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Corredentrice, il quinto dogma che apre la strada alla pace

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Tra le crisi che minacciano il mondo e la Chiesa è questo il momento migliore perché la Santa Sede ascolti le innumerevoli petizioni rivolte nell'ultimo secolo per la definizione solenne di Maria come Madre spirituale di tutta l’umanità, corredentrice e mediatrice. È la chiave che può sbloccare il trionfo del suo Cuore Immacolato.
- Il documento: Agostino, Ireneo, Newman e il ruolo di Maria nella salvezza, di Mark Miravalle
- Nelle mani del Papa il "rimedio mariano" ai mali del mondodi Luisella Scrosati
- Dossier: Maria è Corredentrice

Ecclesia 22_08_2026 English
MARCO CREMONESI - IMAGOECONOMICA

Il ripristino della pace, sia a livello globale che all’interno della Chiesa, non avverrà finché la Santa Sede non riconoscerà solennemente Maria, Madre spirituale di tutta l’umanità, come il rimedio supremo donato da Dio alle sfide onnipresenti che la Chiesa e il mondo devono affrontare.
Sant’Agostino insegna che Maria «è senza alcun dubbio madre delle sue membra... nel senso che ha cooperato mediante l'amore a generare alla Chiesa dei fedeli, che formano le membra di quel capo». Sant’Agostino attribuisce alla Madonna il titolo, risalente al V secolo, di “cooperatrice” della Redenzione per cogliere il ruolo unico di Maria insieme a Gesù nella Redenzione umana. Anche la famosa massima di Agostino, «chi ti ha formato senza di te, non ti renderà giusto senza di te», sottolinea l’imperativo di una cooperazione libera, attiva e dinamica con la grazia di Dio per la salvezza umana, un ruolo che Maria adempie in modo impareggiabile.

Dobbiamo prestare attenzione a espressioni del tipo “solo Gesù ha salvato il mondo” o “Gesù è il nostro solo Redentore”. Questo non è il linguaggio del Concilio Vaticano II. Senza dubbio, Gesù è il nostro unico Redentore e Mediatore, divino e umano, il cui infinito sacrificio d’amore sul Calvario rende possibile la nostra partecipazione umana alla Redenzione. Tuttavia, le espressioni che escludono la cooperazione umana, specialmente quell’unica cooperazione umana di Maria nell’opera della Redenzione, riflettono più una visione protestante della Redenzione, basata sul “solus Christus”, in contrapposizione a una dottrina della Redenzione autenticamente cattolica, che chiama tutti i cristiani a essere «collaboratori di Dio» (1 Cor 3,9).

1 Timoteo 2,5, che afferma «uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù», non può mai essere legittimamente citato contro la mediazione umana subordinata, tanto meno contro l’unica mediazione materna di Maria. Come insegnano il Concilio Vaticano II (Lumen Gentium) e san Giovanni Paolo II, san Paolo respinge solamente una mediazione parallela o concorrenziale con quella di Gesù, l’unico Mediatore, ma non l’umana partecipazione proprio a quella unica Mediazione. Tutti coloro che pregano (cf. 1 Tim 2,1) partecipano all’unica mediazione di Cristo, e così fa Maria più di chiunque altro. Maria, infatti, media per noi l’Unico Mediatore. Ella media tutte le grazie: Gesù, che è grazia increata, e tutte le grazie redentrici da Cristo all’umanità decaduta.

La mariologia del II secolo riconosce in Maria una causa attiva innegabile della nostra salvezza. Sant’Ireneo la definisce «causa della salvezza per sé stessa e per l’intero genere umano». Lumen Gentium conferma che la Madonna ha un ruolo attivo, non passivo, nella salvezza umana; insegna inoltre che Maria si è associata «con animo materno al suo sacrificio» e ha acconsentito «all’immolazione della vittima da lei generata»; e «in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, coll'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime». San Giovanni Paolo II aggiungerà: «La collaborazione dei cristiani alla salvezza si attua dopo l'evento del Calvario […]. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l'evento stesso e a titolo di madre; si estende quindi alla totalità dell'opera salvifica di Cristo. […] Ella ha collaborato per ottenere la grazia della salvezza all'intera umanità» (9 aprile 1997).
Ecco perché, secondo la tradizione, solo Maria ha meritato il titolo di Corredentrice umana insieme a Gesù, il Redentore divino.

Purtroppo, Mater Populi Fidelis (MPF), la Nota dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede (5 novembre 2025), omette di presentare questo ricco insegnamento del Magistero papale su Maria, con l’effetto di provocare confusione, dibattiti e persino sconcerto, che continuano ancora oggi. Il documento vaticano del 1990, Donum Veritatis 30, afferma che «è dovere del teologo far conoscere alle autorità magisteriali i problemi suscitati dall’insegnamento in se stesso», mentre il Diritto Canonico istruisce analogamente i laici che essi «hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa» (Can. 212, §3).

In questo spirito di dovere ecclesiale, individuiamo tre aspetti di MPF che riteniamo necessitino di sostanziali chiarimenti e modifiche.
In primo luogo, la direttiva disciplinare secondo cui «è sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice» (n. 22) richiede una correzione significativa: il titolo di Corredentrice risale al XIV secolo; è stato utilizzato e approvato dai papi Leone XIII, Pio XI e san Giovanni Paolo II in almeno 12 occasioni, ed è stato fatto proprio da una schiera di santi e mistici, tra cui san Pio, santa Teresa di Calcutta, san Massimiliano Kolbe, san José María Escrivá e suor Lucia di Fatima.
In secondo luogo, viene espressamente respinta la dottrina cattolica perenne che riconosce Maria come Mediatrice di tutte le grazie, secondo cui ogni grazia redentrice di Gesù ci giunge attraverso la mediazione di Maria. Ciò contraddice direttamente quattro secoli di insegnamenti papali espliciti, da Benedetto XIV a Francesco. MPF non solo respinge sei insegnamenti presenti nelle encicliche papali, ma abbandona l’intera tradizione dei pontefici a sostegno della Mediatrice di tutte le grazie.
In terzo luogo, MPF omette di insegnare il ruolo attivo e meritorio di Maria sul Calvario, presentandola solo come una «testimone di fede» passiva. Ciò, ancora una volta, trascura sia l’autentico insegnamento papale che quello conciliare.

San John Henry Newman esorta la gerarchia cattolica ad ascoltare in modo particolare i laici quando si tratta di discernere l’autentico sviluppo mariano della dottrina e della devozione. Negli ultimi 100 anni, sono state inviate alla Santa Sede circa 12 milioni di petizioni in cui si chiedeva la definizione solenne di Maria come Madre spirituale di tutta l’umanità, compresi i suoi ruoli di corredentrice e mediatrice di tutte le grazie.
Non è forse questo il momento migliore, nel mezzo di crisi senza precedenti che minacciano il mondo e la Chiesa, perché il Santo Padre e la Santa Sede considerino seriamente la saggezza di san John Henry Newman e, con autentico cuore aperto, considerino in spirito di preghiera la voce del Popolo di Dio a favore di una solenne definizione pontificia di Maria come Madre spirituale del mondo?

La confusione regna sovrana; i dogmi chiariscono. Il solenne riconoscimento papale che Maria è Madre dell’umanità attiverebbe pienamente i suoi potenti effetti materni di grazia e pace per un mondo travagliato. È la chiave che può sbloccare il trionfo del suo Cuore Immacolato.



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