• CASO SAMAN

Dire un deciso "No" alla fatwa dell'Ucoii

Sull'onda del caso Saman, l'Ucoii annuncia una fatwa contro i matrimoni combinati. Può sembrare una cosa positiva, in realtà è un modo per introdurre in Italia la legge islamica, per renderla accettabile e prevalente sul diritto italiano. È un tentativo che va subito fermato.

Saman Abbas

La storia di Saman Abbas si ammanta di ulteriori risvolti inquietanti. Oltre alla sparizione della ragazza pakistana, avvenuta dopo aver rifiutato un matrimonio combinato dalla famiglia, adesso arriva anche la fatwa dell’Ucoii. L’Unione delle comunità islamiche italiane, di concerto con l’Associazione Islamica degli Imam e delle Guide Religiose, ha fatto sapere di voler emettere una fatwa proprio contro i matrimoni combinati. La notizia è a dir poco scioccante. Queste associazioni vogliono forse portare in Occidente le regole di un modello di vita che non ci appartiene?

La domanda è più che legittima visto che l’Italia è la culla del diritto e di certo non abbiamo bisogno di “sentenze” o “scomuniche” religiose per arginare questo tipo di fenomeni. Ai promotori della fatwa, infatti, rispondiamo che il problema dei matrimoni forzati deve essere affrontato con altri metodi, quali quelli dell’integrazione, della convivenza civile, del rispetto delle leggi. Non certo affidandoci a “sistemi normativi” di qualsivoglia religione. Sono ancora troppe le ragazze, soprattutto all’interno di alcune comunità etniche, costrette a sposarsi in giovanissima età con uomini che non hanno scelto e che non hanno mai visto. Spesso queste bambine (perché tali sono), vengono costrette ad abbandonare la scuola e rimandate nei paesi d’origine, costrette a vivere in condizioni disumane. E purtroppo ancora pochissime di queste trovano la forza (e la possibilità) di ribellarsi. La maggior parte scompare senza lasciare traccia. 

Un Paese democratico, dunque, non può accettare che al suo interno esistano zone franche o comunità che si autodeterminano in base a regole contrarie alla Costituzione e ad una visione laica dello Stato. Piuttosto, chi intende vivere nel nostro Paese deve rispettare le leggi e i diritti umani. 

Compito delle associazioni islamiche dovrebbe essere quello di accompagnare i fedeli lungo un percorso di integrazione reale, che comprenda l’accettazione e la comprensione delle regole di civiltà che sono alla base di una convivenza pacifica. E’ assurdo proporre soluzioni alternative e discutibili. Cosa sperano di ottenere? Forse vorrebbero creare un sistema normativo parallelo che segua i dettami della religione islamica? Se queste fossero le loro intenzioni sarebbe davvero agghiacciante. È importante, a questo punto, l’intervento delle istituzioni, della politica, dei movimenti e delle associazioni che si occupano delle condizioni delle donne e non solo, per dire ‘no’ alla fatwa dell’Ucoii. Il rischio è che diventi un precedente pericoloso e inaccettabile per l’Italia.