• SICUREZZA ALIMENTARE

Crisi del grano, non c’entra solo la guerra russo-ucraina

Per comprendere l’attuale apprensione internazionale per il frumento bloccato a Odessa, bisogna sapere che insieme Russia e Ucraina producono il 14% del grano mondiale. Ma l’aumento vertiginoso dei prezzi dei prodotti agricoli è cominciato ben prima del conflitto nell’Est europeo, a causa della corsa alle scorte di alcuni paesi, dopo la pandemia, e per le previsioni di una diminuzione della produzione mondiale.

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Negli ultimi giorni si sta parlando molto della crisi alimentare che potrebbe essere una delle conseguenze della guerra provocata dall’invasione russa dell’Ucraina. Il caso del grano bloccato nel porto di Odessa è diventato fonte di preoccupazione a livello internazionale e molti sono gli allarmi sulla sicurezza alimentare. Ma per capire come stanno davvero le cose è importante chiarire alcune questioni di fondo che riguardano il mercato mondiale dei prodotti agricoli (che vediamo nell’articolo odierno) per poi individuare le politiche necessarie per garantire la sicurezza alimentare a livello mondiale (cosa che vedremo nel successivo articolo), anche in considerazione di crisi politiche come quella attuale.

Il portato della crisi russo-ucraina
Cominciamo dunque dall’epicentro dell’attuale crisi. Russia e Ucraina sono due giganti dell’agricoltura mondiale in quanto producono insieme il 14% del grano mondiale (rispettivamente l'11% e il 3%). Mentre l’Ucraina è tradizionalmente un grande produttore di frumento (chi non conosce le “fertili terre nere dell’Ucraina”) per la Russia siamo di fronte a un vero e proprio boom dell’agricoltura, che in 30 anni l’ha trasformata da importatore a grande esportatore di frumento (figura 1).


Figura 1- Produzione, importazioni ed esportazioni di grano della Russia tra il 1987 e il 2019 (in milioni di tonnellate) e quota di esportazione (%). Fonte: Researchgate,2022


Fra i fattori all’origine dell’imponente aumento della produzione di frumento in Russia vi è senza dubbio il cambiamento climatico, che grazie alla mitigazione delle temperature globali sta estendendo le colture cerealicole in aree un tempo inospitali.

La rilevanza agricola dei due paesi spiega perché la crisi russo-ucraina ha riportato agli onori della cronaca il tema della sicurezza alimentare globale, troppo spesso considerato come un dover essere nei paesi sviluppati come il nostro. Portare agli onori della cronaca non significa tuttavia offrire una visione realistica del tema, che rischia di essere approcciato adottando preconcetti ideologici che non aiutano a risolvere il problema alimentare che si sta determinando e che colpisce in primis le fasce più povere della popolazione mondiale. E qui non si può trascurare che i poveri non sono presenti solo nei Paesi in via di sviluppo (PVS) ma anche in Italia, come dimostra ad esempio il fatto che il 20% delle famiglie italiane riserva più di un quarto della propria capacità di spesa all’acquisto di alimenti.

Le scorte, elemento chiave della sicurezza alimentare globale
Roma antica aveva un sistema efficiente di gestione delle scorte basato su grandi magazzini (Horrea) presenti nelle maggiori città e che per evitare tumulti della plebe dovevano garantire la disponibilità annua di 40 modii (oltre 300 kg) di frumento per ogni cittadino adulto. Questo riferimento storico viene alla mente leggendo l’articolo a firma di Shin Watanabe and Aiko Munakata apparso Il 23 dicembre 2021 sulla testata Nikkei Asia, legata al Financial Times.

Gli autori raccontavano che il Gruppo COFCO, di proprietà del Governo cinese, gestisce una delle più grandi piattaforme di stoccaggio alimentare della Cina. Tale piattaforma è sita nel porto di Dalian, nella parte nord-orientale del Paese, nei cui magazzini (costituiti da 310 enormi silos) si conservano soia e cereali raccolti in Cina e all'estero e che da lì possono raggiungere tutta la Cina per via ferroviaria o marittima. Nel succitato articolo si riporta anche la dichiarazione di  Qin Yuyun, capo delle riserve di grano presso la National Food and Strategic Reserves Administration cinese, secondo il quale la Cina sta mantenendo le sue scorte di cereali a un "livello storicamente alto" e che "le scorte di grano possono soddisfare la domanda per un anno e mezzo, il che scongiura qualunque problema di fornitura di cibo". Si osservi anche che secondo i dati del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), a fine 2021 la Cina deteneva il 69% delle riserve mondiali di mais, il 60% di quelle di riso e il 51% di quelle di frumento e i livelli delle scorte cinesi non sono mutati di molto nel giugno 2022 (figura 2). Si noti che il numero elevato di scorte per la Cina non è una novità, forse legata alla memoria storica del fallimento delle politiche alimentari in epoca maoista, che provocò 30 milioni di morti con “Il grande balzo in avanti”.
 

Figura 2 – Scorte globali dei tre principali cereali - frumento, mais e riso (USDA, giugno 2022). Si noti che la Cina detiene quasi i 2/3 delle scorte mondiali complessive.
 

L’andamento dei prezzi delle grandi commodities agricole sui mercati mondiali
Con il termine di commodities si indica una materia prima immagazzinabile e conservabile nel tempo e che è oggetto di intensi scambi sui mercati internazionali. Fra le commodities rientrano vari prodotti agricoli fa cui i cereali, la soia, lo zucchero e il caffé. L’aumento dei prezzi delle quattro maggiori commodities agricole  (frumento, mais, riso e soia, che da sole coprono il 64% del fabbisogno calorico umano) ha avuto inizio prima dell’inizio della guerra Russo-Ucraina, per cui già a dicembre 2021 i prezzi erano su livelli nettamente superiori alla media del quinquennio 2016-2020: soia +54%, mais +70%, frumento +90%, fino a quasi il 100% per gli oli di colza e di palma, mentre solo il riso continuava a mantenersi intorno alla media.

Gli aumenti che precedono la crisi russo-ucraina sono da ritenere l’effetto dell’attivismo sui mercati di una serie di paesi che, chiusasi l’emergenza Covid, hanno rimpinguato le proprie scorte spingendo in alto i prezzi e ponendo dunque in sofferenza parecchi PVS, in difficoltà nell’acquistare ai prezzi più alti che si sono  determinati.

Sui prezzi stanno incidendo negativamente anche i seguenti fattori:
- il sensibile aumento dei prezzi dei concimi di sintesi (azotati, fosfatici e potassici), di cui la Russia è grande produttore ed esportatore. Ciò limiterà l’uso dei concimi da parte degli agricoltori, con ricadute negative sulle rese delle colture

- le previsioni di calo nella produzione globale di frumento legate ad eventi meteorologici avversi ed in particolare alle alte temperature che hanno colpito l’India e alla siccità che ha colpito parte degli Stati Uniti e la Francia (maggior produttore europeo di grano tenero). La FAO nel suo outlook di giugno 2022 parla di un calo della produzione globale del frumento dello 0,6% rispetto alla produzione record di 2788 milioni di tonnellate raggiunto nel 2021. La stessa FAO prevede un buon raccolto 2022 per il riso, una riduzione del 5% nelle produzioni di soia rispetto all’annata 2021 (che con 368 milioni di tonnellate era stata un’annata record) e un calo dello 0,6% nelle produzioni di mais.

Peraltro le previsioni di cattivo raccolto di grano in India hanno indotto il governo indiano a bloccare le esportazioni di grano, fatto questo che ha allarmato ulteriormente i mercati ma che indirettamente ci informa dell’impatto positivo delle nuove tecnologie (nuove varietà e nuove tecniche colturali) in agricoltura. Infatti l’India, che solo 50 anni fa era soggetta a ricorrenti crisi alimentari ed era un grande importatore di frumento, è oggi divenuta un grande esportatore del frumento che produce soprattutto nella pianura indo-gangetica.

1. continua

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