Dal vescovo di Bridgeport una mano tesa agli ex lefebvriani
«Braccia aperte» e «grande tenerezza»: se ne sentiva un po' la mancanza nella burocratica Prassi del Dicastero per la Dottrina della Fede per la riconciliazione di laici e fedeli provenienti dalla San Pio X. Mons. Frank Gaggiano offre loro «non solo la bellezza che amate ma anche la pienezza della comunione con la Chiesa universale e il Papa».
È una dichiarazione davvero paterna quella rivolta dal vescovo di Bridgeport (Connecticut), mons. Frank Gaggiano, ai fedeli della sua diocesi che frequentano (o frequentavano) le cappelle della Fraternità San Pio X. Giustamente dice loro che non è più possibile farlo, e al tempo stesso offre sollecita accoglienza. Non a buon mercato, senza tacere le conseguenze dell'atto scismatico compiuto a Écône, anche in termini di confessioni e matrimoni esposti all'invalidità. «So che queste parole suonano difficili per quanti tra noi frequentano, regolamente o occasionalmente le Messe celebrate dai sacerdoti della San Pio X», afferma il presule, che parla per conoscenza diretta di alcune di queste famiglie elogiandone «l'amore per la bellezza della sacra liturgia, la devozione alla nostra tradizione cattolica» (quel nostra è interessante, poiché parla di qualcosa che di per sé è patrimonio della Chiesa) e della «serietà con cui si impegnano a crescere i propri figli nella fede».
«Il mio cuore è loro vicino», afferma, sapendo che per molti è «un momento doloroso» e per questo, insieme al divieto di frequentare d'ora in poi la Fraternità («perché farlo consapevolmente significherebbe condividere la separazione dal Successore di Pietro»), offre anche «una parola di rassicurazione» e molto di più: accoglienza concreta nelle tre chiese della diocesi dove si celebra la liturgia tradizionale. «In questi luoghi di culto troverete non solo la bellezza che amate ma anche la pienezza della comunione con la Chiesa universale e col nostro Santo Padre, Leone XIV».
La diocesi di Bridgeport li attende a «braccia aperte» e con «tenera accoglienza», «caloroso incoraggiamento», «pazienza e sollecitudine». Se ne sentiva un po' la mancanza nella più burocratica Prassi del Dicastero per la Dottrina della Fede per la riconciliazione di preti e laici provenienti dalla Fraternità – ma quella mano tesa era ben presente invece nel motuproprio Ecclesia Dei del 1988, in cui san Giovanni Paolo II alle parole nette sull'atto scismatico e all'invito a dissociarsi da mons. Lefebvre affiancava la volontà di «facilitare la loro comunione ecclesiale, mediante le misure necessarie per garantire il rispetto delle loro giuste aspirazioni», raccomandando «ampia e generosa applicazione delle direttive già emanate». Quel che stavolta è mancato Oltretevere arriva da Oltreoceano.
