a cura di Anna Bono
  • Induismo

Continuano gli arresti di cristiani in India

Tre altri cristiani, il Pastore pentecostale Charlie John e due fratelli, Vishal e Keval Ram, sono stati arrestati in India dalla polizia di Rampur, nello stato dell’Himachal Pradesh, con l’accusa di aver convertito delle persone a forza e dando loro del denaro. Padre John e i due fratelli stavano distribuendo degli opuscoli religiosi e delle Bibbie in un villaggio quando degli estremisti indù sono sopraggiunti e hanno ordinato loro di smettere. La polizia sopraggiunta li ha arrestati. Tutti e tre si sono proclamati innocenti. Affermano di essersi limitati a offrire il materiale religioso, senza insistere se qualcuno rifiutava, di non aver convertito nessuno dei presenti, tanto meno con la forza o offrendo del denaro. Come succede in altri stati indiani, anche nell’Himachal Pradesh la legge sulla libertà religiosa viene usata come pretesto per perseguitare i cristiani, intimidirli, creare un clima di diffidenza e ostilità nei loro confronti, nonostante che la costituzione indiana garantisca la libertà di religione. Nel riportare la notizia, l’agenzia di stampa AsiaNews spiega che nel 2019 nell’Himachal Pradesh la legge sulla libertà religiosa del 2006 è stata emendata inasprendo le pene per il reato di conversione forzata. La nuova versione recita all’articolo 3: “nessuna persona convertirà o tenterà di convertire, direttamente o indirettamente, qualsiasi altra persona da una religione ad un’altra mediante l’uso della forza, di influenza indebita, di coercizione, induzione o qualsiasi altro mezzo fraudolento. I trasgressori verranno puniti con la reclusione da uno a cinque anni”.