel 2025 si "sposano", figurando per l’ordinamento giuridico giapponese come due sposi di sesso differente. Poi la coppia presenta una richiesta all’anagrafe: che lo “sposo”, l’ex Yuki, figuri come padre del bambino perché geneticamente quel bambino è figlio suo. L’ufficio dell’anagrafe rifiuta giustamente la richiesta per un semplice motivo: padre biologico è colui che ha concepito tramite sperma, non tramite ovociti.

Il 18 settembre scorso il bambino, per mezzo del suo rappresentate legale che è la madre, presenta ricorso in Tribunale. Per paradosso la questione si sarebbe risolta a favore della coppia se i due si fossero sposati prima della nascita del bambino. Infatti in quel caso sarebbe valsa la presunzione di paternità in favore del marito e poco sarebbe importato – cosa assai grave – che il marito figuri legalmente come uomo quando invece è una donna. Secondo paradosso: il bambino ha come unico genitore legale la sola persona che non può vantare nessun legame biologico con lui.

La vicenda illustra in modo magistrale quanto sia contro natura la transessualità, l’utero in affitto e l’omosessualità.