• L'ORDINE ESECUTIVO

Così Trump punisce chi vìola la libertà religiosa

L'ordine esecutivo firmato dal presidente Usa nel giorno in cui veniva attaccato dal vescovo della capitale per aver onorato san Giovanni Paolo II, stabilisce che i Paesi che violano la libertà religiosa saranno privati degli aiuti economici, saranno poi limitate le emissioni dei visti e aperte le porte ai perseguitati a causa della fede. 

Si ridimensiona, e non solo a parole, l’epoca dei commerci e delle strette di mano fra le democrazie e i regimi totalitari. Se infatti i capi di governo occidentali hanno sempre supportato la causa della libertà religiosa, alle loro proclamazioni non sono mai seguiti fatti che la mettessero realmente in primo piano. Anche perché il capitalismo ha sempre fatto del commercio e del guadagno il suo valore primario.

«La libertà religiosa di ogni persona in tutto il mondo è una priorità della politica estera americana», così si legge nell’ordine esecutivo firmato da Trump il 2 giugno scorso, dopo la visita, che ha indignato il vescovo di Washington Wilton Gregory, al santuario di Giovanni Paolo II. Dove il presidente ha pregato davanti alle reliquie del santo papa che ha combattuto contro i regimi (quello comunista in particolare) e per la libertà religiosa.

La parola “priorità” non è nuova in riferimento al tema, ma quello che davvero conta è quanto segue. Trump non si è limitato a fare le carezze all’America religiosa: l’ordine esecutivo prevede, infatti, sanzioni per gli Stati e i funzionari che perseguitano le persone a causa del loro credo. Perciò, oltre a chiarire che «i nostri padri fondatori intendevano la libertà religiosa non come una creazione dello Stato, ma come un dono di Dio ad ogni persona e come un diritto fondamentale per il prosperare della nostra società», si legge che verranno stanziati «almeno 50 milioni di dollari all’anno per programmi che promuovano la libertà religiosa in tutto il mondo». Si elencano poi obiettivi graditi, come la prevenzione degli attacchi a singoli o gruppi, che promuovano la punizione dei colpevoli, o come l’incremento della sicurezza dei luoghi di culto etc.

Inoltre, «i dipartimenti e le agenzie che finanziano i programmi di assistenza esteri dovranno assicurare che le entità fondate sulla fede e religiose…non siano discriminate quando competono per la ricezione di fondi federali». Il Segretario di Stato (ora Mike Pompeo) dovrà poi aiutare gli ambasciatori negli Stati particolarmente a rischio, affinché sviluppino azioni concrete e incoraggino il paese ospite ad eliminare le violazioni di questa libertà. Gli ambasciatori, a colloquio con i governatori locali, «dovranno sollevare preoccupazioni riguardo alla libertà religiosa internazionale e ai casi che coinvolgono individui incarcerati a causa della loro fede». Si chiede poi alle agenzie di presentare al presidente Usa i propri piani di tutela delle minoranze religiose, mentre i dipendenti federali coinvolti in tali azioni avranno l’obbligo di «seguire corsi di formazione sulla libertà religiosa internazionale».

Ma la vera novità è contenuta alla fine della normativa: l’America priverà i Paesi che violano la libertà religiosa ritirando i propri aiuti economici e limitando «l'emissione di visti», aprendo invece le porte ai perseguitati a causa della fede. Si parla anche di sanzioni economiche: «Il Segretario del Tesoro, consultandosi con il Segretario di Stato, può prendere in considerazione l'imposizione di sanzioni», come il «blocco delle proprietà delle persone coinvolte in gravi violazioni dei diritti umani». Significa, ad esempio, che i funzionari pubblici che perseguano i cristiani del proprio paese potranno perdere ogni bene posseduto negli Stati Uniti.

Nel frattempo i repubblicani sono riusciti a far passare una legge che prevede sanzioni contro i funzionari che violano la libertà religiosa in Cina (mentre continuano le proteste ad Hong Kong) dove sia i cristiani sia gli uiguri vengono perseguitati. La norma ha fatto reagire così l’ambasciatore cinese a Washington: «Invitiamo gli Stati Uniti a rimediare immediatamente al loro errore, a smettere di usare le questioni relative allo Xinjiang (la Regione dove la persecuzione è all’ordine del giorno, ndr) per intervenire negli affari interni alla Cina».

Ma la mossa di Trump risponde anche all’incremento delle nuove alleanze terroristiche islamiche in Africa, con attacchi crescenti contro i cristiani del Burkina Faso, del Mozambico, e della Nigeria. In quest’ultima nazione, settimana scorsa, gli ultimi ad essere uccisi dai jihadisti sono stati il pastore protestante Emmanuel Bileya e la moglie Juliana, che hanno lasciato orfani otto figli e una comunità fiorente.

«L’ordine esecutivo sottolinea che la libertà religiosa non è solo un diritto umano», ha affermato Tom Farr, presidente del Religious Freedom Institute, ma «un imperativo morale e di sicurezza nazionale». Farr ha chiarito che l'atto offre la «certezza» che il governo prenderà sul serio gli attacchi contro i credenti, data l’adozione di «misure importanti». Nina Shea, direttrice del Center for Religious Freedom presso l'Hudson Institute, ha dichiarato che l'ordine favorirà una maggiore «attività nei paesi che compaiono nella “Special Watch List” del Dipartimento di Stato».

Anche per questo Farr si è detto meravigliato dall’attacco del vescovo di Washington a Trump, perché «ti piaccia o meno il presidente…condannarlo per aver onorato questo grande santo - la cui difesa della libertà religiosa di ciascuno è onorata ovunque - è miope».