• IL CASO

Crisanti, l'ex eroe vittima del fideismo da vaccino

Il trattamento riservato a Crisanti dopo le sue parole sul vaccino dimostra che nei confronti dei vaccini la posizione da assumere è quella del fideismo assoluto. Il dubbio, l’interrogativo, la stessa curiosità scientifica, grazie alle quali la medicina è progredita nel corso dei secoli, non sono ammessi. Le domande di carattere scientifico sono tacitate, domande serie, davanti alle quali nessun comitato scientifico ha il diritto di alzare muri e imporre obbedienze cieche e assolute.

«Comportamenti inopportuni e da censurare. La presenza di Aifa e delle agenzie regolatorie internazionali ci garantisce sulla sicurezza dei vaccini». Così, nella riunione di venerdì 20 novembre, il Comitato tecnico scientifico è andato all’attacco del virologo Andrea Crisanti, accusato di aver  messo in dubbio la validità dei vaccini contro il Covid 19 dichiarando che “normalmente ci vogliono dai 5 a gli 8 anni per produrre un vaccino e quindi io quello di gennaio non lo farei”.

Affermazioni di una logica assoluta fatte da uno dei più acclamati membri del variopinto mondo degli “esperti”, i protagonisti mediatici assoluti dell’epidemia, fin dal suo inizio. Lontani dal caos dei reparti sovraffollati, o dagli appartamenti dove altri colleghi vanno a visitare, curare e guarire i malati di Covid, hanno sempre avuto il tempo per elaborare teorie e parlarne con la stampa. Nessuno ha mai messo in dubbio quello che sostenevano.

Ma ora Crisanti, una delle star di questo mondo, l’ha fatta grossa. Ha “osato” porre dei dubbi sulla validità del vaccino che arriverà a gennaio. Apriti cielo. Il mondo dei virologi è diventato uno scannatoio, pronto a farsi beffe del collega di cui negli scorsi giorni si era ventilato un trasferimento da Padova allo Spallanzani di Roma. Dalle stelle alle stalle? Non ancora. Crisanti ha immediatamente rilasciato delle dichiarazioni in cui precisa meglio il suo pensiero, in cui sottolinea di non essere un No Vax (l'accusa infamante, pari solo per gravità a quella di razzista, era già partita) e ribadisce la sua fede nei vaccini. Semmai, sembra lasciare qualche sottile dubbio giusto su uno, quello della Pfizer. D’altra parte, sembra suggerire, alternative al prodotto del gigante americano non ne mancano. E qui sembrano far capolino quelle guerre commerciali di cui la Bussola aveva già parlato.

Ciò che colpisce del dibattito acceso dalle parole del microbiologo dell’Università di Padova, è la virulenza della risposta. Una risposta durissima, volta ad impedire ogni possibilità di dibattito, di riflessione, di discussione. “Non ha competenza sul tema” È stato il perentorio commento del professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità,che ha poi personalmente definito quelle di Crisanti «dichiarazioni sconcertanti», a chiedere che gli scienziati prendessero una posizione ufficiale. E tutti i componenti sono stati d’accordo sulla necessità di smentire dichiarazioni ritenute gravi anche perché rilasciate «da una persona che non si è mai occupata della materia e dunque non ha la competenza per farlo”.

Nel corso della riunione altri membri del Comitato hanno preso la parola per ribadire la necessità di una “reazione forte”, soprattutto perché «prese di posizione di questo tipo sono inopportune» e dunque si è deciso di mettere a verbale quanto accaduto nel corso della seduta. Del resto aveva già pubblicamente detto Locatelli «in un Paese che già di per sé si connota a volte per qualche perplessità, dubbio, o ostilità a considerare le strategie vaccinali è bene ricordare sempre il riverbero a livello mediatico che certe affermazioni possono avere».  

Insomma, nei confronti dei vaccini la posizione da assumere, è quella del fideismo assoluto. Il dubbio, l’interrogativo, la stessa curiosità scientifica, grazie alle quali la Medicina è progredita nel corso dei secoli, non sono ammessi.

Tuttavia, verrebbe da dire che di fronte a questa scelta di ergere muri difensivi a difesa delle scelte di politica sanitaria, vaccino o farmaci che sia, la risposta non può che essere quella di sostenere determinate tesi per mezzo di argomentazioni rigorosamente scientifiche. E’ evidente che battute estemporanee come quella del professor Crisanti non giovano alla ricerca della verità. Un regime tecnocratico che toglie credibilità all’interlocutore (“non ha competenza per parlare” ha sentenziato Locatelli) deve essere incalzato sul terreno delle evidenze scientifiche.

In un articolo degli scorsi giorni apparso sull’inglese The Guardian, dal significativo titolo: Our immune system can cope with Covid-19, it’s our politicians who can’t (Il nostro sistema immunitario può far fronte al Covid-19, sono i nostri politici che non possono), viene messa a fuoco la cruciale questione dell’immunizzazione nei confronti del virus. La virologa Angela Rasmussen, collaboratrice dell’Università di Georgetown, documenta che sono emerse molte informazioni contrastanti sulla risposta immunitaria che si sviluppa nei pazienti che si sono ripresi dal Covid-19. Un recente studio nel Regno Unito ha mostrato una diminuzione degli anticorpi in più di 350.000 persone, evidenziando che l'immunità diminuisce rapidamente pochi mesi dopo l'infezione. Ma il giorno successivo, un altro studio ha concluso il contrario: in più di 30.000 pazienti a New York City, la maggioranza ha mostrato alti livelli di anticorpi IgG, che sono il tipo di anticorpi che tipicamente neutralizzano Sars-Cov-2, il virus che causa Covid- 19.

C’è molta confusione sotto il cielo della virologia. O forse ci sono verità scomode: se la malattia stessa non è in grado di determinare una titolazione protettiva permanente nei confronti del virus, lo sarà il vaccino? Se Sars-Cov-2 è un virus in grado di sovvertire il sistema immunitario che ci protegge così efficacemente da molti altri patogeni, riuscirà il vaccino a dare una risposta efficace e sicura?

Sono domande di carattere scientifico, domande serie, davanti alle quali nessun Comitato Scientifico ha il diritto di alzare muri e imporre obbedienze cieche e assolute.