• OMOTRANSFOBIA

Ddl Zan, un passo avanti. Ddl alternativo di Lega e Fi, pessima idea

In Commissione Giustizia del Senato Pd e 5Stelle forzano il regolamento e mandano avanti il ddl Zan sganciandolo da altri progetti di legge sul tema. Lega e Forza Italia hanno depositato un disegno di legge alternativo, che però è figlio della solita logica del “concedere qualcosa per non fare prendere tutto”. Una logica che si è già ampiamente dimostrata perdente.

Il ddl Zan fa un altro passo avanti al Senato. Con una evidente forzatura del regolamento, in Commissione Giustizia, Pd e 5Stelle sono riusciti a imporre l’esame del disegno di legge Zan contro l’omotransfobia sganciandolo da altri progetti sullo stesso tema depositati in Senato. In questo modo si sveltisce l’iter e si avvicina il momento di far approdare il ddl Zan in Aula.

Ma a tenere banco è anche l’iniziativa del centrodestra di governo (Forza Italia e Lega) per contrastare il ddl Zan, ovvero la presentazione di un disegno di legge alternativo. Il testo - firmato da Licia Ronzulli, Matteo Salvini, Paola Binetti e Gaetano Quagliariello - è stato depositato ieri in Senato e consta di tre soli articoli. Si intitola “Disposizioni in materia di circostanze aggravanti nei casi di violenza commessa in ragione dell’origine etnica, credo religioso, nazionalità, sesso, orientamento sessuale, età e disabilità della persona offesa” e ha un duplice obiettivo: allargare la platea dei beneficiari, includendo diverse categorie di potenziali vulnerabili, ed evitare l’indottrinamento gender, incluso il coinvolgimento delle scuole e il reato di opinione. Quindi il disegno di legge prevede soltanto l’inasprimento delle pene per «violenze e ogni altro comportamento offensivo» nei confronti delle succitate categorie (con la modifica dell’articolo 61 del codice penale) e l’esclusione delle attenuanti per queste fattispecie (qui il testo).

L’iniziativa ha ricevuto subito reazioni molto negative dal centrosinistra, che lo vede come un nuovo tentativo di affossare il ddl Zan, ma anche nel centrodestra ci sono molti mugugni per una operazione partita e gestita dall’alto: da una parte ha ignorato il parere e il contributo di diversi parlamentari che in questi anni sono stati in prima linea nella difesa della famiglia naturale, e dall’altra lascia molto perplessi anche dal punto di vista dell’efficacia politica. In effetti se la proposta Ronzulli intendeva porre le basi per arrivare a un compromesso, sembra proprio che abbia sortito l’effetto opposto: Pd e 5Stelle si sono detti ancora più decisi ad andare avanti speditamente con il ddl Zan e basta, ignorando l’alternativa appena presentata.

Forse potrebbe essere di gradimento alle gerarchie ecclesiastiche, ma in ogni caso il ddl Ronzulli appare una pessima idea, che è figlia della solita logica del “concedere qualcosa per non fare prendere tutto”. È una logica che già si è rivelata perdente politicamente, dal divorzio in poi, fino alla legge Cirinnà passando dalla Legge 40: da una parte ritarda soltanto un processo, dall’altra crea confusione nell’opinione pubblica quanto a ciò che è male o bene, ciò che è giusto o sbagliato.

In questo caso, già presentare un disegno di legge alternativo significa affermare che di una legge vi sia effettivamente bisogno. Ma è esattamente ciò che è stato negato fin qui: per punire le violenze ci sono già le norme, che prevedono le aggravanti per motivi futili e abietti; non c’è bisogno di alcuna legge, neanche per inasprire le pene, ed è scandaloso che davanti ai gravi problemi che ha l’Italia si consideri questa come un’emergenza.

Non solo, nel proporre il disegno di legge alternativo, alla fine si assumono le stesse categorie di chi vuole la legge Zan: in particolare si mettono sullo stesso piano sesso e orientamento sessuale, un concetto quest’ultimo che normalizza qualsiasi tipo di preferenza sessuale. In questo modo non solo si tollerano certe condotte, addirittura le si promuove come un bene, mettendole oltretutto alla pari di condizioni date per natura (etnia, nazionalità, sesso, età).

Ma anche dal punto di vista strettamente politico, la mossa appare incomprensibile. In Senato Partito democratico e 5Stelle possono contare su 113 parlamentari su 321, non sarà facilissimo per loro pescare i 48 voti necessari per far passare la legge. Sono tutt’altro che scontati i 17 voti di Italia Viva e i 45 del Gruppo Misto. Una opposizione ben organizzata e concentrata sul “no” avrebbe qualche probabilità di bloccare la legge Zan, proporre una legge alternativa confonde soltanto le acque rischiando di indebolire l’opposizione.

Peraltro quanto sta accadendo pone delle domande anche sul governo Draghi. Al momento della formazione si era vociferato su un presunto accordo che ci sarebbe stato su una moratoria sui cosiddetti temi eticamente sensibili per garantire l’allargamento della maggioranza a Lega e Forza Italia. Evidentemente non c’era nessun accordo del genere o qualcuno lo ha tradito. In ogni caso lo scontro tra partiti al governo su un ddl così divisivo come quello sull’omotransfobia potrà facilmente avere ripercussioni sulla tenuta della maggioranza. E il presidente del Consiglio Mario Draghi ben difficilmente si potrà permettere il lusso di fare a lungo lo spettatore.