Commissione UE e terapie di conversione
La Commissione europea, tramite raccomandazione, invita gli Stati membri a vietare le terapie di conversione. Ma è un documento non vincolante.
Il Parlamento europeo aveva votato un report sulla situazione dei diritti fondamentali nell’UE. Nel paragrafo 57 si vietavano le cosiddette terapie di conversione, ossia l’accompagnamento psicologico di persone omosessuali e transessuali.
La Commissione europea ha bocciato questo paragrafo, o meglio ha prodotto solo una raccomandazione, che è un atto non vincolante per i Paesi UE. La raccomandazione verrà adottata nel 2027.
Nel comunicato stampa del 13 maggio la Commissione così scrive: «Le pratiche di conversione si basano sulla falsa convinzione che le persone LGBTIQ+ siano malate. […] La Commissione ha esaminato le possibili basi giuridiche e intende adottare una raccomandazione invitando gli Stati membri a vietare le pratiche di conversione. Ogni persona della comunità LGBTIQ+ dovrebbe poter essere sé stessa, vivere con orgoglio la propria vita, libera da violenza, discriminazioni e paura. La Commissione adotterà la raccomandazione nel 2027, impegnandosi nel frattempo a sostenere gli Stati nei loro sforzi per vietare queste pratiche dannose. Accanto alla raccomandazione, saranno proposte misure complementari.
La presidente Ursula von der Leyen ha dichiarato: "Oggi ci impegniamo ad adottare una raccomandazione agli Stati membri, esortandoli a vietare le pratiche di conversione in tutta l'UE. Non c'è posto per loro nella nostra Unione. L'UE è orgogliosa di sostenere la comunità LGBTIQ+ e ribadisce la sua visione di un'Unione dell'uguaglianza, un luogo in cui tutti possano vivere liberamente, apertamente e autenticamente"».
In breve la Commissione europea si deve mostrare pro-LGBT, ma nello stesso tempo sa che non ha ancora l’autorità per imporre questo tipo di divieti in tutta Europa.

