• ORA DI DOTTRINA / 14 - LA TRASCRIZIONE

Custodire, approfondire e trasmettere la Rivelazione - Il testo del video

Il Magistero non può aggiungere nulla alla Rivelazione, e può assumere due forme - ordinaria e straordinaria – e due modalità: solenne e non solenne. Il tema dell’infallibilità riguarda sia i fedeli (“in credendo”) sia il Papa (“in docendo”). Ecco quando anche il Magistero ordinario e straordinario diventa infallibile.

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Siamo giunti alla lezione quattordicesima, oggi vedremo in quali modi e forme si esprime il Magistero della Chiesa.
Diamo per assodato che il Magistero esiste non per colmare i vuoti della Rivelazione o per trovare un modus vivendi tra la fede e la cultura contemporanea, ma esiste per custodire la Rivelazione, per approfondirla e trasmetterla fedelmente.

Ecco il senso del Magistero: custodire, approfondire e trasmettere la Rivelazione.
Per fare ciò, ci sono delle forme che il Magistero assume e ci sono delle modalità con cui si esprime.
Per quanto riguarda le forme noi ci troviamo davanti a due FORME PRINCIPALI del Magistero:

- quella ordinaria autentica
- quella straordinaria

- Quando parliamo di MAGISTERO ORDINARIO O AUTENTICO, intendiamo appunto il modo normale, consueto con cui i pastori della Chiesa, incluso il Vescovo di Roma, insegnano, non intendendo esplicitamente vincolare la fede dei cattolici. In altre parole, è il modo “normale” con cui i pastori della Chiesa esercitano la loro facoltà di insegnare. Se all'interno di questo insegnamento i pastori insegnano qualcosa che è già stato definito dalla Chiesa, è chiaro allora che nel Magistero ordinario ci sono dei contenuti vincolanti, non tanto per la forma, ma perché nel Magistero ordinario i pastori richiamano appunti gli insegnamenti della Chiesa (così come dovrebbe essere). Per esempio possono richiamare il Concilio di Trento, articoli del Credo, altri testi... tutto quello che si riferisce all'insegnamento definitivo della Chiesa.

- Un'altra forma del Magistero è LA FORMA STRAORDINARIA; essa si riferisce al fatto che in modo straordinario, quindi non ordinario, la Chiesa si esprime e insegna. Quali sono queste modalità straordinarie? Per esempio un Concilio Ecumenico oppure un pronunciamento del Sommo Pontefice ex cathedra, cioè quando il Pontefice intende espressamente vincolare la fede della Chiesa, ovvero di tutti i fedeli, ad una dichiarazione dogmatica e solenne. Per esempio, come è avvenuto per l'Immacolata concezione o per il dogma dell'Assunzione della Madonna in anima e corpo.

Il Magistero si esplica anche in DUE MODALITÀ:

- una solenne
- una non solenne

Bisogna fare attenzione perché queste non si sovrappongono alle forme ordinarie e straordinarie; qui parliamo proprio delle modalità.

- SOLENNE. Una dichiarazione solenne è identificabile per tutto un apparato che la accompagna. Nel caso di un Concilio è piuttosto evidente; nel caso di un pronunciamento ex cathedra c'è una modalità straordinaria e solenne di procedere e di pronunciare.

- Il Magistero che si potrebbe definire in modalità NON SOLENNE rientra comunque in una certa straordinarietà del Magistero, perché intende, anche se in modo non solenne nella modalità, vincolare la fede dei fedeli. In questo caso si chiama anche Magistero straordinario universale.

Perché è importante distinguere il Magistero ordinario secondo la forma o autentico e il Magistero ordinario universale che invece ricade nel Magistero straordinario, ma non solenne?
Perché il Magistero ordinario universale intende esplicitamente vincolare la fede dei credenti a qualche cosa. Un esempio di questo può essere la Lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis del 1994, nella quale Giovanni Paolo II, al numero 4, pur non esercitando un Magistero solenne, intende vincolare la fede della Chiesa, dei credenti:

"Al fine di togliere ogni dubbio sulla questione di grande importanza che attiene alla stessa costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa".

Ecco un esempio di come il Magistero possa essere straordinario, ma non solenne e pertanto va a vincolare la fede dei credenti.

- Perché sono importanti queste differenze analizzate?
Perché il Magistero della Chiesa è sempre assistito dallo Spirito Santo, ma questa assistenza varia, non è sempre nello stesso modo.

- Il Magistero autentico cosa indica?

Il Magistero ordinario è un magistero in fieri, provvisorio, è un Magistero che sta ancora in qualche modo metabolizzando alcuni elementi, oppure che contiene alcune affermazioni accessorie rispetto al tema che vuole essere trattato... Questo per dire che un punto fondamentale del Magistero è la continuità.

È importante a questo punto focalizzare il tema dell'INFALLIBILITÀ.
L'assistenza che lo Spirito Santo dà alla Chiesa ha delle modalità diverse e possiamo dire che c'è una infallibilità di fondo della Chiesa in credendo:

- Cosa vuol dire "INFALLIBILITÀ IN CREDENDO"?
Vuol dire che, proprio perché la Chiesa è assistita dallo Spirito Santo, nel credere, ovvero quando la totalità dei fedeli confessa la fede o degli articoli di fede, non può sbagliarsi. Questo è il motivo, ad esempio, per cui la crisi ariana trovò una notevole confusione a livello dei pastori e molto meno nella fede dei credenti, che certamente non andava a sviscerare la questione della terminologia teologica adeguata, ma sostanzialmente aderiva alla divinità di Cristo e alla sua consustanzialità con il Padre.

- A servizio di questa "infallibilità in credendo" si pone la "INFALLIBILITÀ IN DOCENDO" che ha delle sfumature importanti.

1- Anzitutto, di questa infallibilità in docendo ne gode il romano Pontefice, e lui solo, senza aver bisogno del consenso degli altri vescovi. Si tratta della cosiddetta infallibilità del Papa ex cathedra, che è stata definita dalla Pastor Aeternus, nel Concilio Vaticano I, nel 1870 (capitolo 4). E' un testo molto importante perché spiega bene il tema dell'infallibilità.

"Il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa".

Spieghiamo. È una prerogativa del Papa in se stesso e non gli deriva dal consenso della Chiesa, ma allo stesso tempo è in funzione della Chiesa e della sua stessa infallibilità. Le CONDIZIONI di questa infallibilità sono:

- che il Papa si pronunci in virtù della sua suprema autorità apostolica;
- che definisca e perciò intenda definire una dottrina in materia di fede e di morale;
- che intende affermare che essa deve essere tenuta da tutta la Chiesa.

Benedetto XVI, nella S. Messa di insediamento sulla Cattedra romana, il 7 maggio 2005, insegnò così:

"La potestà di insegnare, nella Chiesa, comporta un impegno a servizio dell’obbedienza alla fede. Il Papa non è un sovrano assoluto, il cui pensare e volere sono legge. Al contrario: il ministero del Papa è garanzia dell’obbedienza verso Cristo e verso la Sua Parola. Egli non deve proclamare le proprie idee, bensì vincolare costantemente sé stesso e la Chiesa all’obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte ad ogni opportunismo".

L'infallibilità del Magistero però non è solo questa, ma c'è una infallibilità del Magistero cosiddetto ordinario universale e di quello straordinario, che gode di tale infallibilità quando propone a credere delle verità di fede come divinamente rivelate.

Cosa significa questo?
Che ci deve essere esplicitamente la volontà di definire un dato della Rivelazione; nei testi del Magistero non tutto vincola allo stesso modo: occorre studiare i tesi.

- Tutto quello che si propone a credere come divinamente rivelato, comporta che il fedele che dissente cada formalmente in "eresia".
- Ci sono poi dei pronunciamenti che devono essere tenuti dal fedele, pur non essendo espressamente dati nella divina Rivelazione, ma sono però ad essa connessi. Anche questi devono essere tenuti dal fedele, che altrimenti va incontro ad un "errore nella fede".
- nfine, abbiamo l'insegnamento del Magistero autentico che, in quanto tale, non è infallibile, ma essendo autentico ad esso si richiede religioso ossequio della volontà e dell'intelletto, sempre all'interno dell'oggetto proprio del Magistero, ovvero la fede e la morale o le verità strettamente connesse con questi elementi divinamente rivelati e quindi presenti esplicitamente nella Rivelazione.

Cosa vuol dire questo? Significa che di per sé non vi è infallibilità del Magistero autentico; tuttavia data l’autorità che lo emette è fondamentale questo ossequio. Proprio perché non è infallibile di per sé, potrebbe anche contenere qualche errore o qualche imprecisione.

Questa ultima distinzione fatta la si ritrova nella PROFESSIONE DI FEDE che la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicò nel 1989. Dopo il testo del Credo, si aggiunge:

"Credo pure con ferma fede tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio scritta o trasmessa e che la Chiesa, sia con giudizio solenne sia con magistero ordinario e universale, propone a credere come divinamente rivelato.
Fermamente accolgo e ritengo anche tutte e singole le verità circa la dottrina che riguarda la fede o i costumi proposte dalla Chiesa in modo definitivo.
Aderisco inoltre con religioso ossequio della volontà e dell’intelletto agli insegnamenti che il Romano Pontefice o il Collegio dei Vescovi propongono quando esercitano il loro magistero autentico, sebbene non intendano proclamarli con atto definitivo".

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