• CAPODANNO

Dio ha scelto una Madre per incontrare il mondo

Dio è il fondamento della legge naturale e se il primo di gennaio, la Chiesa celebra la festa della Madre di Dio, e cioè di una donna che non ha partorito nell’ordine naturale delle cose, non è per sovvertire la natura, ma al contrario per radicarla nella sua identità profonda. Dio si è fatto uomo, scegliendo per sé una madre. Questo ci dice la bellissima tela di Giovanni Antonio Bazzi, detto Il Sodoma. E certo non a caso, ma mai da nessuno fu per questo perseguitato.

Il Sodoma (1477–1549) La Santa Famiglia Alte Pinakothek Monaco di Baviera, Germania sec. XVI (1510 -1520)

Il Sodoma (1477–1549) La Santa Famiglia Alte Pinakothek Monaco di Baviera, Germania sec. XVI (1510 -1520)

Il suo nome era Giovanni Antonio Bazzi, ma tutti lo chiamavano il Sodoma. E certo non a caso. Da nessuno fu perseguitato: fu pittore stimato, autore di Madonne straordinarie e soprattutto di Sacre famiglie colme di poetica religiosità. Così il Sodoma sfata il mito di una Chiesa ostile a certe categorie di persone, di una Chiesa omofoba. Non fu l’unico artista ad avere, come si sa, tendenze omossessuali, eppure tutti quanti nella Chiesa trovarono luogo, lavoro e amicizia sincera e disinteressata.

In questa Sacra Famiglia San Giuseppe sembra sorprendere il piccolo Gesù e la sua giovane Madre in un momento di svago. Il giocattolo è un uccellino il cui volo è impedito da un filo di seta finissima. Gesù lo tiene fra le mani e il volatile sembra ribellarsi al punto da esser colto nel tentativo di beccare la mano del bimbo. Il cardellino è un tema caro all’arte cristiana. La leggenda narra che questo piccolo uccello tentò di togliere le spine dalla fronte del Salvatore e, per questo, si tinse il capo di rosso che gli rimase, come piccolo trofeo di carità. Così il volatile divenne, nell’arte, paradigma della passione di Cristo, ma non solo. In alcuni casi, come in questo del Sodoma, l’uccellino impedito nel volo è simbolo dell’anima cristiana che è trattenuta dal peccare, grazie ai meriti della passione del Salvatore.

Così si comprendono appieno tutte le allusioni del dipinto. Il cardellino che tenta di liberarsi beccando il braccio a Gesù è proprio simbolo di una umanità che paradossalmente si ribella a ciò che la può salvare. Si comprende anche lo sguardo pensoso della Vergine: quella baldanza del Figlio suo, che pare già pronto e disposto a salire sulla croce per la salvezza degli uomini, sarà per lei spada di dolore che le trafiggerà l’anima. Nella ribellione del cardellino ella già vede e intuisce la recrudescenza del male che si scatenerà nei giorni della passione. San Giuseppe, con il suo abito terroso, sorprende quindi non un gioco ma il gesto rivelatore di una profezia. Se la Vergine veste i colori della regalità e della grazia (il rosso e il blu), Giuseppe con il suo abito marrone è il testimone di quell’umanità che invece accetterà di essere salvata dall’insondabile Mistero di un Dio fatto carne, fatto Bambino.

La tenda che si solleva, lasciando intuire un incantevole giardino, al di là del realismo del paesaggio (che come nella versione più antica presente nella Pinacoteca di Torino corrisponde a luogo reale), è proprio segno di questo disvelarsi del Mistero agli occhi di Giuseppe. Maria è la nuova Tenda, la nuova Shekinà che manifesta al mondo la Presenza. Le piccole dimensioni della tela, nata certamente per uso devozionale domestico, non impediscono di scorgere sullo sfondo, un lago e un’anacronistica chiesa dalla cupola a cipolla. Tra le acque del lago, due barche, e sul sentiero, un cavaliere sembrano allontanarsi rapidamente dal colle sul quale sorge la chiesa. C’è un mondo là fuori che, come il nostro, continua imperterrito a inseguire le proprie attese. L’uomo a cavallo, le barche, sono segni di una vita umana che si muove nell’instabilità e insegue una libertà che, paradossalmente, soltanto il legame con Cristo può dare. Tra le mani di Cristo è più libero il cardellino legato degli uomini erranti sul mare o sul loro destriero!

Mi sorprendono sempre questi piccoli dettagli dell’arte che, gettati nel dipinto quasi casualmente, nascondono la profondità della riflessione. Mi piace rivedere in quelle barche e in quel cavaliere l’uomo odierno che vuole emanciparsi da Dio ferendo le sue radici religiose. L’uomo che si ribella come il cardellino, come ha fatto la femen impazzita nei confronti del Presepe che è in San Pietro, rivendicando un’alterità (God is women portava scritto sul seno: Dio è donna) che da che mondo e mondo è sempre stata, che la legge già tutela nei suoi diritti. Ciò a cui in realtà si mira, oggi come ieri, è il sovvertimento dell’ordine naturale delle cose.

Dio è il fondamento della legge naturale e se il primo di gennaio, la Chiesa celebra la festa della Madre di Dio, e cioè di una donna che non ha partorito nell’ordine naturale delle cose, non è per sovvertire la natura, ma al contrario per radicarla nella sua identità profonda. Dio si è fatto uomo, scegliendo per sé una madre. Una scienziata, non credente un giorno mi disse che più di ogni altro mistero l’affascina è proprio la divina maternità di Maria. Esiste in natura la partenogenesi, ma mai un essere femminile, da se stesso, può generare un essere maschile. In natura un essere capace di generare autonomamente genera sempre qualcuno uguale a sé stesso. Così Dio sovverte la natura per ribadire l’ordine naturale: nel misterioso incontro tra l’uomo e la donna che generano vita, c’è Dio. Aveva mille strade da percorrere il Creatore per raggiungere l’umanità, ha scelto la via umile dell’utero di una donna. La stessa via percorsa da ogni nascituro. E non ha lasciato, questa donna, in balia di se stessa, iniziando una rivendicazione femminile ante litteram, ma l’ha voluta sposa di uomo della casa di David, chiamato Giuseppe.

Quel san Giuseppe del Bazzi non ci pare più così improvvisato, quasi scorto per caso, messo di necessità, ma capiamo quanto sia voluto. È l’uomo necessario, è il primo testimone del miracolo della divina maternità e della purezza della Vergine. Anche noi siamo, in qualche misura, testimoni. Siamo testimoni di un Dio che, come ci ricorda il Sodoma con lo slancio imperioso del Bambino, sarebbe pronto a tornare in mezzo a noi per lasciarsi crocifiggere di ancora. In questo senso certi gesti assurdi e dalla violenza gratuita, hanno il potere di restituirci viva l’immagine dell’impero delle tenebre che si oppone ai figli della luce.

La luce della Sacra Famiglia del Sodoma viene da Cristo e si riverbera sul velo che avvolge le sue nudità, sul ginocchio della Vergine, fino ad investire tutti noi che, davanti a quest’opera siamo costretti a domandarci quale tipo di libertà andiam desiderando.