• CASO BIBBIANO

«Competente»: tra Anghinolfi e Pd un rapporto di fiducia

La responsabilità politica del Pd sul caso Bibbiano emerge anche dal rapporto di lavoro con Federica Anghinolfi, che veniva confermata come dirigente ogni due anni: assunta senza concorso e a tempo determinato, ma sempre rinnovato in virtù di una fiducia mai messa in discussione. Gli amministratori Pd citavano «i risultati raggiunti» e «l’elevata professionalità in materia di minori». Ma chi controllava? 

La notizia del licenziamento di Federica Anghinolfi e Francesco Monopoli è arrivata alla vigilia del voto in Emilia Romagna. Il messaggio che è passato è che la Sinistra voglia allontanare il campo il più possibile dai sospetti di complicità con il sistema malato di gestione degli affidi famigliari che sta orientando il dibattito politico e le elezioni regionali in Emilia che si terranno domani.

In realtà è il frutto di un lavoro disciplinare portato avanti da un ufficio esterno al Comune di Bibbiano. A comunicare la cessazione di ogni rapporto con i Servizi Sociali della Val d’Enza infatti, è stata Sylvia Kranz, responsabile del Servizio associato interprovinciale per la prevenzione e risoluzione delle patologie del rapporto di lavoro. Si tratta di un organismo sovra comunale che lavora in convenzione con 195 comuni e 12 Regioni. A darne notizia è stato il Corriere di Bologna.

La Anghinolfi dunque, considerata dalla Procura di Reggio il Deus ex machina nell’Inchiesta Angeli & demoni, e il suo vice, non potranno più lavorare a Bibbiano e la notizia della cessazione del rapporto di lavoro si va ad aggiungere alla proibizione del giudice di svolgere per un anno – almeno per la Anghinolfi - attività con i minori. In realtà la Anghinolfi aveva già terminato il suo lavoro con la Val d’Enza dato che il suo contratto formalmente era scaduto a maggio scorso, dunque un mese prima dell’esplodere della bomba Bibbiano con gli arresti, ed era stato prorogato fino a dicembre, come disse in agosto il sindaco di Cavriago alla Gazzetta di Reggio: «Non abbiamo nessuna intenzione di rinnovare il contratto alla dottoressa Federica Anghinolfi. Il suo contratto andrà a naturale scadenza e non sarà rinnovato».

Ma questa non è una notizia che giunge a caso ed è significativo che la notizia del “licenziamento” sia arrivata dopo le dichiarazioni della stessa Anghinolfi pronunciate non appena quattro giorni fa alle telecamere della trasmissione tv di Mario Giordano Fuori dal coro. La ormai ex responsabile dei Servizi sociali della Val D’Enza, che è accusata dalla Procura di vari reati per ben 50 dei 108 capi di imputazione, ha sostenuto di non aver fatto altro che eseguire ordini che le venivano impartiti dall’alto.

Un tentativo per gettare fumo negli occhi e scaricare le sue eventuali responsabilità sui vertici politici che hanno guidato l’Unione dei Comuni della Val d’Enza fino allo scoppio dell’inchiesta a giugno scorso? Può darsi. Però è significativo che la Anghinolfi abbia potuto dire quelle parole, ma di non aver ricevuto in risposta da sindaci o amministratori Pd, una netta smentita.

Comunque sia, è evidente che il tema della responsabilità politica del Pd su questa vicenda e del quale ancora si guarda bene dal farsi carico, sta emergendo sempre più insistentemente. Come ricorda Cristina Fantinati, candidata in Regione per Forza Italia, che più volte ha denunciato le stranezze del sistema Bibbiano «questa dirigente non era stata messa lì con regolare concorso pubblico, bensì su scelta diretta dei sindaci della Val d'Enza con contratto fiduciario (art.110). Ma allora qualche responsabilità se la prendano pure questi sindaci, Carletti compreso, visto che se la sono scelta loro».

Il punto è proprio questo. Come si evince dai documenti che la Nuova BQ  ha scovato e che testimoniano il rapporto fiduciario che la Anghinolfi aveva con i sindaci Pd dell’Unione. Dalle carte che la Nuova BQ ha potuto visionare, si tratta in gran parte di determine e delibere dirigenziali, si scopre quanto il sindaco di Cavriago aveva detto in agosto: la Anghinolfi aveva un contratto a tempo determinato. Vale a dire che occupava il suo ruolo in qualità di dirigente in ruolo apicale, ma di fiducia della politica che provvedeva di volta in volta a confermarla.

Precisamente ogni due anni. La Anghinolfi, a differenza di tanti assistenti sociali della Val d’Enza non era assunta a tempo indeterminato e non era arrivata a ricoprire quel ruolo a seguito di un concorso pubblico, ma era sostanzialmente di nomina politica.

Questo significa che traeva il suo contratto ogni volta da incarichi di fiducia dei sindaci dell’Unione che la incaricavano. E’ assolutamente normale che un sindaco voglia tenersi nel ruolo di dirigente una professionalità della quale si fida. E la Anghinolfi doveva riscuotere questa fiducia se è vero che il rapporto con l’Unione Val d’Enza andava avanti dal 2011.

Secondo quanto ha visto la Nuova BQ il primo incarico alla principale indiziata dello scandalo Bibbiano risale al 4 aprile 2011 giorno in cui la Anghinolfi viene assunta a tempo determinato fino all’aprile 2013, incarico poi prorogato fino al 30 settembre dello stesso anno. A ottobre la dirigente viene rinnovata fino al 30 settembre 2015. Ed è qui che troviamo il primo giudizio espresso dall’Unione dei Comuni sul suo operato. Un giudizio che doveva servire a giustificare la conferma dell’incarico e che rappresenta anche un giudizio politico sul lavoro svolto. La Anghinolfi viene assunta di nuovo senza fare il colloquio perché «risulta conosciuta da questa commissione per la grande competenza e professionalità e per aver svolto le fuznioni per lungo tempo».

Competenza, professionalità, rapporti di lunga durata. Con credenziali di questo tipo la dirigente viene riconfermata anche fino al 2017 attraverso una delibera di giunta nella quale troviamo presente anche il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, anch’egli ora coinvolto nell’inchiesta: «Valutata l’elevata professionalità acquisita con particolare riferimento alle competenze in materia di minori, evidenziate dai risultati ottenuti».

I risultati erano poi quelli che nel frattempo tanti amministratori della zona sbandieravano nei convegni presentando il modello Bibbiano come la punta di diamante dei servizi sociali emiliani. Nel 2017 la Anghinolfi riceve un rinnovo – con le stesse motivazioni encomiastiche – fino al 14 aprile 2018. Ed è poi in quell’anno che viene riconfermata a sua volta fino al maggio 2019, quando poi il suo contratto viene portato a scadenza perché nel frattempo è scoppiata l’inchiesta e la donna è stata arrestata.

Fiducia e professionalità, ma non risultano mai controlli né dubbi sul suo operato: è questa la principale responsabilità politica che il Pd dovrebbe spiegare prima ai genitori e poi ai cittadini. Chi controllava ad esempio il suo operato?