• LA MALATTIA

Coronavirus, dalla Cina con terrore (ma senza esagerare)

Un nuovo virus sta terrorizzando la Cina e il resto del mondo. Partito a Wuhan, nato dal mercato dei frutti di mare e degli animali vivi, sta già contagiando altri Paesi. Le possibilità che arrivi in Europa sono ancora basse. Non esiste antidoto, ma occorre una buona igiene personale. In Cina l'unica precauzione presa: chiudere le chiese

Wuhan, ospedali in emergenza

Un nuovo virus: da giorni le notizie che arrivano dalla Cina ci parlano di un nuovo inaspettato microrganismo in grado di provocare polmoniti anche letali. Il numero di decessi aumenta ogni giorno, e la paura si diffonde: il virus cinese sta cominciando a terrorizzare anche l’Occidente.

Ma cosa sta succedendo in realtà? La vicenda ha avuto inizio mentre il mondo si accingeva a festeggiare il nuovo anno: il 31 dicembre 2019 la Commissione Sanitaria Municipale della città di Wuhan, in Cina, ha segnalato all’Organizzazione Mondiale della Sanità un focolaio di casi di polmonite di causa ignota nella città stessa di Wuhan, nella provincia di Hubei. La maggior parte dei casi aveva un legame epidemiologico ormai accertato con il mercato all'ingrosso di frutti di mare e animali vivi di Huanan, nel sud del Paese.

Il 9 gennaio 2020, il Centro cinese per il controllo delle malattie infettive ha riferito che era stato identificato come agente causale un nuovo coronavirus, definito 2019-nCoV. Che cos'è un coronavirus? Con questo nome vengono chiamati una serie di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Il nome SARS evoca eventi drammatici accaduti nel 2003, quando questa sindrome provocò la morte di 775 persone nel mondo. La malattia fu identificata per la prima volta da un medico italiano, Carlo Urbani, che perse la vita proprio mentre stava effettuando ricerche sul virus, un vero eroe dei nostri tempi. L'epidemia di SARS era partita sempre dalla Cina, nel novembre del 2002. Al tempo, invece di prendere iniziative per controllare l'epidemia, i responsabili del governo cinese non informarono l'Organizzazione Mondiale della Sanità fino al febbraio 2003, limitando la copertura mediatica per preservare la cosiddetta “sicurezza pubblica”. Questa colpevole mancanza di trasparenza provocò ritardi negli sforzi per controllare l'epidemia, e causò critiche da parte della comunità internazionale verso il governo cinese. Quest'ultimo in seguito si scusò ufficialmente per la “lentezza iniziale” nell'affrontare l'epidemia. Un pietoso eufemismo.

Questa volta sembrerebbe che il governo cinese non voglia nascondere ciò che sta accadendo, anche perché si stanno registrando i primi casi fuori dal Paese, in Tailandia, Corea del Sud e Giappone. In un mondo globalizzato, anche le malattie vengono globalizzate, come conseguenza degli spostamenti in massa  di persone. Un dato che i fautori delle migrazioni incontrollate dovrebbero tenere in considerazione. Attualmente la probabilità di introduzione del virus in Europa è considerata bassa, anche se non può essere esclusa. 

Va quindi evitato ogni eccessivo allarmismo, pur mantenendo la guardia alzata. La situazione, assicura il Governo, è costantemente monitorata dal Ministero della Salute, che è in continuo contatto con l’OMS e l’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control), e pubblica tempestivamente ogni nuovo aggiornamento sul suo Portale. Ma la Cina è vicina: l’aeroporto di Roma Fiumicino ha tre voli diretti con Wuhan, e numerosi voli non diretti, il cui traffico di passeggeri dovrebbe aumentare in occasione dell’imminente capodanno cinese.

Si diceva che il focolaio di infezione è stato un mercato del pesce: questo nuovo coronavirus infatti sembrerebbe di origine animale, ma in grado di passare all’uomo, attraverso un contatto stretto con persone infette. I sintomi di una persona infetta da un coronavirus includono febbre, tosse, difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, l'infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte. Non esiste allo stato attuale un trattamento specifico per la malattia causata da un nuovo coronavirus. Il trattamento deve essere basato sui sintomi del paziente. Come sempre accade in questi casi, viene evocata come soluzione e rimedio assoluto la vaccinazione, ma secondo gli esperti potrebbero essere necessari anche anni per sviluppare un nuovo vaccino, quindi è inutile assediare farmacie, medici e ospedali in cerca di una panacea inesistente.

Come fare allora per proteggersi?  Attraverso le buone pratiche di igiene che oggi in pochi seguono, considerandole, insieme alla buona educazione, dei comportamenti arcaici e superati: l'igiene delle mani, ovvero lavare spesso le mani con detergenti, e delle vie respiratorie (starnutire o tossire in un fazzoletto e lavare le mani), mangiare in modo sicuro, evitando carne cruda o poco cotta, frutta o verdura non lavate e le bevande non imbottigliate. E i viaggi in Cina? Al momento si raccomanda di posticipare quelli che non sono strettamente necessari, e comunque evitare di visitare i mercati di prodotti alimentari freschi di origine animale. Allo stato attuale sono comunque necessarie maggiori informazioni per comprendere meglio le modalità di trasmissione e le manifestazioni cliniche di questo nuovo virus, sperando che le autorità cinesi siano molto più collaborative di quanto non furono con la SARS.

Intanto, anche se i mercati e gli esercizi pubblici non hanno subito nessuna restrizione, le chiese cattoliche della città di Wuhan hanno ricevuto l’ordine di sospendere le Messe. Ogni occasione è buona.