Dazi e ritiro truppe, le minacce di Trump un'occasione per l'Europa
Il presidente americano annuncia nuovi dazi al 25% per le auto europee e paventa il ritiro delle truppe americane da Germania, Spagna e Italia. Può essere il momento giusto per riflettere sull'opportunità di mantenere la presenza militare USA sul nostro territorio ed eventualmente a quali condizioni.
Donald Trump continua a dare i voti in pagella agli (ex) alleati della NATO minacciando di colpire le nazioni meno ubbidienti ai suoi diktat con punizioni che variano dall’aumento degli ormai fatidici dazi, alla promessa di ritirare o ridurre le truppe e le basi militari statunitensi in Europa. Tra i "cattivi" della NATO che secondo Trump non hanno aiutato gli USA nella guerra in Iran il mirino della Casa Bianca si è posato su Germania, Spagna e Italia.
Come è sempre accaduto con tutte le amministrazioni statunitensi il “bersaglio grosso” è la Germania, locomotiva (in realtà un bel po’ acciaccata) dell’Europa. Al cancelliere Friederich Merz il presidente americano ha riservato un “uno due” da esperto boxeur per punirlo delle affermazioni sulla guerra all’Iran. Con una lucidità che non sempre balena dai suoi discorsi, Merz aveva affermato quello che è sotto gli occhi di tutti: gli Stati Uniti sono del tutto «privi di strategia per uscire dal conflitto in Iran», aggiungendo che Teheran «sta umiliando un'intera nazione», con riferimento agli USA.
Poiché Trump è implacabile nel punire il reato per lui più grave, quello di “lesa maestà”, al malcapitato Merz è stato prima annunciato il ritiro di almeno una parte dei 39 mila militari stanziati in una quarantina di basi sul territorio tedesco e poi impartito il severo consiglio di occuparsi «dell'Ucraina e del suo Paese in rovina» piuttosto che dell'Iran. Anche l'annuncio di ieri dell'aumento dei dazi al 25% dalla prossima settimana per i produttori europei di automobili colpisce soprattutto i marchi tedeschi.
Attacchi duri che (forse non a caso) umiliano un leader già in ginocchio sul fronte interno, travolto da un riarmo costosissimo e insostenibile misto a manie di grandezza legate all’aspirazione di disporre delle forze armate più potenti d’Europa, il tutto in condizioni energetiche ed economiche più che precarie.
Merz gode dell’approvazione solo del 15% per cento dei tedeschi e se si votasse oggi Alternative fur Deutscheland raggiungerebbe il 27%, cinque punti in più dei CDU/CSU e 15 in più dell’SPD secondo il rilevamento di Forsa RTL/ntv pubblicato il 28 aprile.
Il cancelliere, che appare sempre più isolato perfino fra i suoi con la Bild che riferisce di manovre interne alla maggioranza (risicata, si regge su appena 12 voti) per sostituirlo in corsa, ha risposto al micidiale uno-due di Trump affermando di non avere problemi col presidente statunitense. «In questo periodo turbolento seguiamo una linea chiara. Questa linea resta fondata sulla Nato e su un partenariato transatlantico affidabile», ha affermato. Peccato che la Nato di fatto non esista più e gli USA non siano più da tempo alleati degli europei.
Berlino ha replicato all'annuncio della «decisione a breve» sulla riduzione delle truppe americane dicendo di essere preparata a questo scenario, che in realtà venne paventata fin dal 2020 durante la prima Amministrazione Trump con l’ipotesi di trasferire 12.000 militari dislocati in Germania.
Più dura, ma anonima, la replica di un funzionario di Berlino che a Politico ha detto che la «politica di minacce grossolane» di Trump ha «raggiunto il suo limite. La sua retorica è diventata inefficace. Il ritiro delle truppe statunitensi dalla Germania indebolirebbe gravemente gli Stati Uniti stessi, e ci chiediamo quando gli adulti a Washington intendano tornare alla ribalta».
Probabile che Trump, che aveva strapazzato anche il premier britannico Keir Starmer prima di accogliere Re Carlo a Washington, punti a regolare i conti con i leader europei che offrirono il loro appoggio a Kamala Harris nelle ultime elezioni presidenziali.
Questo vale anche per il premier socialista spagnolo Pedro Sanchez. Alla domanda se prenderebbe in considerazione anche per Roma e Madrid l'ipotesi di una riduzione delle truppe americane, Trump ha risposto: «Probabilmente sì. L'Italia non è stata di alcun aiuto. E la Spagna è stata terribile», per poi aggiungere: «È la Nato. Non è nemmeno una questione di quanto siano cattivi. Sarebbe un conto se avessero detto le cose con garbo. Guardate il livello di assistenza che stanno fornendo all'Ucraina. Hanno creato un disastro in Ucraina: un caos totale. E noi li aiutiamo con l'Ucraina. (...) Siamo separati da un oceano. Riguarda loro (...), noi li aiutiamo. E Biden ha dato loro 350 miliardi di dollari, il che è stato folle. È uno dei motivi per cui la guerra è continuata. Ma quando avevamo bisogno di loro, non c'erano. Dobbiamo ricordarcelo». «La cosa incredibile è che hanno utilizzato lo stretto di Hormuz, mentre noi non lo usiamo», ha poi detto riferendosi al fatto che lo Stretto è più importante per gli europei che per gli americani come fonte di energia.
In Italia si trovano 13 mila soldati americani in varie basi di cui Aviano, Vicenza, Sigonella e Camp Darby sono le più importanti. In Spagna gli americani in uniforme sono 4 mila per lo più schierati nella base aerea di Moròn e in quella navale di Rota.
Il governo spagnolo, unico in ambito NATO a rifiutare il diktat americano di spendere il 5% del PiI per Difesa e Sicurezza e tra i pochi a condannare esplicitamente l’attacco israelo-americano all’Iran, non ha commentato le parole di Trump ma ha espresso tranquillità a quanto hanno riferito fonti dell'esecutivo all'agenzia Efe.
In Italia il capo del governo Giorgia Meloni non ha risposto ma è evidente che dopo aver incassato per oltre un anno gli elogi di Trump ora è finita anche lei mirino della Casa Bianca per aver criticato (lesa maestà anche per lei) l’attacco del presidente americano al Papa. La risposta di Roma è stata affidata al ministro della Difesa, Guido Crosetto: «Non capirei le ragioni di un ritiro dei soldati. Come è evidente a chiunque, non abbiamo usato Hormuz. E ci siamo anche resi disponibili ad una missione per proteggere la navigazione. Cosa che peraltro è stata molto apprezzata dai militari americani».
Germania, Spagna e Italia sembrano quindi minimizzare le parole di Trump cercando di non offrire motivi di ulteriori polemiche. Un approccio che però con Trump non sembra funzionare e soprattutto un’occasione perduta per rilanciare alla Casa Bianca. Al di là dell’inaccettabile atteggiamento da bullo maleducato di Trump, la minaccia di ritirare le sue truppe dall’Italia può essere l'occasione per aprire un dibattito sulla presenza militare americana. E valutare se - nelle circostanze attuali, ben diverse dai tempi della Guerra fredda - sia vantaggioso per l'Italia mantenere le basi militari USA, ed eventualmente a quali condizioni visto che da garante della nostra sicurezza Washington si sta trasformando in un motore permanente di instabilità e conflittualità nel giardino di casa nostra.
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