• TRA STORIA E ATTUALITÀ

Disinformazione di guerra, vecchio vizio: l'esempio di Katyn

Non da oggi la disinformazione è una delle armi più potenti in tempo di guerra. Anzi, l'esempio più clamoroso è il massacro di 14.500 ufficiali polacchi nella foresta di Katyn, ad opera dei sovietici. Ma per ben 50 anni i russi hanno continuato a negare la responsabilità addossandola ai tedeschi nazisti.

Katyn, il luogo dove vennero rinvenute le fosse comuni

La prima vittima della guerra è la verità, lo sappiamo. Si combatte non soltanto sui campi di battaglia ma anche nei media, particolarmente nei nostri tempi nei social. Al punto che diventa sempre complicato accertare cosa avviene e chi ne è responsabile, come la guerra attuale in Ucraina dimostra abbondantemente. Ma la disinformazione non è nata certo oggi; anzi il caso più clamoroso risale alla Seconda guerra mondiale e vede per protagonista quella che anche oggi è una parte in causa: la Russia, che allora era Unione Sovietica. Stiamo parlando del massacro di oltre 14500 ufficiali polacchi nella foresta di Katyn, uno dei più spaventosi crimini dei sovietici durante la Seconda guerra mondiale, negato fino ai tempi recenti: tale crimine fu riconosciuto soltanto dal presidente Boris Eltsin nel 1992. Vale la pena ricordare questa storia, anche nel contesto di tutto quello che succede in Ucraina. 

Il 1° settembre, con l’attacco alla Polonia, la Germania di Hitler scatenò il secondo conflitto mondiale. Hitler invase la Polonia, dopo aver stretto un patto con l’Unione Sovietica, il famoso patto Ribbentrop-Molotov che gli garantiva la collaborazione dei sovietici. Il 17 settembre 1939 la Polonia fu attaccata a tradimento sul secondo fronte dalla Russia sovietica. Oltre 200.000 polacchi furono fatti prigionieri dai sovietici. Una parte dei semplici cittadini furono rilasciati in un tempo relativamente breve, altri furono mandati nei campi di lavoro. Invece gli ufficiali polacchi furono imprigionati dai sovietici in speciali campi gestiti dall'NKVD (Commissariato del popolo per gli affari interni, cioè servizi di sicurezza sovietici,) a Kozielsk, Starobielsk e Ostashkov.

All’epoca il diritto internazionale aveva già convenzioni che regolavano il trattamento dei prigionieri di guerra e della popolazione civile dei belligeranti: la Convenzione dell’Aia. Ma l'Unione Sovietica non era firmataria della Convenzione e quindi non era legalmente obbligata a sottomettersi alle sue regole. Nei campi dell'NKVD si svolgevano attività di propaganda pro-sovietica: gli ufficiali sovietici appositamente delegati ai campi cercarono di reclutare polacchi per collaborare, ma la stragrande maggioranza rifiutava tale collaborazione. All'inizio del 1940, le autorità sovietiche decisero di uccidere i prigionieri di guerra polacchi. Il 2 marzo 1940 il capo dell’NKVD, Beria scrisse a Joseph Stalin una lettera in cui definiva i polacchi "nemici dell'URSS" e suggeriva di giustiziarli. Il piano di Beria fu approvato dal Politburo comunista: il documento fu firmato tra gli altri dallo stesso Stalin e dal ministro degli esteri Molotov.

L’eccezionalità del genocidio di Katyn sta nel fatto che i capi di un Paese presero la decisione di eliminare l’intero vertice dell’esercito di un altro stato. L’eliminazione degli ufficiali polacchi s’inseriva nella linea politica generale dell’URSS: la Polonia doveva diventare parte dell"«Unione mondiale delle repubbliche sovietiche», quindi bisognava eliminare quei gruppi socio-professionali percepiti come anticomunisti, persone che erano “leader” della società. Ecco perché è stata presa la decisione di uccidere non solo ufficiali militari, poliziotti, guardie carcerarie, ma anche circa diecimila altri prigionieri, l’élite della società polacca (attivisti politici e sociali, giudici, funzionari statali). I prigionieri venivano fucilati uno ad uno con un colpo alla nuca. Nella foresta di Katyn furono assassinati oltre 14.500 ufficiali polacchi, invece negli altri luoghi furono uccise 7305 persone. I sovietici fecero di tutto per nascondere le tracce del loro crimine.

Per i sovietici in realtà i crimini di questo genere non erano una novità: durante la Grande Purga - una vasta repressione avvenuta nell'URSS voluta da Stalin per epurare il Partito comunista da presunti cospiratori – circa 680 mila persone furono fucilate in un solo anno e mezzo (1937-1938). Nello stesso periodo l’NKVD eseguì la cosiddetta “operazione polacca”: fu un'operazione di pulizia etnica di massa anti-polacca durante la quale furono uccisi più di 110 mila polacchi residenti nell’Unione Sovietica, cioè il 22% di tutta la popolazione polacca dell’URSS. I polacchi, bollati come “spie” e “nemici”, venivano giustiziati con un colpo alla nuca. Anche questo genocidio compiuto dai sovietici rimane sconosciuto all’opinione pubblica mondiale.      

Il 22 giugno 1941 la Germania nazista, rompendo il famoso "patto Ribbentrop-Molotov", invadeva l'Unione Sovietica. E proprio i tedeschi il 13 aprile 1943 scoprirono le tombe degli ufficiali polacchi a Katyn (odierna Bielorussia). Invitarono i rappresentanti della Croce Rossa Internazionale per partecipare all’esumazione dei corpi sepolti nelle fosse comuni. Secondo esperti indipendenti, non c'era dubbio su chi fosse il responsabile dell'omicidio. La divulgazione da parte dei tedeschi della notizia del genocidio di Katyn divenne un problema internazionale, anche perché riguardava l'intera coalizione antinazista di cui l'Unione Sovietica faceva parte. Per questo motivo Stalin voleva addossare la responsabilità del crimine alla Germania. I sovietici non smisero mai di mentire circa quell’orrendo crimine: nel 1946, a Norimberga, tentarono di attribuire il massacro di Katyn alla Germania e per i lunghi anni del dopoguerra le autorità di Mosca, così come i comunisti in Polonia, nascondevano la verità.

Nemmeno durante il “disgelo” dell'era Krusciov fu svelato il “segreto” di Katyn. In quel periodo i sovietici ammettevano che il sistema comunista era generalmente troppo repressivo, troppe persone erano mandate nei campi, troppe erano fucilate, e questo era stato un errore. Tuttavia, Krusciov non criticava mai il sistema stesso, che era ancora considerato buono, tranne gli errori dovuti a Stalin. Questo concetto viene ripetuto da alcuni comunisti (e post-comunisti) ancora oggi.

Fu solo dopo il crollo dell'URSS che si cominciò a parlare in pubblico di tutti i crimini. Nemmeno Gorbaciov decise di dire tutta la verità: ammise la colpa dei sovietici tramite un semplice comunicato stampa dell'agenzia d’informazione TASS, in cui si affermava solo che i polacchi erano stati fucilati dall'NKVD. Solo nel 1992 Eltsin decise di divulgare il tristemente famoso documento del Politburo del Partito Comunista che dichiarava la morte dei prigionieri di guerra polacchi. Ci sono voluti quasi 50 anni dopo la scoperta delle fosse di Katyn per far cessare la disinformazione russa circa quel crimine.

Dona Ora