a cura di Anna Bono
  • Crisi venezuelana

Cresce in America Latina l’insofferenza nei confronti degli emigranti venezuelani

 

A partire dal 2015 oltre 4,8 milioni di persone hanno lasciato il Venezuela, devastato da una crisi economica senza precedenti. L’Onu ha chiesto 750 milioni di dollari per aiutare nel 2020 almeno metà dei sette milioni di venezuelani che si ritiene abbiano bisogno di assistenza nel loro paese e 1,35 miliardi per aiutare quelli all’estero, sparsi in 17 stati dell’America Latina e della regione Caraibica. La Colombia che, come il Brasile e la Guyana, confina con il Venezuela, ospita il maggior numero di espatriati, più di 1,6 milioni. Seguono il Perù, con 860.000, l’Ecuador, con circa 380.000, e il Cile, con oltre 370.000. Sempre più spesso, denunciano Onu e organizzazioni non governative, si segnalano nei paesi ospiti episodi anche violenti di insofferenza, di intolleranza, atteggiamenti ostili nei confronti degli immigrati. La gente lamenta il fatto che i venezuelani sottraggono lavoro ai locali e gravano eccessivamente sui servizi sociali. Molti ritengono che siano anche responsabili dell’aumento dei crimini. Secondo il Migration Policy Institute, alcuni paesi, preoccupati per il protrarsi della crisi, sempre più spesso pongono limiti all’ingresso dei venezuelani riducendo la concessione di visti e passaporti. Inoltre alcuni stanno adottando restrizioni al loro accesso ai servizi sanitari e scolastici. Si rileva infine che un numero crescente di immigrati venezuelani ripiegano nel settore informale. Intervistata dall’agenzia The New Humanitarian, la rappresentante dell’Unhcr in Ecuador Maria Clara Martin, si rammarica del fatto che un paese tradizionalmente ospitale stia diventando “xenofobo”: “dobbiamo capire come mai la gente assume questi atteggiamenti nei confronti di grandi afflussi di stranieri e risolvere la cosa, xenofobia e discriminazioni devono essere sradicate”. Il Washington Office on Latin America ritiene che ogni atto di violenza e di retorica xenofoba deve essere condannato al suo verificarsi per evitare che si generino timori nella popolazione e sostiene che Ecuador, Perù, Cile, Argentina e Brasile devono fare di più perché alleggerire il peso degli emigranti che grava sulla Colombia.