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Dalla padella alla brace. Rai3 è sempre più sinistra

Dalla padella brace. Giovanni Floris lascia la conduzione di Ballarò e al suo posto arriva Massimo Giannini. Di sinistra, ovviamente: è attualmente vicedirettore del quotidiano La Repubblica. Come ospite di Floris, in molte puntate di Ballarò, si è distinto per faziosità stucchevole e boria altezzosa.

Giovanni Floris

É rimasta celebre la tiratina d’orecchie del premier Renzi al conduttore di Ballarò, Giovanni Floris, a proposito dei tagli da imporre anche ai cachet dei giornalisti e conduttori della Tv pubblica. Erano i primi giorni di vita dell’attuale esecutivo e qualcuno si era illuso che l’ex sindaco di Firenze potesse finalmente avviare quel risanamento, non più rinviabile, della Rai, puntando a valorizzare le risorse interne, spesso parcheggiate, ma lautamente pagate, e disancorando la programmazione da ogni logica partitocratica e clientelare.

Si sa com’è andata a finire. Su quel fronte, neppure l’ombra di un gesto concreto. Inoltre, il braccio di ferro tra la Tv di Stato e Floris si è concluso in modo rovinoso con un divorzio e con l’approdo del conduttore di Ballarò alla corte di Cairo (La7). La sua poltrona è rimasta vacante per qualche settimana. Fino a quando, giorni fa, il direttore generale Luigi Gubitosi e il direttore di Rai3, Andrea Vianello, hanno annunciato che a prendere il posto di Floris sarà Massimo Giannini.

«Giannini chi?», verrebbe da chiedere, rinverdendo i fasti di un detto renziano, in verità sempre più sbiadito. La scelta di Giannini, oltre che sollevare più di qualche perplessità, conferma l’opacità e indeterminatezza dell’attuale governance Rai e non lascia presagire nulla di buono in termini di rasserenamento dei rapporti tra le varie componenti all’interno della Tv pubblica. Anzitutto Massimo Giannini arriva dalla carta stampata, è vicedirettore del quotidiano La Repubblica, incarico da cui si dimetterà in questi giorni. Il 16 settembre inizierà la nuova avventura in prima serata su Rai3 senza aver mai condotto prima d’ora una trasmissione in diretta, neppure su una Tv locale. Come ospite di Floris, in molte puntate di Ballarò, si è distinto per faziosità stucchevole e boria altezzosa, risultando spesso poco simpatico perfino ai pasdaran della sua parte politica. 

Ovviamente Giannini è di sinistra e le sue fortune si legano al più becero antiberlusconismo. Celebri i suoi botta e risposta con tutti gli esponenti del centrodestra, nessuno escluso, che sovente Giannini mostrava di trattare con distacco e a volte financo supponente disprezzo. Oggi gli viene affidata la conduzione di una trasmissione su una rete televisiva pubblica che dovrebbe garantire il contraddittorio senza posizioni preconcette. Ma che credibilità può avere Ballarò se si sa già che il timoniere parteggia apertamente per una determinata linea politica? Il conduttore dovrebbe essere un arbitro, un terzo tra le parti, un moderatore super partes in grado di lasciare libero sfogo alla dialettica tra le diverse visioni, senza assumere mai atteggiamenti faziosi. 

Sarà in grado di farlo? Ne dubitiamo fortemente. Sarebbe come affidare la conduzione di una trasmissione ad Alessandro Sallusti o a Maurizio Belpietro, tanto per rispettare la par condicio e fare due nomi di giornalisti che si trovano dall’altra parte della barricata e che sarebbero ugualmente inadeguati per un ruolo del genere. Un conto è essere editorialisti di quotidiani ben schierati, altro conto è prendere uno stipendio pagato con i soldi dei cittadini per condurre trasmissioni evidentemente sbilanciate da una parte. Giannini percepirà circa 500.000 euro all’anno per condurre Ballarò e il suo contratto ha durata biennale. Farà rimpiangere Floris? Neppure quest’ultimo brilla per equilibrio ed equidistanza, ma almeno proviene dalla scuola di giornalismo Rai di Perugia ed ha sin qui dimostrato di conoscere egregiamente le dinamiche del talk show. Quanto a esperienza, invece, il vicedirettore di Repubblica parte da zero. Essere ospiti in studio è cosa ben meno impegnativa che condurre il gioco, e Giannini se ne accorgerà presto.

Intanto la Rai è in subbuglio. Il sindacato Usigrai lamenta la scelta aziendale di aver attinto una risorsa all’esterno, quando tra i 1.700 giornalisti della Tv pubblica ci sono certamente alcuni potenziali conduttori in grado di fare meglio di Giannini. La spending review tanto sbandierata ai quattro venti e utilizzata dai vertici Rai perfino per proporre accorpamenti di testate che certamente andrebbero a scapito dell’organizzazione e della qualità dell’informazione, è stata nel caso di Ballarò immolata sull’altare di altri interessi di bottega. Era davvero opportuno affidarsi a un esterno peraltro non proveniente dal mondo della televisione e caricare il peso di un altro mega-contratto sulle spalle dei contribuenti?

Una soluzione coraggiosa ed equa poteva essere quella di stabilire una co-conduzione di Ballarò, magari affidata a un uomo e una donna, già dipendenti Rai, già incardinati nei tg pubblici nazionali, magari riconducibili ad opposte aree politiche e culturali (per quanto ripugnante sia il concetto di palese appartenenza di un giornalista a una certa area politica), affinché il programma diventasse più godibile e non orientato fin dall’inizio in una certa direzione. E invece si è scelta la strada più onerosa, più mortificante per la categoria dei giornalisti Rai e più penalizzante per i cittadini. Un’altra pessima pagina della storia (declinante) della Tv pubblica italiana.