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Attentato al gay pride. Berlino "scopre" il terrorismo islamico

L'attentato al gay pride di Berlino, del 25 luglio, è stato identificato subito come "terrorismo islamista". Perché l'attentatore, Abdul Ballout, affiliato all'Isis, era noto alle forze dell'ordine, condannato, ma a piede libero.

Esteri 27_07_2026
Berlino, polizia sul luogo dell'attentato (AP)

A Berlino, nel centralissimo Tiergarten e a poca distanza dalla Porta di Brandeburgo, sabato 25 luglio sera la comunità Lgbt stava celebrando il Christopher Street Day, un evento del Pride in cui si ricorda la rivolta gay partita dal locale Stonewall Inn nel 1969, a New York. Un furgone bianco si è lanciato sulla folla. Una vittima (una donna, deceduta in ospedale per le ferite riportate) e 29 feriti, nessuno dei quali in pericolo di vita. Non solo l’attentatore ha travolto la folla con il suo veicolo, ma, secondo i testimoni, ha anche colpito a caso tutte le persone che incontrava con un coltello dalla lunga lama.

L’attentatore è stato subito identificato come islamico, così come la matrice ideologica dell’attentato. Lo ha dichiarato domenica a mezzogiorno il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, che ha subito parlato di “terrorismo islamista”. Il sospetto, Abdul Ballout, 21 anni, nato in Germania da genitori libanesi, è stato subito identificato dalla polizia, rintracciato in un edificio del quartiere Spandau e ucciso durante uno scontro con la polizia. Nascosto in un capanno del giardino di casa sua, il terrorista ha aggredito gli agenti, i quali hanno dovuto difendersi con le armi.

Il fatto che un attentato sia identificato subito come “islamico” è una novità per la cronaca del terrorismo in Germania. Anche nei casi più eclatanti, come l’attentato al mercatino di Natale di Berlino del 19 dicembre 2016, la polizia non aveva parlato chiaramente di matrice islamica o islamista dell’attacco. La vicenda più oscura resta quella della sparatoria a Monaco, il 22 luglio 2016: attentatore era un giovane iraniano, matrice dell’attentato mai dichiarata. O anche quella dell’attentato al mercatino di Natale di Magdeburgo nel 2024: sempre auto lanciata sulla folla, alla guida c’era un immigrato arabo saudita, ma era noto per essere stato un attivista anti-islamista, dunque matrice ignota o non stabilita. Attentati minori, commessi da lupi solitari, sono stati trattati come un categoria a parte, atti di violenza di persone con problemi psichiatrici.

La certezza con cui quest’ultimo attentato, ai danni della comunità Lgbt, sia stato immediatamente identificato come islamico, sta nel fatto che l’attentatore era ben noto alle forze dell’ordine e alla magistratura tedesca. Questo giovane immigrato di seconda generazione, infatti, ha iniziato come tutti i radicalizzati, come un criminale comune: arrestato due volte per furto, da minorenne, nel 2020 e nel 2022. La svolta dell’islamizzazione è arrivata più tardi, nel 2025, quando si è recato in Libano per raggiungere la Siria ed entrare nello Stato Islamico. Ma in Libano si è mosso in modo troppo scoperto ed è stato arrestato. Dopo tre mesi di carcere le autorità di Beirut lo hanno rimandato in Germania.

L’aspetto più sconcertante della vicenda è che Ballout fosse a piede libero. Un anno dopo l’arresto in Libano, infatti, nel maggio scorso, era stato condannato dalla magistratura tedesca a un anno e dieci mesi di reclusione per “preparazione di un grave atto di violenza che metteva in pericolo lo Stato”. In pratica gli inquirenti avevano scoperto che stesse preparando un attentato e lo avevano arrestato. Ma un giudice lo ha rimesso in libertà vigilata (non troppo, da quel che si è visto) in cambio della sua adesione a un programma sociale di de-radicalizzazione. La terza sessione di questo programma doveva svolgersi il 27 luglio, oggi per chi legge.

Per la Germania, dunque, è un doppio risveglio: si scopre che il terrorismo islamico esiste e anche che il modo di combatterlo, seguito finora, è perfettamente inutile.