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DeSantis si candida, un cattolico contro il cattolico Biden

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DeSantis ha sciolto le riserve e si è candidato per le primarie repubblicane. Per lui è una strada in salita, perché il vantaggio di Donald Trump è enorme. Se dovesse vincere e candidarsi per la Casa Bianca, però, sarebbe il primo italo-americano e il primo cattolico conservatore. Contro il cattolico "adulto" Biden.

Esteri 25_05_2023
Ron DeSantis

Che cosa unisce dimostranti di sinistra e repubblicani trumpiani, tanto da farli manifestare assieme? La candidatura di Ron DeSantis, annunciata ufficialmente ieri, in un modo inusuale: non il classico messaggio televisivo, ma una diretta su Spaces, il canale audio di Twitter, assieme a Elon Musk.

La notizia, dunque, è tripla. La prima è la discesa in campo di DeSantis in veste di sfidante. La seconda è la discesa in campo di Elon Musk in veste di suo sostenitore (anche se gli restano diversi dubbi in merito e potrebbe cambiare candidato o addirittura partito, una volta iniziata la campagna). La terza è l’insolita alleanza dei trumpiani con la sinistra, uniti contro DeSantis. Ma questa sarà solo temporanea e solo finché durerà la campagna elettorale, anche se su alcune questioni, come il calmiere sulle medicine e l’opposizione all’innalzamento dell’età pensionabile, le due parti già collaborano in Congresso.

Gli osservatori politici si chiedono che cosa abbia spinto DeSantis a candidarsi proprio adesso. Il momento più favorevole era infatti a novembre, quando aveva appena stravinto la rielezione al governo della Florida mentre Trump, avendo subito la sconfitta di molti suoi candidati al Congresso, appariva in affanno. Adesso i rapporti di forze sono nettamente più favorevoli a Trump e un recupero appare sempre più difficile. Nelle medie dei sondaggi di RealClearPolitics, DeSantis era dietro Trump di un 15,8% a livello nazionale fino al 30 marzo. Ora il vantaggio di Trump è salito al 36,9%. Nello stesso periodo, il sostegno di DeSantis nelle medie Rcp è sceso dal 30% al 19%.

Per il momento DeSantis non è riuscito neppure a compattare tutta l’opposizione repubblicana a Trump dietro di sé. Si sono infatti candidati: Nikki Haley, Asa Hutchinson, Tim Scott e l'imprenditore Vivek Ramaswamy. Mike Pence, ex vicepresidente di Trump, dovrebbe ufficializzare la sua candidatura a giorni. Potrebbe farlo anche un altro famoso governatore, Chris Christie. Il governatore del New Hampshire Chris Sununu ha dichiarato di potersi candidare, è ancora indeciso. E il governatore della Virginia, Glenn Youngkin, sta riconsiderando la sua precedente decisione di non candidarsi. È un serpente che si morde la coda: man mano che i sondaggi mostrano un DeSantis in calo, aumenta il numero dei contendenti, più questo aumenta, più calano i consensi per DeSantis. E il tutto gioca a favore di Donald Trump che resta al primo posto.

Nelle recenti conversazioni private con i donatori, DeSantis se ne è guardato bene dall’attaccare l’ex presidente. Anzi, apprezza pubblicamente la sua politica, ma ritiene che non possa vincere. La sfida per DeSantis è quella di non alienarsi troppi sostenitori di Trump nel tentativo di convertirli. “Dobbiamo respingere la cultura della sconfitta che ha colpito il nostro partito negli ultimi anni. Il tempo delle scuse è finito”, ha dichiarato il governatore della Florida in Iowa. “Se ci distraiamo, se concentriamo le elezioni sul passato o su altre questioni collaterali, allora penso che i Democratici ci batteranno di nuovo”.

È comunque ancora troppo presto per capire quante chance di vittoria avrà il nuovo candidato nelle primarie del Partito Repubblicano. Se vincesse, sarebbe, non solo il primo italo-americano a correre per le presidenziali, ma anche il primo cattolico repubblicano. E questo è un aspetto delle elezioni che potrebbe fare storia. Soprattutto se ci fosse una sfida fra due cattolici opposti: il conservatore DeSantis contro il “cattolico adulto” Biden.

La religione non è un aspetto secondario nella politica del governatore della Florida. L’anno scorso allo Hillsdale College, nel Michigan, aveva tenuto un discorso di questo tenore: “Indossate l'armatura completa di Dio. Resistete ai piani della sinistra”. “Affronterete frecce infuocate. Ma se avete lo scudo della fede, le vincerete, e in Florida siamo sulla linea di confine. E posso dirvi che ho solo iniziato a combattere”.

Oltre ad essersi distinto, durante la pandemia di Covid, per la sua opposizione al lockdown, poi all’obbligo di mascherina e infine all’obbligo di vaccinazione, DeSantis si è concentrato nell’ultimo anno nella “guerra culturale” contro l’ideologia woke e il gender nelle scuole pubbliche. Fino a sfidare il colosso Disney, primo datore di lavoro nel suo Stato: le ha tolto lo status fiscale speciale, dopo la sua opposizione politica alla legge che eliminava l’educazione gender nelle scuole primarie.

DeSantis ritiene che la battaglia contro l’ideologia woke sia essenzialmente religiosa. “Questa ideologia woke funziona come una religione”, aveva dichiarato nel podcast Focus on the Family. “Ovviamente è fuori dalla tradizione giudaico-cristiana, ma vogliono che sia effettivamente la fede di governo del nostro Paese. Vogliono che sia l'ortodossia nelle scuole pubbliche e in altri tipi di funzioni pubbliche. Vogliono davvero imporre la loro visione del mondo escludendo tutti noi”. DeSantis vorrebbe, al contrario, che preghiere, inni e simboli cristiani tornino liberi anche nelle scuole pubbliche e nei luoghi pubblici in generale: è contro l’interpretazione restrittiva del principio della separazione fra Chiesa e Stato.

Probabilmente, però, nella sua campagna elettorale si troverà contro la Chiesa Cattolica. Perché è contro l’immigrazione incontrollata: sua è stata la trovata di spedire una cinquantina di immigrati a Martha’s Vineyard, luogo di vacanza dei liberal più ricchi (come Capalbio in Italia). Poi, è favorevole alla pena capitale e non fa sconti sulle esecuzioni. Infine, anche se italo-americano e non certo un Wasp, è considerato “razzista”, perché ha eliminato le borse di studio pubbliche per gli studi afro-americani, che considera ideologici e non formativi. Per questi ed altri motivi, la Chiesa americana potrebbe puntare su un “usato sicuro”, sul cattolico “adulto” Biden e non sul cattolico conservatore DeSantis. Sempre che vinca il duello con Trump.