• L'ALLARME DEGLI PSICHIATRI

Crepet: «DaD pericolo mortale, svela crisi di scuola e famiglia»

«E’ un orrore pensare che un bambino possa stare delle ore davanti allo schermo, perché un bambino non è bidimensionale. Didattica a distanza pericolo mortale». Ai Venerdì della Bussola (guarda qui) parlano gli psichiatri Crepet e Nobili. Eppure nessuno coglie il rischio: «Diventa una dipendenza, come lo spinello, ma il governo non capisce. E fa il gioco dei colossi della tecnologia e delle narcomafie».

Il mondo dei bambini e dei giovani è quello che, fino ad ora, ha trovato davvero poco spazio nel mondo della comunicazione ed ancor meno in quello politico. La puntata dei Venerdì della Bussola che è andata in onda ieri (guarda qui) ha cercato di aprire una breccia nelle spesse mura della sordità. Le voci di Paolo Crepet, ben noto psichiatra, sociologo e scrittore, e del prof. Lino Nobili, direttore del Dipartimento di Neuropsichiatria Infantile dell’Istituto Gaslini di Genova si sono sollevate per lanciare un grido di allarme.

Il prof. Nobili ha sottolineato che «già prima del Covid c’era un trend in aumento di situazioni di malessere nell’età adolescenziale e anche nei più piccoli; con il Covid stiamo verificando un netto aumento di ricoveri per situazioni di emergenza relativi a fenomeni di natura psichiatrica acuta, con manifestazioni che erano rare nella popolazione dei più piccoli (meno di 14 anni), come l’ideazione suicidaria e i tentativi di suicidio». Si parla di un raddoppio di casi negli ultimi tre mesi. Una vera e propria esplosione, che coinvolge anche ragazzi che non avevano particolari fragilità in partenza.

Il professor Nobili insiste sul bisogno radicale di socializzazione, soprattutto nella fase adolescenziale, come di una necessità paragonabile alla fame e alla sete.

Se nella prima fase, dopo il lockdown dello scorso anno, due terzi dei questionari inviati a quasi 7000 famiglie evidenziavano nei bambini «delle modificazioni comportamentali, con fenomeni di regressione, comparsa di sintomatologia somatoforme e deflessione dell’umore», spiega ancora il prof. Nobili, più di recente, le situazioni che si presentano al Pronto Soccorso rivelano una trasformazione in senso depressivo dei sintomi, «con fenomeni di tipo autolesionistico, depressivo, dell’autoisolamento e, come dicevo, dei tentativi di suicidio. All’inizio quindi c’è stato lo scoppio esplosivo, adesso la depressione», causata dalla carenza della socializzazione.

«Il Covid è stato un acceleratore di altre crisi preesistenti; anzitutto la crisi della famiglia», fa notare il prof. Crepet. Una crisi che affonda le sue radici negli anni del boom-economico e che si affianca alla crisi della scuola ridotta ormai a «un diplomificio». «Se siamo arrivati a non essere così preoccupati, se non nell’ultima parte, nel considerare la DAD un pericolo mortale è perché la scuola contava poco anche prima», incalza Crepet. E’ in questo punto più basso della curva della cultura educativa e dell’istituzione scolastica, che il Covid ci ha travolto. «E’ un orrore pensare che un bambino possa stare delle ore davanti allo schermo, perché un bambino non è bidimensionale».

La crisi della famiglia e della scuola è stata aggravata da un terzo elemento: l’avvento della tecnologia. «Qualcuno, che penso stia alla Silicon Valley, si è sfregato le mani» per l’arrivo di questo virus, che ha bloccato tutti in casa davanti agli schermi, con un grande pericolo che Crepet denuncia: «Esiste una sindrome pericolosa, che va spiegata alla gente e che si chiama on-line brain. Queste tecnologie creano dipendenza, tanto quanto uno spinello». La permanenza davanti allo schermo crea quella che Crepet battezza come «demenza digitale»: mancanza di riduzione della memoria a breve termine, aumento della difficoltà della concentrazione, comportamenti “cavernicoli” o “sovversivi”, con un aumento del 200% del consumo di alcool durante il periodo della pandemia.

Di fronte a questa situazione drammatica, perché si continua ad insistere sulla strada delle chiusure delle scuole di ogni ordine e grado? Crepet risponde: «Risposta A: perché siamo di fronte a persone che non conoscono queste cose e non vogliono tanto apprenderle. Risposta B: penso che ci siano degli interessi, perché la DAD comporta degli interessi economici. E’ ovvio che chi vende tecnologia, ci guadagna. E’ ovvio che se io chiudo la scuola, c’è qualcun altro che ci guadagna: le narcomafie».

Anche il professor Nobili evidenzia che la vera ricerca scientifica non ha dubbi: «Gli studi sulla socializzazione negli animali mostrano che gli animali che fanno determinate cose con altri simili, producono una quantità di sostanze che servono per il buon funzionamento del cervello, dell’umore, e che rendono diverso l’apprendimento rispetto a quegli animali lasciati soli». Quanto è evidente nel mondo animale, non sembra più esserlo in quello degli umani.

Sia Nobili che Crepet hanno gridato dai tetti che il problema che ci troviamo davanti non finirà con il termine della pandemia o con l'iniezione di un vaccino. Non si possono sottovalutare i costi umani delle scelte che facciamo, costi che devono essere messi sulla bilancia insieme ad altre emergenze. «Delle strategie devono essere trovate – esorta Nobili -. Non possiamo continuare a chiuderci in casa, soprattutto i ragazzi».

Dal canto suo, Crepet si domanda come sia possibile che la grande sottolineatura dell’importanza della comunità terapeutica, da parte di molti esponenti della comunità scientifica, sia improvvisamente svanita: «Ci siamo scordati delle cose che abbiamo sostenuto noi. Io, l’associazione degli Psichiatri italiani, non l’ho sentita. Non esiste più. Questa è un’emergenza che non va via come un raffreddore».

Cosa fare nel frattempo, per evitare il totale naufragio? «Le famiglie che hanno sofferto un po’ meno - risponde il prof. Nobili -  sono state quelle che sono riuscite a mantenere dei ritmi regolari; si sono create come delle desincronizzazioni, dei jet-leg sociali che hanno colpito le famiglie. Rispettare per esempio gli appuntamenti, gli orari a tavola, il momento dei giochi, preservare il ritmo sonno-veglia, parlare, spiegare, almeno nella popolazione più piccola» ha fatto da argine. Per gli adolescenti, invece, «è veramente difficile».

Per Crepet, siamo nel momento della ribellione: «Non possiamo stare sempre come dei gentiluomini di campagna, che dicono sì a qualsiasi governatore». Inoltre, «siamo in un momento in cui dobbiamo letteralmente riabilitare una generazione di bimbi, di preadolescenti e di adolescenti. Ci vogliono persone che facciano esperienze innovative. Madri, padri coraggiosi, alleati con insegnanti coraggiosi e con uomini e donne di buona volontà. Facciamo qualcosa, senza aspettare che sia un assessore a dirci: prego. Ci arresteranno tutti con i bambini e i materassini. Voglio vedere una retata dello Stato italiano con i bambini di 5 anni che giocano sui materassini. Così finiremo sul New York Times come l’ex-paese che amava i bambini».

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