• FERNANDEZ IN VATICANO

Comunione e aborto: assist papale al peronista abortista

Il Papa e il presidente Fernandez hanno parlato cordialmente di tutto, tranne che di aborto, che lui sta introducendo in Argentina. Santa Sede costretta alla marcia indietro: "Però ne ha parlato col segretario di Stato". L'aborto derubricato a tema secondario. E per il peronista convivente arriva anche la Comunione. 

Si è parlato di tutto, tranne che di aborto. Anzi, no, ma sì, insomma... forse. Suvvia, la Chiesa va in confusione. In Argentina il dibattito è incandescente sulla volontà del neo presidente albiceleste di depenalizzare l’aborto. Dopo la bocciatura del Senato nel 2018, l’onda dei fazzoletti verdi è tornata alla carica, complice anche le ambiguità del suo predecessore alla Casa Rosada, Mauricio Macri. E l’aborto era il convitato di pietra che aleggiava anche nel salone vaticano dove Papa Francesco ha incontrato venerdì Alberto Fernandez.

Ma nei 44 minuti di cordialità e di molti punti comuni, tra cui i temi sociali - così dicono le cronache - non c’è stato spazio alcuno per parlare di aborto, che dovrebbe stare a cuore alla Chiesa forse più di povertà e disoccupazione e che comunque sta orientando l’agenda politica nel Paese latino. Di aborto dunque, nel colloquio tra il capo di Stato e il Pontefice non si è parlato. E la macchina comunicativa vaticana lo ha ben ribadito con solerzia correggendo una gaffe che stava creando qualche grattacapo all’entourage del presidente. Quasi rimarcandolo con forza.

Fernandez infatti, subito dopo l’incontro col Papa, ha ribadito che proseguirà nel suo lavoro di dare la possibilità alle donne che lo vogliono di poter abortire legalmente.

Il fatto è che la Santa Sede in una nota aveva appena detto che nel corso dell’incontro appena svolto, si era parlato anche di “protezione della vita dal concepimento”. Fernandez ha però negato che nel corso dell’incontro si sia parlato di questo tema, definito da alcuni resoconti giornalistici “divisivo”. 

Dunque? I due hanno parlato di aborto sì o no? Qual è la versione corretta? A sciogliere il nodo è arrivato così un secondo comunicato della Sala Stampa: “Non tutti i temi citati nel comunicato sull’udienza con il presidente argentino sono stati affrontati nella stessa conversazione. Alcuni sono stati esaminati nel corso di un incontro con la Segreteria di Stato a margine dell’incontro con il Santo Padre” ha detto il direttore della Sala Stampa Vaticana, Matteo Bruni.

Tradotto: sì, si è parlato di aborto, ma non con il Papa, bensì con il cardinale Pietro Parolin. E in che termini, poi? Fernandez ha poi potuto chiudere il cerchio e - intervistato da La Nacion - dire che “Parolin mi ha manifestato la sua preoccupazione per il tema e mi ha ricordato che la posizione della Chiesa è sempre a difesa della vita dal concepimento”, aggiungendo che si è trattato di un passaggio fugace, dopo il quale si sono affrontate altre questioni. Un compitino, diciamo. Per onor di firma da parte della Santa Sede nei confronti di un presidente della Repubblica che sta introducendo l’aborto libero nel suo Paese promettendo di spazzare via anni di battaglie di piazza e parlamentari.

Al presidente peronista il passaggio Vaticano non è andato male, tutto sommato, e grazie anche a questo “incidente” chiuso in tempo e con abilità dai portavoce vaticani, ha potuto superare così l’ultimo ostacolo: quello della contrarietà della Chiesa alla legge di depenalizzazione dell'aborto. Con un'ambiguità sospetta: da un lato si ribadisce la dottrina, ma dall’altro, vedi anche questo episodio, si derubrica il tema dell’aborto a materia secondaria, da trattare con il ministro degli Esteri d’oltretevere. Alle varie ed eventuali di un bilaterale politico. 

Se non è una benedizione per Fernandez, poco ci manca. Invece non è stata una benedizione, ma un vero e proprio viatico, quello che Fernandez ha incassato pochi minuti prima di incontrarsi col Santo Padre: ha potuto fare la comunione in Vaticano. Lui, che non solo è il classico esempio di politico abortista, ma che, vivendo more uxorio con la giornalista Fabiola Yáñez, che viene definita "compagna" per distinguerla dall'ex moglie, non avrebbe le caratteristiche per poter accedere al Sacramento e nemmeno di poter vantare quella coerenza eucaristica di cui si parla in Sacramentum Caritatis (83).

Il video galeotto sta facendo il giro sui giornali di lingua spagnola e indignando i social: ritrae il neo presidente della Repubblica Argentina Alberto Fernandez nel corso di una Messa. È quella celebrata il 31 gennaio scorso in Vaticano dal Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, l’Arcivescovo Marcelo Sànchez Sorondo, anch’egli argentino.

Pochi secondi, giusto il tempo per inquadrare il presidente e la compagna fare la comunione. I due sono ritratti di spalle, ma si riconoscono bene e nessuno è intervenuto a smentire l’attribuzione. Scandalo, sacrilegio o forse solo opportunismo politico?

Sui social i commenti si sprecano, il più "dolce" è di questo tenore: "Legaliza el aborto y comulga siendo divorciado vuelto a "casar". Que vergüenza el Vaticano" (Legalizza l'aborto e si comunica nonostante sia divorziato e convivente. Che vergogna il Vaticano)

Quel che è certo è che a differenza dell’accoglienza riservata a Macri, (allora le cronache misero l'accento proprio sulla freddezza dell'incontro), qui si sottolinea l'amicizia col governo peronista. Così  Fernandez può dire di aver strappato più che una neutralità dai Sacri Palazzi, un vero e proprio assist. Da spendere subito, ad esempio il 1 marzo, quando invierà al Congresso argentino un progetto per la depenalizzazione dell’aborto. L’ultimo assalto vorace, poi anche per l’Argentina l’uccisione dei bambini diventerà un diritto. In fondo, per un obiettivo come questo, un viaggetto a Roma val bene una Messa. Peronista o no, dal Caudillo, Fernandez ha preso sicuramente l'abilità a usare la religione per i suoi scopi. Solo che stavolta la Chiesa lascia fare.