• GOVERNO GIALLOROSSO

Conte distrae il pubblico dai suoi gravi problemi

Nella consueta conferenza stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio ha negato l’evidenza di conflitti sempre più aspri tra gli alleati di governo e, giusto per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica, ha preferito riprendere gli attacchi a Salvini

Giuseppe Conte

Nella consueta conferenza stampa di fine anno, il Presidente del Consiglio ha negato l’evidenza di conflitti sempre più aspri tra gli alleati di governo e, per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dal progressivo disgregarsi della maggioranza, ha rilanciato gli attacchi al nemico Matteo Salvini.

Giuseppe Conte ha provato in tutti i modi a rassicurare i giornalisti sulla tenuta del suo esecutivo, ma la verità è che le nubi si addensano all’orizzonte, soprattutto dopo che nel Movimento Cinque Stelle è partita la resa dei conti definitiva, testimoniata dalle dimissioni del Ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti.

C’è chi vede la regia del premier dietro le manovre dei frondisti pentastellati che vogliono indebolire Luigi Di Maio e portare in dote al premier i parlamentari e i voti del M5S. Lui, però, ha smentito seccamente le voci su un suo nuovo partito o su gruppi parlamentari con il suo nome. Non ha invece escluso di proseguire l’impegno politico. Soltanto qualche mese fa, a chi gli chiedeva se pensasse a un suo futuro in politica, aveva tagliato corto dichiarando che la sua esperienza di impegno nelle istituzioni si sarebbe conclusa con la guida di questo governo, dopo di che sarebbe tornato a fare l’avvocato e il professore universitario. Ora ha soltanto detto che non prenderà tessere di partito e non fonderà nuovi partiti, ma evidentemente se un centrosinistra unito gli chiedesse di candidarsi alle prossime elezioni politiche, fra sei mesi o fra tre anni, lui potrebbe valutare l’idea. Soprattutto se la sua figura diventasse il punto di riferimento di un progetto politico saldamente ancorato al campo progressista. Questo si intuisce dallo spirito inclusivo e costruttivo che ha mostrato durante tutta la sua conferenza stampa, preannunciando una “maratona di tre anni” per realizzare tutti i punti programmatici del Conte bis.

Intanto ha moltiplicato le poltrone, sdoppiando il Ministero dell’Istruzione, lasciato vacante da Fioramonti, in due dicasteri: la scuola, affidata a Lucia Azzolina, dirigente scolastica, Sottosegretario al Ministero dell’Istruzione in quota 5 Stelle; l’università e ricerca, delega assegnata a Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università di Napoli “Federico II”, attualmente a capo della Crui, la Conferenza dei Rettori.

Poi è tornato ad attaccare Matteo Salvini, provando perfino a dividere la Lega. Ha infatti definito “pienamente legittima sul piano democratico la Lega”, ma ha poi aggiunto che un eventuale ritorno al governo di Matteo Salvini, a causa dei suoi “strappi istituzionali”, potrebbe essere “insidiosa” per la tenuta democratica del Paese. Il leader del Carroccio ha subito replicato, parlando di “bugie del premier su immigrazione e tasse”.

Conte teme la caduta del suo governo e teme soprattutto che dopo questo esecutivo non ce ne siano altri e che si torni subito al voto, con una probabile vittoria del centrodestra. Ecco perché prova a disinnescare tutte le mine che potrebbero provocare l’esplosione dell’attuale quadro politico. Anzitutto le elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria, previste tra meno di un mese, che lui, proprio per mettere le mani avanti, ha definito importanti test locali ma senza ripercussioni sul quadro nazionale. Poi le ampie rassicurazioni su immigrazione, ex Ilva, Alitalia, Libia e altre emergenze che rischiano di affossare la maggioranza e accentuare le divisioni tra i partiti alleati. Infine le dichiarazioni evasive e interlocutorie su Banca popolare di Bari, Libia e impegni europei.

Appare dunque sempre più evidente che gennaio sarà il mese decisivo per il futuro della legislatura. E non solo per il test elettorale in due regioni chiave come Emilia Romagna e Calabria. Se le tensioni nel campo dei Cinque Stelle dovessero provocare una scissione e se il patto tra Matteo Salvini e Matteo Renzi sulla legge elettorale dovesse consolidarsi, il governo non avrebbe più i numeri e Giuseppe Conte dovrebbe richiudere in fretta il libro dei sogni che ha aperto ieri durante la conferenza stampa di fine anno. A Sergio Mattarella non resterebbe altra strada che sciogliere le Camere e consentire agli italiani di tornare alle urne.