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Genitori e diritto d'educazione

Corte Suprema e carriera alias

Un ragazzo cambia nome a scuola e i genitori non vengono avvertiti. Ne nasce una vertenza giudiziaria. La Corte Suprema respinge il ricorso.

Gender Watch 09_05_2026

Siamo in Florida e corre l’anno 2018.  January e Jeffrey Littlejohn sono i genitori di un ragazzo di 13 anni che frequenta la scuola di Tallahassee. Il ragazzo dichiara ai genitori che si sente confuso in merito al sesso di appartenenza, pensa di essere non binario e vorrebbe essere chiamato in modo diverso anche a scuola. I genitori non acconsentono alle richieste del figlio. Questi allora, nonostante il dissenso dei genitori, chiede agli insegnanti e personale scolastico di poter cambiare nome, da maschile a femminile, e che gli altri usassero per indicarlo i pronomi neutri “they-them”.

I docenti hanno seguito le linee guida del distretto ed hanno acconsentito alla richiesta del minore senza avvertire i genitori. Queste linee guida saranno poi cancellate nel 2022 da una legge statale che obbliga ad informare i genitori di queste decisioni. Ma fino ad allora i genitori potevano rimanere all’oscuro di queste transizioni sociali e così, tornando alla vicenda di Tallahasse, i coniugi Littlejohn decidono  di far causa alla scuola. I giudici di primo grado e di Appello danno ragione alla scuola. Lunedì la Corte Suprema ha anch’essa respinto il ricorso e dunque non è entrata nel merito.

Probabilmente i giudici della Corte Suprema, pur non essendo a favore di leggi che impediscono ai genitori di conoscere l’adozione della carriera alias dei propri figli a scuola, non vuole agire d’imperio – e fa male – a livello nazionale, ma ha preferito suggerire ai giudici locali di risolvere tali controversie. Insomma un’occasione sprecata per espellere dalle scuole l’ideologia trans.