• LA LETTERA

Così grazie a Medjugorje ho scoperto la Messa antica

Il mio spirito era quindi pronto, e quando conobbi la Messa antica grazie al Summorum Pontificum fu amore a prima vista. Avevo finalmente trovato ciò per cui la Madonna mi aveva preparato per trent’anni a Medjugorje! 

Caro Direttore,
dopo avere appreso del proposito di limitare la libertà di celebrazione della Santa Messa tradizionale concessa dal Motu Proprio di Benedetto XVI Summorum Pontificum, desidero illustrale come sono arrivato ad amare la Santa Messa usus antiquior, che per me e la mia vita di fede rappresenta un grandissimo dono della Madonna di Medjugorje.

Mi recai in pellegrinaggio a Medjugorje per la prima volta nel giugno 1984, e in seguito ebbi la grandissima grazia di andarci spesso e dimorare in quel luogo benedetto per lungo tempo. La mia anima fu fortemente impregnata della grazia di quel luogo di presenza di Maria Santissima, e iniziai così un cammino di conversione.

Col tempo crebbe in me il desiderio del sacro, e dovetti purtroppo constatare che nella prassi liturgica della Chiesa e nell’insegnamento della fede e della morale qualcosa non quadrava (basti pensare alle feroci critiche ecclesiali alla dichiarazione Dominus Jesus). Nel 2000 scrissi una lunga lettera al curato della mia parrocchia, il quale obbligava i fedeli a prendere la Comunione sulla mano, e gli feci presente che con lo scempio della prassi liturgica degli ultimi anni era iniziato un cammino che andava nella direzione opposta a quello che negli ultimi secoli aveva portato a una sempre maggiore venerazione dell’Eucaristia, e che all’interno della Chiesa vi erano forze che spingevano verso uno svuotamento in senso protestante della fede cattolica.

Il mio spirito era quindi pronto, e quando conobbi la Messa antica grazie al Summorum Pontificum fu amore a prima vista. Avevo finalmente trovato ciò per cui la Madonna mi aveva preparato per trent’anni a Medjugorje! Ancora prima del Summorum Pontificum, nel 2006, avvenne un fatto importante. Mi recai in pellegrinaggio con un gruppo croato al Gesù Bambino di Praga, e al sacerdote che ci accompagnava per la Santa Messa fu assegnato un altare laterale all'interno della chiesa, così che egli ovviamente dovette celebrare con le spalle al popolo.

Ne rimasi fortemente colpito, da questa postura compresi chi è davvero il sacerdote, è colui che presenta a Dio il santo Sacrificio di Gesù sulla Croce, colui che ci guida a Dio nel nostro pellegrinaggio verso il Cielo, è il novello Mosè che sul monte sacro parla con Dio, intercede per la nostra salvezza e che mentre offre la Vittima immacolata in riparazione dei nostri peccati, offre anche sé stesso come vittima espiatoria come fece appunto Mosè nel momento in cui il Signore voleva punire il popolo di Israele che stava adorando il vitello d'oro.

In questo rito appare in modo evidente che Dio è il totalmente Altro, l'Altissimo, il Trascendente, e che esiste un abisso, stridente e da vertigini, tra la santità, la maestà e l'alterità di Dio e la povertà dell'uomo. Quale immediata conseguenza, appare nella sua vertiginosità anche l’abisso di Misericordia e di Amore di Dio, che diventa uno di noi eccetto che nel peccato, si offre sulla Croce per redimerci e ci permette di nutrirci di Lui.

Il rito antico è l'apoteosi dell'Amore e della Misericordia di Dio che si manifestano in modo assai più evidente che nel rito attuale. Già nelle preghiere di preparazione alla Messa il sacerdote si riconosce peccatore e chiede misericordia. Al lavaggio delle mani egli chiede al Signore la grazia di poterlo servire con purezza di mente e di cuore, nell’indossare il cingolo implora l’Altissimo di spegnere nel suo corpo «l'ardore della concupiscenza, affinché in [lui] abiti la virtù della continenza e della castità». Vestendo la stola il sacerdote prega: «Sebbene mi avvicini indegno al tuo santo mistero, possa io meritare tuttavia il gaudio eterno».

La Messa cantata festiva inizia con l’Asperges nel quale si canta «Purificami con issopo e sarò mondato», si prega il Confiteor in ginocchio, e in ginocchio si rimane per tutto il tempo che intercorre tra la consacrazione alla recita del Padre Nostro. In ginocchio e sulla lingua il fedele riceve la Comunione, segno che ci fa comprendere che stiamo ricevendo Dio, non un cioccolatino, ed egualmente in ginocchio riceve anche la benedizione finale, in questa postura lo spirito è più aperto alle grazie che derivano dalla benedizione di Dio.

Il sacerdote china il capo ogni volta che viene pronunciato il nome di Gesù, in riparazione del bacio traditore di Giuda egli bacia spesso l'altare, e molte volte si genuflette. Dopo la Consacrazione, il sacerdote recita la preghiera eucaristica a mezza voce, e il silenzio permette di trascorrere qualche minuto in profonda adorazione di Gesù realmente presente sull’altare.

Abbiamo perso tantissimo, il Sacrificio Eucaristico c'è anche nella Messa di oggi, ma tutto ciò che è attorno non aiuta a entrare nella profondità del Mistero, sono stati tolti molti segni esterni dell’omaggio alla Maestà di Dio, e in questo modo i Suoi attributi divini non sono più immediatamente percepibili.

A Medjugorje per i primi cinque-sei anni non comprendevo nulla della Santa Messa serale. Lungi dal rappresentare un ostacolo, tale circostanza mi aiutò a crescere nell’interiorità, a seguire spiritualmente la Messa e ciò portò grandissimi frutti spirituali. Quindi neppure la non comprensione del latino rappresenta un ostacolo a una piena e fruttuosa partecipazione alla Santa Messa.

È davvero incomprensibile che si consideri dannosa per l’anima una Messa che fu celebrata per tutta la vita da tantissimi santi sacerdoti, san Giovanni Bosco e il beato Alojzije Stepinac tanto per citarne solo due. Inoltrem la Messa cosiddetta tradizionale non rappresenta un ritorno al passato, bensì, prendendo a prestito il titolo di un noto film di alcuni decenni fa, è un vero e proprio ritorno al futuro: prevalentemente frequentata da giovani e famiglie, essa è una fucina di futuri santi.

Prendendo esempio dalla regina Ester, la quale fece preghiere, digiuni e penitenze quando il suo popolo fu in pericolo, dobbiamo aumentare la preghiera, chiedere l’intercessione della Madonna, dei santi sacerdoti, vescovi e papi in Paradiso nonché fare tanti suffragi per le anime del Purgatorio di sacerdoti affinché ci aiutino a combattere con amore la nostra buona battaglia, senza dimenticare il necessario amore e rispetto per i pastori, anche e soprattutto per chi non ci capisce.

Per quanto mi riguarda, la Madonna mi ha posto su questo cammino, e rimarrò a esso fedele.

Ringraziandola per l’attenzione che mi ha dedicato, La saluto cordialmente

Dona Ora